Chi c’è in più nella compagine rossonera?

Musacchio, Rodriguez, Kessié, Silva, Conti, Borini, Calhanoglu, Donnarumma junior, Bonucci, Biglia e Kalinic, una vera e propria rivoluzione dettata da Fassone e Yonghong Li.

Si è deciso di debellare l’antico potere di Berlusconi e Galliani per cancellare ciò che è stato attraverso una strategia di mercato importante ed impegnativa. La nuova dirigenza ha ricostruito quasi per intero la formazione titolare del Diavolo, comprando in difesa due terzini di pacca, per non parlare del colpaccio estivo Leonardo Bonucci. Le ambizioni sono alte e la nuova proprietà le certifica così. Questa rivoluzione però non ha, per ora, coinvolto mister Montella, figura rimasta a fare da ponte tra gli ex e i new in maglia rossonera. Occasione questa che in tanti, non solo in casa Milan, non hanno avuto: la riconferma di uno e lo smantellamento di una rosa vuol dire stima da mantenere e grandi responsabilità. Il Diavolo ha mantenuto, rispetto alla stagione passata, l’azione costruita dal basso, le verticalizzazione immediate e un atteggiamento aggressivo quanto basta non in fase di possesso palla; i rossoneri hanno fatto però fatica a trovare dei nuovi punti di equilibrio. Forse Montella, in questo Milan, vede più il suo ideale; i nuovi acquisti hanno alzato l’asticella di mercato nonché un livello di costruzione e intelligenza nella gestione. Il progetto è ambizioso ed è molto probabile che il Milan continui a muoversi tra svariati registri di gioco prima che la rivoluzione porti i frutti desiderati e modalità stabili. Indubbiamente è una strategia, una nuova spina dorsale che vuole la squadra alla direzione di fasi importanti, disposta ad assecondare la tensione verticale a seconda dell’avversario che si trova davanti. Si prova, il che non significa lottare per lo scudetto, a ridurre il gap con le big del campionato.

Del tutto diversa la scelta dei famigerati cugini che dopo un’annata turbolenta, hanno chiamato a rapporto mister Luciano Spalletti, che ha rinunciato alla Roma. Restano gli undici, salvo qualche azione di mercato, perché hanno convinto la dirigenza e i tifosi nonostante il posto raggiunto nel pre-campionato. Al loro fianco arriva un tecnico presente, anche per i tifosi, sempre disposto difronte ai giornalisti e in varie rassegne stampa ad esporsi, a difendere i suoi, e tale non è manovra impostagli da casa Inter in quanto avevamo già potuto notare questa personalità all’ombra del Colosseo. David Peace indirizza a Brian Clough queste parole: i primi tre mesi in club sono sempre quelli in cui un allenatore è più forte. È allora che devi sbrigare faccende sgradevoli perché non sarai mai forte quanto nei primi tre mesi. Tutto sommato, Spalletti sta superando alla grande la prova dei primi tre mesi; sia sul piano dei risultati sia sul piano di gioco, i suoi stanno confermando le aspettative e buone impressioni del pre-campionato.

Ma, poste le carte in tavola, veniamo ad un’altra questione: il baby tifoso.

Boom di abbonamenti in casa Milan, nuove maglie acquistate, nuovi idoli per i bambini pronti ad emulare Silva e compagnia. Dall’altro lato c’è chi è contento della rosa mantenuta, ma non del tecnico, chi invece è fermamente deciso a dargli fiducia, ma pensa che il problema siano i giocatori. Sono diverse strategie, non vuol dire che l’Inter farà peggio dei propri cugini solo perché non ha speso sul mercato, basti pensare che lo scorso anno Spalletti spese tre volte i rossoneri per arrivare poi sotto e fuori dall’Europa. Certo… un bambino nerazzurro mai desidererà comprare la camicia di Spalletti, però continuerà a tifare Inter, a comprare la maglietta dei giocatori se alle spalle dei suoi idoli c’è un tecnico che li porta alla vittoria.

Ricordiamoci che le squadre forti non possono essere valutate solo per i soldi che utilizzano sul mercato; a renderle superiori sono la competenza di società, il tecnico, l’ambiente e, che non guasta mai, una buona dose di fortuna. 

Per sapere chi avrà la meglio tra i cugini milanesi non possiamo far altro che aspettare la fine del campionato!

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