“Mio figlio è un campione!” La storia di Timea Bacsinszky

Dal tennis ci arriva una storia che ci permette di far luce su ciò che sta dietro ad un atleta di fama mondiale.
Stiamo parlando dei genitori, che tanto spingono nel mondo dello sport i propri figli quanto raramente permettono ad essi di vivere lo sport serenamente.
A volte il rischio per cui accada questa spiacevole situazione avviene a causa di un processo di identificazione: un genitore vede nel talento del proprio figlio un’occasione per cambiare la propria vita.

La storia che presentiamo è quella di Timea Bacsinszky, due titoli conquistati e 22 vittore consecutive stoppate solo da una leggenda vivente come Serena Williams.
La Bacsinszky, classe 1989, un paio d’anni fa era sul punto di lasciare il tennis: troppo stress e troppa ansia. La causa? Da quello che racconta nell’intervista è suo padre.
Timea afferma: “Non riesco ancora a credere alle vittorie dell’ultimo mese, è irreale. Considerando l’atleta che ero prima non so come ho raggiunto la 37sima posizione in passato (nel 2010 ), ero molto intelligente, leggevo bene il gioco avversario ma lavoravo poco su me stessa, ero sotto il mio potenziale. Non ero una persona felice, nascondevo la realtà. Non ho saputo uscirne perchè ho avuto un padre all’antica, un tiranno che mi ha tenuto in gabbia, in prigione.”

La Bacsinszky non ha avuto un’infanzia serena, veniva maltrattata dal padre sia soprattutto dal punto di vista psicologico. “Ho sofferto una sindrome piuttosto diffusa nel tennis femminile, quella dei ‘genitori invadenti’.“.
Suo padre, Igor, aveva visto in lei una possibilità di una vita diversa, e non ha esitato a coglierla. “Mio padre non s’interessava a me fuori dal campo di tennis, ma aver cura di tuo figlio non è solo lanciargli palle da tennis. Mi è stata rubata l’infanzia, e anche l’adolescenza. Esistevo fuori dal tennis, volevo solo scappare.”
La tennista 25enne afferma di aver amato il tennis, fin da piccola, ma è arrivata al punto di odiarlo profondamente. Suo padre le fece anche da coach, “è stato il peggior momento della mia vita”. Igor ha potuto guadagnare un po’ di soldi, ma per la figlia non ci fu nulla più che un paio di jeans. Insomma, sfruttamento completo. Quando avevo 15 anni ho costretto mia madre a divorziare, se non l’avesse fatto non avrei voluto più vedere neanche lei.”
A causa di questa insana relazione col padre, dal quale non era in grado di sfuggire, la Bacsinszky non riusciva in nessun modo ad emergere, aveva potenzialità ma erano represse, schiacciate, in definitiva, annichilite.

Come ne è uscita? Si è rivolta ad uno psicologo. “Negli ultimi due anni mi ha aiutato a capire perchè non potevo farcela prima. Se brillo io, brilla anche lui.”
La sua carriera era seriamente compromessa: “due anni fa stavo organizzando la data per il mio praticantato in un hotel da 5 stelle. Ero pronta a lasciare il tennis”.
Ma non si può abbandonare una cosa che si ama per colpa di qualcun altro. Anche se quel qualcuno è tuo padre. Questa è una battaglia che nello sport a livello giovanile deve essere combattuta.
Si tratta di un problema serio, concreto, che si manifesta non solo a grandi livelli.
Basta guardare nella prima società sportiva vicino al proprio quartiere, magari un sabato pomeriggio. Una semplice partita di calcio, o di basket (anche fosse di briscola!) di un gruppo di bambini si trasforma per magia nella finalissima del Campionato del Mondo. Si rimane sbigottiti dalla marea sterminata di genitori, zii, perfino le ottuagenarie nonnine che gridano e incitano ma in un modo morboso, malato. Certo, non tutti i bambini avranno la possibilità e il talento di potersi guadagnare da vivere con lo sport, e quindi anche il genitore, quando lo capisce, molla il colpo.
Ma qualora il bambino mostri segni di avere quel qualcosa in più rispetto ai suoi coetanei, ecco che si rischia di sprofondare in questa spiacevole situazione. Sa lui cosa è bene per il figlio e come educarlo allo sport. E’ evidentemente un problema a livello culturale, ma è un problema che le società sportive, i coach e chiunque viva nel mondo dello sport deve affrontare.

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