Filippo Magnini e Michele Santucci sono squalificati per quattro anni.

Filippo Magnini, Re Magno, stiamo parlando di un campione che ha fatto la storia dello sport e del nuoto in particolare, di un bicampione del mondo. Il processo ha fatto scandalo nell’immediato e farà sicuramente molto discutere nei prossimi giorni. Ha preso le mosse dalla giustizia ordinaria, i capi di imputazione, le violazioni contestate a Magnini e all’ex compagno di squadra Santucci sono state tre: il consumo o il tentato consumo di sostanze dopanti, la somministrazione o la tentata somministrazione di sostanze vietate e il favoreggiamento, emessi lo scorso giugno. La giustizia ordinaria viaggia su un binario parallelo rispetto a quella sportiva; nella prima è la pubblica accusa a dover mostrare la colpevolezza dell’imputato, nella giustizia sportiva è invece l’imputato che deve dimostrare la sua innocenza. La procura sportiva ha chiesto di visionare tutto il materiale e la documentazione, si è molto discusso su delle intercettazioni: secondo il PM si tratta di un codice, di linguaggio occulto ideato per mascherare l’uso di sostanze proibite; d’altra parte per l’inchiesta, invece, queste parole sarebbero state innocue.
Filippo Magnini parla di decisione già scritta, si aspettava la squalifica, anche perché l’accusa aveva chiesto otto anni (per un nuotatore sarebbe stato quasi come richiedere la radiazione); è una batosta, inutile definirla diversamente, farà parlare tutto il mondo del nuoto. Magnini è tra i più importanti nuotatori, vincitore del titolo ad Atene e del mondiale nel 2005 e 2007. L’ex nuotatore non nasconde la rabbia parlando della sentenza che lo proclama colpevole.

La squalifica a decorrenza dal 6 novembre e si estinguerà, salvo eventuale rivisitazione in appello, il 5 novembre 2022.

La condanna è relativa alla violazione dell’articolo 2.2 (uso o tentato uso di sostanze dopanti) delle norme sportive antidoping Wada. Sono decaduti invece gli altri due capi d’accusa, ovvero gli articoli 2.8 e 2.9 relativi al favoreggiamento e alla somministrazione di sostanze; la stessa condanna, come già detto, è toccata all’ex compagno di nazionale Michele Santucci.

Magnini, arrabbiato e deluso dalla giustizia sportiva che non vuole più nemmeno chiamare così, ha detto di aver reso sua la frase che ha utilizzato Cristiano Ronaldo riguardo le accuse di stupro che gli sono state rivolte: Sono un esempio nello sport, e Magnini sa di esserlo anche lui. Quando gli è stato domandato – perché è successo? –  ha risposto così: Ho pensato di tutto, che il mio movimento «I’m doping free» possa aver dato fastidio a qualcuno, che io potessi essere una pedina per colpire qualcuno più importante. Ci sono dei punti saldi: Io e Santucci non ci siamo mai dopati, tutti i nostri controlli sono sempre stati a posto, è venuto fuori che non abbiamo mai chiesto né pagato per delle sostanze. Il mio nome non è mai stato fatto, ma di cosa stiamo parlando? Forse è tutto uno schema anche se mi domando il motivo. Non è un pregiudizio, ma una persecuzione.

La Federnuoto chiede il massimo rispetto per i due atleti

La Federnuoto esprime fiducia negli organi adatti a prevenire, combattere e punire il doping. Dal momento che il percorso giudiziale che vede chiamati in causa i due atleti ha espresso solo il primo verdetto e potrebbe proseguire, la federazione ha parlato di massimo rispetto, auspicando che i due atleti riescano a provare la loro innocenza ed estraneità alla vicenda. La Federnuoto ha ribadito come Filippo Magnini sia stato, nel corso di una lunga e prodigiosa carriera, un esempio per tutta la mobilitazione antidoping, nonché personaggio simbolo dello sport italiano.

È stato ribadito l’impegno della Federazione Italiana di nuoto per la tutela dello sport pulito e per la trasmissione di principi di lealtà, condivisione e integrazione nella nostra nazione che conta oltre 5.000.000 praticanti.

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