Lo sport fa davvero così bene?

Che lo sport faccia bene lo sanno tutti. I medici consigliano la pratica sportiva a chi ha la pressione un po’ alta, i nutrizionisti inseriscono l’attività fisica come parte integrante del programma nutrizionale, gli psicologi consigliano attività motoria a chi è particolarmente stressato.  Insomma, esiste un comprovato legame tra regolare attività fisica e  benessere psicologico e ha dichiararlo è  l’Istituto Americano Nazionale di Salute Mentale (1992) così come l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Numerose ricerche (Dimeo et al.,2001; Blumenthal et al. 2007) infatti dimostrano l’efficacia dell’attività sportiva in persone che soffrono di depressione: 30 minuti di camminata per dieci giorni consecutivi sono sufficienti per produrre una riduzione statisticamente significativa dei sintomi depressivi, e l’efficacia aumenta se l’attività fisica è condotta in gruppo. Troppo stressati dal lavoro? Bastano 10 minuti al giorno di esercizi per ottenere effetti ansiolitici (McAuley et al., 1996). Infine quando si fa sport si sperimentano emozioni positive e una generale euforia, come mai? Il corpo impegnato in attività sportiva produce dopamina (l’ormone implicato nella sensazione del piacere), le beta-endorfine (ormoni della famiglia degli oppiacei che danno effetto simile all’eroina e alla morfina) e la serotonina (il famoso ormone del buonumore). Oltre a queste ragioni puramente organiche, lo sport è uno strumento attraverso cui, molte persone, rispondono al bisogno di autorealizzazione (Maslow, 1954), ovvero si sentono realizzate in un’attività che dica qualcosa delle loro abilità e doti.

Queste stesse ragioni che spiegano il perchè lo sport faccia così bene, sono la stessa causa del risvolto della medaglia: a volte lo sport viene vissuto in maniera così totalizzante da interferire con tutti gli altri aspetti della vita quotidiana diventando una vera e propria forma di ossessione. Si parla infatti di “sindrome da sport compulsivo” o “sport addiction“. Di cosa si tratta? Innanzitutto gli individui “sport-dipendenti” praticano sport non tanto per forti motivazioni intrinseche, quanto per motivi estrinseci legati all’immagine di sè e all’apparire. Queste persone si caratterizzano per un atteggiamento molto rigido nei confronti della pratica sportiva, preferiscono allenarsi da solo per paura che gli altri possano interferenze con la tabella di allenamento e la qualità della sessione, spesso mostrano sintomi di astinenza, insonnia, nervosismo e presentano disturbi nel comportamento alimentare. Le cause? Da ricercare in tensioni al perfezionismo, a scarsa autostima piuttosto che in tentativi di controllo di un disagio interiore. In questi casi lo sport non è più fonte di benessere ma diventa strumento di malessere. Lo psicologo dello sport è il professionista di riferimento in questi casi per aiutare la persona a ridimensionare il proprio sè investendolo di nuovi significati alla ricerca di un equilibrio psico-fisico che permetta alla persona di tornare a conquistare quel sano benessere di cui lo sport si fa portatore!

Il nostro consiglio è: Sport si, nella giusta misura, con la giusta testa e con obiettivi adeguati!

Mentesport

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