Ebbene sì, per quanto possa suonare strano, l’antico e conosciuto gioco degli scacchi è una disciplina sportiva riconosciuta ufficialmente dal CONI. 

Come gli altri sport, dispone di un suo regolamento e di vere e proprie Olimpiadi, che la sua Federazione (FIDE) ha istituito nel 1927 e che si disputano dal 1950 con una cadenza stabile ogni due anni.

La domanda, però, sorge a tutti spontanea: com’è possibile che un’attività che si discosta così notevolmente dagli sport tradizionali in quanto non prevede, almeno apparentemente, alcuno sforzo fisico, possa essere definita uno sport a tutti gli effetti? In che modo attività fisica e mentale si fondono per dare vita a quello che fino a poco tempo fa nell’immaginario comune era “un semplice gioco (se non addirittura un passatempo) per tutte le età”?

Gli scacchi stimolano una serie di dinamiche psico-emotive che hanno effetti sul cervello, motivo per cui sono un gioco che stimola, allena e sviluppa le capacità della mente.

In primo luogo, per poter giocare è necessario elaborare efficaci strategie e tattiche per decidere la mossa da compiere e per raggiungere l’obiettivo finale dello scacco matto. Questo continuo processo di elaborazione cognitiva mantiene la mente concentrata e sotto pressione; si tratta, però, di una pressione positiva e benefica che, se ben gestita, allena il giocatore a ­­pensare in maniera efficace e intelligente e lo abitua a sostenere la tensione legata alla partita.

Inoltre, è stato dimostrato da studi neuropsicologici che gli scacchi sviluppano l’intelligenza in cinque sue forme:

  • pratica, che consente di effettuare le mosse
  • analitica, per elaborare la strategia vincente e prefigurarsi le mosse future
  • creativa, per trovare soluzioni originali e prevedere le mosse dell’avversario
  • sociale, che permette, tra le altre cose, il rispetto delle regole
  • emotiva, fondamentale per rimanere concentrati, calmi, in una situazione di alto controllo percepito e tenere sotto controllo l’ansia da prestazione.

Sul piano psicologico, quindi, gli scacchi sono un ottimo esercizio che potenzia e sviluppa le capacità mentali, in grado di stimolare le abilità di problem solving, di promuovere il senso agonistico della sfida e la motivazione a migliorare le proprie performance.

Questi pochi elementi sono già sufficienti per rendersi conto di quanto gli scacchi richiedano effettivamente le stesse abilità che, normalmente, si associano agli altri sport di natura agonistica.

Per quanto riguarda la componente fisica, l’esperienza riportata dai campioni di scacchi unita ai risultati di alcuni studi dimostra che esiste una correlazione positiva tra buona forma fisica e corretta alimentazione dei giocatori e prestazione degli stessi. La capacità di gestire al meglio le energie, di saperle recuperare, ma anche di rimanere concentrati e attenti durante una partita, è qualcosa che si allena, anche e soprattutto con l’esercizio fisico.

Infine, è importante considerare l’aspetto sociale e aggregativo degli scacchi, elemento che li legittima ancora di più ad essere riconosciuti come uno sport. Come ogni altro sport, infatti, anche gli scacchi promuovono l’inclusione sociale, divenendo spazi di incontro e divertimento che uniscono età, culture, lingue e caratteristiche fisiche differenti.

Per concludere, capiamo ora meglio perché il gioco degli scacchi sia una disciplina sportiva e quanto sia alto il suo potenziale in quanto tale. Contro ogni aspettativa, un gioco individuale e fisicamente statico, oltre a sviluppare componenti mentali di necessaria importanza per la vita, si rivela anche portatore di competenze sociali utili in situazioni di gruppo.

 

 

 

 

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