Live is Life. La vera storia della danza di Maradona

Diego Armando Maradona (huffingtonpost.co.uk)
Diego Armando Maradona (huffingtonpost.co.uk)

“[..] in caso contrario sarebbe pensabile una voglia e una forza di autodeterminazione, una libertà della volontà in presenza delle quali uno spirito prende commiato da ogni fede e da ogni desiderio di certezza, abituato com’è a tenersi a funi e possibilità lievi, continuando a danzare anche sull’orlo dell’abisso. Un tale spirito sarebbe lo spirito libero par excellence”.
Friedrich Nietzsche

La Gaia Scienza, aforisma 347.

Con queste parole Nietzsche prende congedo dalla tradizione filosofica precedente, cantando e celebrando l’arrivo del superuomo, colui che è in grado persino di danzare sugli abissi. Senza timori e senza paura. Un uomo definitivamente sciolto da ogni legame, un spirito libero.

Ma, è in grado di danzare sugli abissi solo chi è leggero. Ed è leggero solo chi non ha preoccupazioni, solamente chi ha fatto i conti con se stesso e si conosce completamente.
Solo chi è riuscito a raggiungere un livello mentale così elevato che non viene turbato da nulla può danzare in questo modo. È ovvio che gli abissi di Nietzsche siano una metafora, simboleggiano tutti gli ostacoli che costringono l’uomo. Per quanto riguarda la filosofia questi ostacoli sono l’etica, la metafisica, le religioni. Ma anche, e questo riguarda il nostro punto di vista, questi ostacoli sono ansie, stress, preoccupazioni che devono essere abbandonate, dimenticate.
Non è mai facile raggiungere un livello tale. Essere assolutamente liberi, essere completamente se stessi è un lavoro lungo, estenuante. Ma talvolta qualcuno ci riesce, e quando succede nello sport è più facile che molti se ne accorgano. Se poi succede al più forte calciatore di sempre durante il riscaldamento prima del ritorno della semifinale di coppa Uefa contro il Bayern Monaco allora tutto ciò assume un significato estremamente importante.

Sì perché non a caso abbiamo scelto la citazione di Nietzsche. Maradona, prima di quella partita, mentre compagni e avversari si stavano scaldando, danzava palleggiando in campo sulle note di Live is Life degli Opus.
Quello che successe quella sera del 19 Aprile di 26 anni fa è sempre passato in secondo piano; nessuno hai mai speso più di qualche secondo per analizzare l’accaduto. Di Maradona si è sempre parlato per i suoi goal, per la “mano de dios”, per la cocaina. Perché allora quel ballo? Cosa ha veramente significato?

E’ la partita storicamente più importante del Napoli. Aveva vinto in casa 2-0 e di fatto, si giocava la stagione. Il suo uomo più rappresentativo sta ballando a pochi minuti dal calcio di inizio.
Maradona racconterà che lo aveva fatto per far vedere al “palleggiatore ufficiale” (uno degli esibizionisti che intrattenevano il pubblico prima delle partite) di essere più bravo di lui. Ma non è solo questo.
Era anche il suo modo di sciogliere la tensione. Era il suo modo di prepararsi alla partita. Ma c’è ancora di più. Quella danza fu un gesto altruistico, era la tensione dei compagni che Diego intendeva sciogliere, in alcune stupende interviste a Gianni Minà l’ex pibe de oro lo spiega perfettamente. “Quello è stato il mio modo di dire ai miei compagni: eccomi! Io sono qua…Io sono qua!”
E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Era esattamente come se fossero tutti in allenamento, come se fosse la partitella del lunedì sera con gli amici del pub.
Il fatto che stesse ballando non significa affatto che non fosse concentrato sulla partita, che fosse altrove con la mente ma l’opposto. Sembrava che gridasse ai compagni: “guardatemi. Stiamo giocando la partita più importante e non ho paura!”.

Essere concentrati non vuol dire essere seri e zitti. Non vuol dire stare a testa bassa e guardarsi i piedi. Essere concentrati è uno stato mentale e non ha nulla a che fare con il corpo. Avrebbe potuto giocare a carte con i massaggiatori e sarebbe stata la stessa cosa. Troppo spesso si confondono concentrazione e serietà. Ma spesso la serietà è sintomo di inquietudine, di preoccupazione. E nondimeno, si corre anche il rischio di non essere concentrati e di manifestarlo apertamente; ma se ho la mente sgombra, e pronta, posso fare qualsiasi cosa. Posso parlare con i miei compagni di ciò che abbiamo fatto il venerdì sera fino ad un attimo prima del fischio di inizio. Ma è un livello mentale che richiede moltissimo allenamento.
Maradona ballava perché l’ansia della partita non lo toccava. Gli scivolava addosso. È un atteggiamento tutto zen: “guardate cosa so fare! Sono qui, nell’hic et nunc prima della partita e sono completamente me stesso. Ho lasciato fuori tutto.”

Se si vuole proprio dire chi fu Diego Armando Maradona, allora è guardando il video di quel riscaldamento che è possibile farlo. Più dei gol, più dei dribbling, più del suo piede sinistro, Maradona è stato quella danza.

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