Meno soldi pubblici al calcio. E si scatena la polemica.

Cala il sipario sulla lunga stagione dei privilegi riservati al calcio. Lo sport numero uno in Italia è la vittima illustre della spending review attuata dal Coni che ha da poco annunciato le nuove linee guida per la suddivisione del finanziamento pubblico.

Viene abolita la legge del 2005, che destinava alla FIGC almeno il 18% di tutti i contributi statali in modo automatico. D’ora in poi, invece, i soldi pubblici verrano spartiti tra le singole federazioni in base a un “criterio di produttività e di risultati ottenuti.”

I nuovi parametri danno un maggiore peso alla preparazione olimpica e alle medaglie ottenute nella competizione a cinque cerchi.

Un principio, secondo alcuni votato alla meritocrazia, che dovrebbe andare a premiare gli sport cosiddetti minori. Ad uscire vincitori da questo round di ridistribuzioni sono stati il nuoto e l’atletica che si portano a casa un milione extra a testa.

Per le finanze della federazione calcistica, invece, si tratta di una vera e propria stangata. Si passa dagli oltre 62 milioni di contributi annui ricevuti finora ad una cifra vicina a 40 milioni di euro. Un taglio drastico e senza precedenti che, a detta dei dirigenti FIGC, rischierebbe di mettere in ginocchio la base del movimento.

Si, perché, mentre i club delle serie maggiori ricavano la maggior parte dei loro introiti da sponsor e diritti TV, quei soldi servono a finanziare settori giovanili, dilettanti e gli arbitri.

La scelta storica del Coni ha inevitabilmente scatenato un vortice di polemiche. Carlo Tavecchio, neo eletto presidente FIGC, è andato subito all’attacco: “Si tratta solo di una scelta politica. Abbiamo più giovani e tesserati di tutti, abbiamo sempre dato molto allo Stato. Ma in questo Paese chi produce reddito viene penalizzato.”

Claudio Lotito, presidente della Lazio e braccio destro di Tavecchio, ha addirittura paventato l’ipotesi di una clamorosa scissione dal Coni.

Dal canto suo il numero uno del comitato olimpico, Giovanni Malagò, ha voluto ricordare che, nonostante i tagli sostanziali, il calcio “prenda ancora 7 volte il contributo della seconda federazione”.

A dir la verità i giochi non sono ancora completamente chiusi. Pressato dalle richieste di Tavecchio di rivedere i parametri, Malagò sembra aver lasciato uno spiraglio aperto per continuare il dialogo.

Ciò che appare chiaro però è che all’interno del Coni si sia verificata una frattura ormai irreparabile. Con il calcio da una parte e le restanti 75 federazioni dall’altra.

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