Lo sport giovanile tra abbandono e persistenza

Abbandono sportivo

Come molti di voi sapranno, questo week end si è tenuto a Rovereto il XX Congresso dell’Associazione Italiana Psicologia dello Sport (AIPS). Da venerdì fino a domenica sera, psicologi, allenatori ed appassionati hanno potuto scambiarsi idee, provare strumenti e confrontare le proprie esperienze.

dati ISTAT
Dati Istat “La vita quotidiana – Attività fisica” Anno 2011

Dei tanti temi toccati, alcuni sono emersi per interesse ed attualità, tra cui quello dello sport giovanile: non è una novità, infatti, che in Italia la percentuale di abbandono sportivo (drop out) sia particolarmente alta, maggiore in ogni caso rispetto a molti altri paesi europei. Se è vero che stiamo diventando sempre più sedentari, come possiamo fare per invertire il trend? Quali azioni intraprendere? Su cosa fare leva e con chi? Noi riteniamo che la risposta non possa che emergere da un’attenta analisi della situazione reale, osservandola “sul campo” in tutte le sue dinamiche e controversie.

Presentazione Ricerca Drop out
Alcuni risultati dello studio pilota

Durante il congresso, quindi, abbiamo presentato uno studio pilota volto ad indagare quali fattori possano influenzare l’abbandono sportivo. Premettendo che per abbandono sportivo si intende la scelta di non praticare più nessun tipo di sport, dai primi dati è emerso come vi siano numerosi fattori ad influire sul drop out. Motivazione, ansia, senso di responsabilità, il rapporto con i famigliari, con gli allenatori e con i compagni di squadra sono solo alcuni degli aspetti che influiscono sulla decisione del giovane atleta di persistere o abbandonare lo sport.

Senza voler giungere a conclusioni prima ancora di aver terminato la ricerca, ci sentiamo però di stimolare l’attenzione su certi elementi. Se un ragazzo o una ragazza smettono completamente di fare sport, non possiamo ritenere che le loro scelte siano casuali! Il vissuto emotivo, le relazioni (siano esse con i familiari, gli amici, etc.), le percezioni e quant’altro influiscono e determinano le scelte di ognuno di noi, e non fa eccezione il fenomeno del drop out.

Citando l’intervento di apertura del Congresso ad opera della dott.ssa Francesca Vitali, “spesso lavorare con i bambini viene percepito come squalificante, ma non è affatto così”. Chi si occupa di psicologia dello sport, e di sport in generale, dovrebbe tenerlo bene in mente, ricordandosi che l’inattività fisica uccide quanto il fumo e prevenirla è un nostro dovere.

Aspettando di poter pubblicare i dati dello studio completo, ci auguriamo che ognuno di noi possa fare molta più attenzione a quei fattori che sono bene in grado di predire l’effettiva persistenza o meno dei giovani atleti.

Ment&Sport

Per maggiori informazioni: info@mentesport.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *