Mente VS Corpo? Meditazione, atletica e vita spirituale secondo Sakyong Mipham Rinpoche, il Lama maratoneta.

“O-nami (grandi Onde) era un famoso e bravo lottatore, in privato nessuno riusciva a tenergli testa ma in pubblico era estremamente timido: riuscivano a batterlo anche i suoi allievi.
Si fece aiutare da un maestro Zen, che gli parlò così: “tu ti chiami Grandi Onde, stanotte rimani nel mio tempio: immagina di essere quelle onde. Non sei più un lottatore che ha paura. Tu sei quelle ondate enormi che spazzano via tutto davanti a loro. Fa’ così e sarai il più grande lottatore del paese”.
O-nami si mise a riflettere, pensò alle cose più disparate, poi si soffermò sulla sensazione delle onde. Man mano che la notte avanzava le onde si facevano più grosse. Spazzarono via i fiori con i loro vasi. Prima dell’alba, il tempio non era più che il continuo fluire e rifluire di un mare immenso.
Al mattino il maestro notò O-nami ancora assorto nella meditazione: “Ora niente potrà più turbarti” gli disse sorridendo. “Tu sei quelle onde. Travolgerai tutto ciò che ti trovi davanti”.
Da allora nessuno in Giappone riuscì più a batterlo.”

Questa storia, tratta dal libro 101 Storie Zen può servire da esempio per comprendere il grandissimo successo del lama tibetano Sakyong Mipham Rinpoche, atleta-monaco cinquantenne che negli ultimi sei anni ha portato a termine ben nove maratone. Il suo successo non è casuale, egli ha messo in pratica ciò che la filosofia orientale, in particolare il buddhismo, insegnano sulla natura del rapporto fra mente (o anima) e corpo.

Nel 1637 Cartesio aveva pubblicato il suo “Discorso sul metodo”, libro nel quale veniva sancita radicalmente la distinzione fra la res cogitans (anima) e la res extensa (corpo), da questo momento in poi la filosofia occidentale conobbe il suo più grande dualismo. Dualismo che la filosofia buddhista non ha mai conosciuto.
Nel buddhismo mente e corpo infatti costituiscono una unità sostanziale, entrambe sono fondamentali all’individuo ed entrambe devono essere allenate. “Il corpo trae beneficio dal movimento, la mente dalla quiete. Se diamo loro quello di cui hanno bisogno nasce un’armonia naturale ed è possibile raggiungere uno stato di equilibrio”, spiega il Lama.
Il perfetto connubio creato da Sakyong è quello fra la corsa e la meditazione, due attività complementari che aiutano a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti della vita. “La relazione tra meditazione e corsa è naturale per me, dal momento che la prima allena la mente e la seconda il corpo”.
Nel buddhismo, e nello Zen soprattutto, non esiste una differenza fra il nostro io e ciò che facciamo. Non esiste una immagine fissa di noi alla quale succede qualcosa, noi siamo semplicemente ciò che stiamo facendo in questo preciso istante; questo aspetto di natura teorica ha delle ripercussioni incredibili nella pratica della nostra vita: significa prestare completa attenzione al presente, al Hic et Nunc. Il momento attuale è l’unica cosa che veramente conta, e Sakyong ha fatto di questo insegnamento la sua forza.

Nel suo libro, “Running with the mind of meditation”  Sakyong sottolinea che è fondamentale  la corretta respirazione: “la vita è il respiro, il respiro è la vita. Respiriamo 21.600 volte al giorno, e l’abilità nel respiro è correlata direttamente con la nostra energia vitale”.
Inoltre, correre rafforza il cuore e migliora la respirazione, la meditazione rafforza la mente e la memoria e permette infine di contemplare il mondo da un diverso punto di vista.
Esattamente in questo consiste la maggior ricchezza del buddhismo, la possibilità di accedere al mondo da una nuova prospettiva. Il Lama ha sviluppato questa unione totale fra attività fisica e attività spirituale, e questo gli ha permesso di ottenere dei risultati straordinari in atletica; il fine ultimo al quale il buddhismo tende è la realizzazione della perfetta felicità in questa vita, e la felicità può essere raggiunta attraverso vie molteplici.
Quella scelta da Sakyong è la corsa, spiega ancora il monaco: “Il significato più profondo della mia attività è legato all’interno: penso che attraverso quest’ultimo si possa indirizzare qualsiasi attività verso un percorso spirituale. Il mio intento nel correre è fare del bene agli altri”.

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