Ma l’allenatore che responsabilità ha?

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L’atleta deve saper bene come affrontare la competizione, in particolare argomenti quali lo stress, la visualizzazione, gli obiettivi, il controllo dell’attenzione o la gestione della fatica. Ma ricordiamoci che non è in un mondo a se stante isolato da tutti gli altri! Oltre ad avere dei genitori che possono influire sulla vita sportiva, questi atleti hanno anche degli allenatori!

Ebbene questo articolo vuole affrontare e approfondire il ruolo dell’allenatore nello sport. Troppo spesso viene data la colpa di qualsiasi situazione problematica o alla famiglia dell’atleta oppure all’atleta stesso, facendolo sentire a volte fuori luogo e in colpa. Ad esempio, se un bambino prima di una partita è troppo ansioso nella maggior parte dei casi si pensa che è lui ad avere problemi di ansia e magari chi sta intorno a lui arriva a pensare che non è nemmeno adatto a fare uno sport agonistico. Questo bambino può essere che, invece, abbia un padre e una madre che si arrabbiano se non VINCE o se non fa gol/canestro/punto e manifestano la propria rabbia in maniera non proprio educativa per il proprio figlio (ovviamente in buona fede).

Ma i genitori non sono gli unici ad avere delle responsabilità e delle influenze sugli atleti, a volte invece quest’ansia potrebbe arrivare dagli allenatori stessi.

Ebbene sì, in questo articolo affronteremo il ruolo dell’allenatore nello sport e le influenze sui suoi atleti. Troppo spesso gli allenatori sono i primi ad accusare i genitori di essere troppo ansiosi o di pretendere troppo dai propri figli, ed a volte questo è vero. Però capita che questi allenatori usano la figura del genitore per giustificare qualsiasi comportamento dell’atleta, quando invece dovrebbero fare loro, per primi, un esame del proprio agire per individuare gli sbagli commessi e correggere il comportamento in corsa.

Molte ricerche hanno indagato il ruolo dell’allenatore nella vita degli sportivi. Esiste un clima motivazionale percepito dagli atleti, ed esso è il risultato dei comportamenti e degli atteggiamenti degli adulti significativi in quel contesto. Sono stati individuati due climi principali creati dagli allenatori che influiscono in maniera diversa sugli atleti.

Il clima orientato sulla competenza si traduce in un allenatore che è attento al contributo del singolo, che attua dei programmi di allenamento in base alle capacità dell’atleta, che sottolinea i progressi e l’impegno.

Il clima orientato sulla prestazione si traduce in un allenatore che pone l’attenzione alla competizione, quindi rimprovera (troppo spesso) per una prestazione scadente, pone maggior attenzione agli atleti migliori e ciò può portare anche al conflitto, spesso silente, all’interno della stessa squadra/gruppo.

Le ricerche hanno mostrato che il clima orientato sulla prestazione provoca negli atleti maggiore ansia, minor autonomia e motivazione o comunque data solo da incentivi esterni (la coppa, la vittoria).

Con questo articolo non si vuole dare tutta la colpa agli allenatori ma si vuole sottolineare il fatto che l’atleta è all’interno di un sistema, e ogni parte di esso influenza i suoi comportamenti ed atteggiamenti.Di fronte a un problema, quindi, prima di trovare il “colpevole” bisognerebbe fare tutti un “esame di coscienza” per trovare la soluzione migliore per l’atleta, non in base a motivazioni egoistiche.

Per concludere, quindi, vorremmo sottolineare il fatto che il genitore deve fare il genitore e l’allenatore deve fare il tecnico, ma il genitore può verificare che l’allenatore crei un clima orientato alla competenza e non alla prestazione!

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