Lo sport strumento politico

(101greatgoals.com)
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La vetrina ideale maggiormente sfruttata da quelle nazioni, uomini di potere, personaggi mediatici che gli permise di mostrare forza, potere, di rappresentare la loro egemonia o più semplicemente di comunicare un messaggio, è senza dubbio lo Sport. Senza stare a scomodare i Giochi dell’Antica Roma, dove la valenza sociale e politica dello Sport poteva dire la sua, il Secolo Scorso è costellato da episodi significativi.

Getulio Vargas, uomo al potere brasiliano tra gli anni ’30 e ’50, memore del Mondiale organizzato da Mussolini e vinto dall’Italia nel ’34 e delle Olimpiadi organizzate da Hitler nel ’38, vollè sviluppare anche lui un torneo che potesse consolidare la sua figura. L’idea piacque, e fu così che venne costruito il Maracanà, uno stadio immenso che avrebbe ospitato nel 1950 i Mondiali organizzati in Brasile. Ma non vinsero quel Mondiale, subendo l’onta della sconfitta in finale dagli accerrimi rivali dell’Uruguay.  Per questo motivo le elezioni democratiche di quell’anno furono perse proprio dalla giunta che aveva messo in atto l’idea rubata a Vargas, il quale trovandosi all’opposizione, stravinse legittimando la sua figura politica che precedentemente era dittatoriale.

Due sono gli episodi da segnalare che dimostrano come lo sport possa essere la chiave decisiva per il riavvicinamento tra paesi agli antipodi: Henry Kissinger, politico americano, tifoso juventino e grande amico di Gianni Agnelli, comprese fin da subito le potenzialità diplomatiche dello sport, e nel 1969 fu uno dei promotori di una partita di Ping Pong tra Americani e Cinesi che ebbe luogo nella Cina Popolare di Mao Tse-Tung. L’amicizia tra Chuang Tse-tung e Glenn Cowan fu l’anticamera per la prima visita di un presidente americano, Richard Nixon, sul suolo cinese. L’amicizia tra Dennis Rodman, compagno di squadra di Michael Jordan nei Chicago Bulls e Kim Jong-un, leader della Corea del Nord, potrebbe avere per esempio degli esiti sorprendenti: è attualmente l’unico americano che ha rapporti con questo paese e non sarebbe impossibile che questa amicizia possa allacciare rapporti diplomatici con Barack Obama.

La partita di Rugby del 24 giugno 1995 allo Stadio Ellis Park di Johannesburg in Sudafrica, dove si giocava la finale dei mondiali di rugby tra i padroni di casa e gli All Blacks, fu considerato il giorno storico dell’unificazione di un’intera nazione, una pagina di sport meravigliosa: Afrikaans e bianchi insieme a tifare la propria nazionale, capeggiati dall’ allora presidente Nelson Mandela. tuttora considerato un simbolo di pace e unione. Quella finale la vinsero: il Presidente Mandela andò a complimentarsi con la squadra: “Grazie per quello che avete fatto per il Sud Africa”. “Presidente, è niente rispetto a quello che ha fatto Lei per il Sud Africa”.

Un altro fatto a sostegno è sicuramente la storia di Ilunga Mwepu, giocatore dello Zambia ai Mondiali del ’74 in Germania e recentemente scomparso. Dopo la sconfitta con la Scozia e l’umiliazione patita nel match contro la Jugoslavia, perso per 9 a 0, il generale Mobutu che vide in questa competizione un saldo veicolo di propaganda pensò che ulteriori figuracce avrebbero potuto compromettere la sua figura. Anni dopo i giocatori racconteranno che prima dell’ultima partita del girone contro il Brasile, gli emissari del generale intimarono i giocatori di non subire più di tre gol, pena la vita loro e delle loro famiglie. Quella partita non doveva finire più di 3-0. E fu così. Subito dopo il terzo gol il Brasile ebbe l’opportunità di battere un calcio di punizione dal limite dell’area. Rivelino sistema la palla e aspetta il fischio dell’arbitro. L’arbitro fischia, succede qualcosa di incredibile. Un giocatore si sgancia dalla barriera correndo ferocemente verso la palla e la scaraventa il più lontano possibile. Per anni tutti ridacchiarono vedendo quelle immagini, pensando di vedere un giocatore che non conoscesse le regole. In realtà Ilunga Mwepu mostrò tutta la sua paura, orgoglio, istinto e terrore all’idea di non rivedere più i suoi cari. I giocatori anche se non più graditi in patria, si salvarono.

Sono solo alcuni piccoli esempi di come lo Sport nel bene o nel male abbia segnato e segna la vita di milioni di uomini e donne. E’ protagonista, è parte integrante della Nostra storia.

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