“Nel camminare, camminate. Nel sedere, sedete!”. La fine del viaggio, il satori e la trasformazione.

Ho digiunato, ho meditato, ho rinunciato, ho fatto voti per questo e per quello.
Le ho fatte tutte queste cose perchè avevo un milione di anni a disposizione.
E alla fine mi sono ritrovato dov’ero: al punto di partenza.

Krishnamurti

Con queste parole si chiudono le uscite dedicate alla presentazione dello Zen.
Il percorso è quasi completo, gli strumenti per il Satori sono stati indicati, seppur brevemente. Ora si tratta di illustrare che cosa si trova alla fine del cammino.
Dicevamo che lo Zen, in quanto disciplina pratica, non serve se non porta ad un mutamento del proprio punto di vista.
Se la nostra vita non viene modifcata radicalmente allora non siamo di fronte allo Zen, se non produce un cambiamento non lo abbiamo veramente capito, la sua essenza ci rimarrà velata.

Allora, cos’è l’essenza dello Zen? Lin-chi dice che il vero miracolo non è volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra.
Il vero segreto dello Zen è un fregatura: non c’è un segreto.
Non c’è nulla di più che quello che c’era prima. Solo la nostra consapevolezza è cambiata, e cosa c’era prima di iniziarsi allo Zen? C’era la realtà, con le sue contraddizioni e stranezze, con le sue fatiche e gioie quotidiane. Lo Zen dice di prendere atto di questo fatto: non c’è nulla oltre la nostra vita.
La vita è un fatto e nessuna spiegazione è necessaria. Vivere non è già questo abbastanza? Viviamo, allora affermiamo. Qui sta lo Zen in tutta la sua purezza e nudità.
Non c’è motivo di cercare l’illuminazione altrove, perchè non possiamo, in fin dei conti, sfuggire alla vita che viviamo.

Il vero significato dello Zen allora è definito “wu-shin”: nulla di speciale. Buddha stesso disse che dalla suprema illuminazione egli non ottenne nulla, e proprio per questo è definita la “perfetta illuminazione”.
Il termine Wu-shin definisce qualcosa che è perfettamente naturale, come il suono che segue ad un colpo sul metallo. Il satori non ci porta da nessuna parte, è un ritorno alla terra. Terra che avevamo abbandonato credendo che ci fosse qualcosa in più, che in fondo non potesse essere tutto qui. Siamo, come uomini occidentali, in un certo senso affamati di verità, la trattiamo come un oggetto che dobbiamo avere, lo Zen invece ci fa vedere che noi siamo come quelli che chiedono da bere sotto un temporale: la tanto agognata verità è già qui, afferrala!
Ecco che l’unico segreto è “mangiare quando si ha fame e dormire quando si ha sonno”, compiere le azioni quotidiane, vivere la nostra vita.
La forza dello Zen è la sua semplicità. Un maestro disse che lo Zen non è altro che “il nostro pensare quotidiano”.

Tuttavia, non è così semplice. Non bisogna confondere la naturalezza del wu-shin con “fare le cose a caso”. In quanto uomini siamo dotati di istinto, ma non dobbiamo solo seguire il nostro istinto; ogni azione esige che venga realizzata in un determinato modo. Quando siamo immersi nella nostra vita, la nostra mente spesso vola altrove, non poniamo attenzione. Stiamo guidando e pensiamo alla cena, o alla serata in discoteca; lavoriamo e non vediamo l’ora di essere a casa. Lo Zen insegna a tenere corpo e mente concentrati su quello che stiamo facendo, per questo l’imperativo è di “camminare, mentre si cammina”.
Il segreto è tutto qui, ed è la cosa più difficile da comprendere perchè è la cosa più evidente. Robert Pirsig scrive che “alcune cose ci sfuggono perchè sono impercettibili. Altre non le vediamo proprio perchè sono enormi.”

Quando raggiungiamo la piena consapevolezza di tutto questo, abbiamo il satori. O meglio, dovremmo avere il satori. Perchè il satori è una esperienza ineffabile, indescrivibile e incomunicabile. Ognuno lo raggiunge da solo e ognuno in modo diverso. Solo io so se l’ho raggiunto, e anche qualora l’avessi fatto non potrei dimostrarlo a nessuno.
Infine, con il satori noi raggiungiamo un nuovo modo di agire, definito wu-wei (non azione).
Il wu-wei è tipo di azione che riassume tutto quello che è stato detto in queste lezioni introduttive: azioni che sorgono da sole, così come l’autunno lascia il posto alla primavera. Azioni perfettamente naturali, spontanee, immediate, azioni che avvengono senza che ce ne rendiamo conto. Attraverso lo Zen, infine, ci sentiamo in un mondo nuovo, nel quale tuttavia è chiaro che siamo sempre vissuti. Non appena riconosciamo che la nostra azione avviene spontaneamente, proprio come il respirare o l’udire il nostro mondo si è trasformato, così come la nostra vita e la consapevolezza di noi stessi. Abbiamo raggiunto il satori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *