Más que un jugador!

Il 5 febbraio è la trentesima soffiata di candeline per quello che attualmente è il più completo giocatore del mondo.
Con 4 parole e 6 cifre possiamo descrivere i suoi ultimi 6 anni di carriera, e non aggiungere nulla di più: 253 partite, 260 gol.

Servono ancora parole? Già di per sè parlare di CR 7 comporta un serie di difficoltà. La più ovvia è perdersi in banalità e frasi fatte, ma, d’altro canto, un pò di retorica è necessaria quando si parla di un uomo del genere.
Appositamente è stata scelta il termine “uomo” e non “calciatore”, perchè Cristiano è decisamente più di un calciatore.
I numeri sono incredibili, e se volessimo elencare tutti i risultati conseguiti dovremmo scrivere tre articoli. Dalla prima Supercoppa di Portogallo (2002) ha vinto 18 trofei di squadra, l’ultimo cronologicamente parlando è la Supercoppa Europea con il Real (2014), più i 3 palloni d’oro e il Fifa World Player del 2008.
Ma a parte questo, ciò che colpisce è il continuo processo di miglioramento al quale questo fuoriclasse si sottopone. E’ diventata ormai famosa la dichiarazione di Jesè Rodriguez: “Ricordo la prima volta che andai all’allenamento del Real Madrid. Andai là due ore prima dell’inizio per impressionare positivamente il mio allenatore, ma quando arrivai, vidi Cristiano Ronaldo che si stava già allenando”. Questo potrebbe bastare.

E’ sotto gli occhi di tutti, anche di coloro i quali seguono solo saltuariamente la Liga grazie a quel benedettissimo canale che si chiama “Fox Sports”: Cr 7 continua a crescere. Da ala ai tempi del Manchester è diventato attaccante, ma poi non è nemmeno attaccante perchè in campo gioca ovunque. Segna, ovviamente, ma lo vedi rincorrere avversari fino sulla propria riga di fondo. Sapesse anche volare, sarebbe completo.

Ed è proprio qui che sta il punto. Consapevole di aver ricevuto un dono, non ha fatto altro che coltivarlo, diventando il migliore. E non si diventa il migliore per caso.
Allenamento continuo, impegno costante, attenzione al massimo. Questo è vero rispetto per se stessi, e totale coscienza di sè. So che sono bravo a giocare a pallone? Ebbene, la mia vita sarà dedicata ad esso.
Questo gli ha permesso di affermarsi a livello mondiale, ma non solo sul rettangolo verde.
Molto numerose sono le sue iniziative benefiche, si è da subito preso cura della sua famiglia dopo la morte del padre alcolista ( Cristiano aveva 14 anni). Si è preso cura anche del fratello Hugo quando aveva iniziato a drogarsi, e si è preso ancora cura di lui quando ricadde nel tunnel.
Recentemente si è offerto di pagare le spese di una costosissima operazione per un bambino, la cui famiglia aveva chiesto al Real Madrid la sua maglietta per venderla all’asta.

Ovviamente, non stiamo dicendo che solo lui nell’universo dei calciatori si prodiga in queste iniziative, ma il fatto che lo faccia è segno del fatto che ha totale consapevolezza del proprio ruolo. Perchè il calcio di questi tempi è decisamente più che uno sport, i grandi calciatori diventano veri e proprio modelli di comportamento. Idoli che i ragazzi guardano, che imitano, che amano.
Per questo CR 7 è più che un calciatore, è l’esempio di che cosa voglia dire non sprecare il proprio talento, è l’esempio che comunque, si può sempre migliorare, che il limite che diamo alle nostre possibilità può essere spostato sempre un pochino più in là.

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