“Mamma mia Belinelli!”

Marco Belinelli. Il nostro portabandiera italiano nel basket che conta. In occasione del suo compleanno (ieri ha compiuto 29 anni), ho pensato di raccontarvi brevemente la sua carriera incredibile.

A sedici anni Marco esordisce in serie A con la Virtus Kinder Bologna. Ha giá le capacitá per sfondare e col passare del tempo lo dimostrerá. Quando la Virtus fallisce nel 2001 Marco cambia fazione bolognese, e va a giocare nella Fortitudo. Qui passo dopo passo si guadagna il suo posto fino ad arrivare a prendere le vesti di capitano, allora Gianluca Basile. Dopo i due scudetti vinti dalla Fortitudo Belinelli, diventato capitano, tenta l’impresa, purtroppo fallendo.

Ma la ruota non smette di girare per Marco, infatti dopo i mondiali del 2006 e soprattutto dopo la partita contro gli Stati Uniti gli scout americani vedono in Belinelli una possibilità per la N.B.A.

Infatti più tardi si unisce ai Golden State Warriors di San Francisco nel 2007.

La prima impressione positiva la dà nella Summer Legue facendo 38 punti. Un inizio davvero notevole.

Ma la squadra non era troppo incline a far integrare Belinelli, e il mister, Don Nelson, era famoso per la poca pazienza con le “matricole”.

Anche se poco integrato e con poca presenza durante le partite Marco non demorde e continua la sua strada. L’anno dopo viene chiamato dai Toronto Raptors, squadra di Maurizio Gherardini, il quale ha grosse aspettative nei confronti di Marco, ma questo peró passa la maggior parte del suo tempo in panchina. In un momento di dubbi e confusione Marco non abbandona il suo sogno e l’anno seguente si trasferisce nei New Orleans Hornets. Qui instaura un ottimo rapporto con Chris Paul, e finalmente riesce a dimostrare di che pasta è fatto.

Durante il periodo del lockout Marco sente il suo vecchio allenatore, Marco Sanguettoli, per lavorare insieme a lui su due aspetti, la mano sinistra debole e la coordinazione sul tiro. Con questi miglioramenti Marco torna in america giocando una stagione davvero ottima. Da qui sembra tutto in discesa, cominciamo a vedere cos’é davvero un campione. Marco  sta diventando un giocatore importante: decisivo e costante sul campo.

Sbarcato alla corte dei San Antonio Spurs mette in atto tutte le sue capacità e sacrifici in allenamento: insieme a Tim Duncan e Manu Ginobili e a forza di bombe da tre (ricordiamo che l’anno scorso Marco ha vinto la gara dei tiri da tre agli All Star Game), contribuisce alla vittoria di un anello inaspettato, il primo per un italiano.

È bello appassionarsi a queste vicende sportive, perché si può vedere come questi campioni partendo da zero e dovendo fare appello solo ed esclusivamente alle proprie capacità (Durante l’intervista dopo la finale vinta, Marco in lacrime disse:”Nessuno credeva in me! Nessuno!”), possano raggiungere risultati incredibili!

É qui che si capisce chi davvero ha un futuro. Puoi essere davvero eccellente nella tua disciplina, ma vince e va avanti chi non demorde, chi dopo le sconfitte si rialza, chi non è considerato ma va comunque avanti, ed é questo che ha fatto Marco.

 

 

 

 

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