L’orienteering: lo sport che fa muovere gambe e cervello!

L’orienteering è una disciplina sportiva e consiste in una sorta di “caccia al tesoro”: il concorrente, munito di bussola e carta topografica, deve transitare per una serie di punti di controllo, chiamati “lanterne”, seguendo il percorso che ritiene essere il migliore. Vince la gara colui che impiega il minor tempo a svolgere l’intero percorso.

L’orienteering viene anche chiamato lo sport dei boschi perchè esso si pratica soprattutto nei boschi, a stretto contatto con la natura, ma anche nei parchi e nelle città. L’orienteering non mantiene attivi solo fisicamente ma anche mentalmente, poichè il concorrente è costantemente chiamato ad interpretare la cartina e la sua simbologia, a fare scelte di percorso, a monitorare i propri spostamenti nel bosco…. insomma il cervello non è mai fermo!

Grazie a queste due importanti componenti, l’orienteering è uno sport che appare particolarmente formativo per i bambini (dagli 8 anni in sù) e per i ragazzi. Esso infatti stimola una serie di competenze e abilità fondamentali per un sano percorso di crescita e di sviluppo:

–       Le capacità cognitive. Il bambino è chiamato a leggere e interpretare una cartina con una simbologia particolare e comprendere che i simboli sono strumenti attraverso cui poter rappresentare la realtà; la capacità di astrazione attraverso il costante confronto carta-realtà che l’orienteering richiede; la capacità di problem solving nel momento in cui bisogna scegliere la strada migliore per raggiungere il punto successivo e i processi di presa di decisione continuamente sollecitati durante un percorso di orienteering;

–       La percezione dello spazio e il controllo della propria posizione nello spazio. Queste due componenti inoltre sollecitano lo sviluppo dello schema corporeo del bambino

–       La capacità di concentrazione e attenzione, oggi più che mai deboli nei bambini. L’orienteering richiede infatti alta concentrazione pena l’errore, ovvero sbagliare la strada da percorrere

–       L’autonomia e la fiducia in sè stessi: il bambino è chiamato a fare scelte individuali e muoversi in uno spazio sulla base delle sue scelte e decisioni. Il trovare la lanterna rappresenta un feedback positivo immediato circa la sua capacità di essere in grado di fare da solo qualcosa. L’orienteering stimola perciò l’autoefficacia percepita assolutamente fondamentale per una sana e forte crescita psicologica del bambino .

–       Imparare dagli errori: capita a volte di commettere errori mentre si svolge un percorso di orienteering, ovvero può accadere di sbagliare strada o non sapere più dove ci si trovi. In questi casi è necessario riflettere sull’errore compiuto, capire dove si è sbagliato, ritornare sui propri passi o ricollocarsi nuovamente sulla cartina in base alla nuova posizione. Anche in questo sport, come in molti altri, l’errore diventa un’importante strumento di crescita e di presa di consapevolezza dei propri limiti e capacità.

Si ricorda che i bambini non vengono lasciati da soli nel bosco: il primo approccio con l’orientering avviene con l’aiuto e l’accompagnamento dei genitori, di istruttori o di praticanti esperti di questo sport.

Se volete approfondire l’argomento vi consigliamo questo interessante sito sull’orienteering, appositamente pensato per chi non conosce questa disciplina oppure vuole provare a partecipare a qualche gara (in ogni competizione infatti vi è una categoria appositamente pensata per chi non conosce questo sport o è alle prime armi): www.orienteering-lombardia.it

MenteSport

Per maggiori informazioni: info@mentesport.net

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