Nella mente di un orientista: cosa rende mentalmente forti?

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(Fonte: Lorenzo Pinna)

E’ raro che atleti di alto livello si espongano e dichiarino di essere seguiti da uno psicologo dello sport o di allenarsi mentalmente. Il pregiudizio verso questa figura professionale è ancora forte ma, ultimamente, le cose sembrano cambiare e sempre di più gli atleti chiedono di avere uno psicologo nel team. Settimana scorsa abbiamo parlato di Dovizioso, oggi entriamo nel mondo di uno sport minore ma molto affascinante. Uno sport che origina dalla propensione umana dell’esplorare e navigare in posti nuovi e sconosciuti. Stiamo parlando dell’ Orienteering o Corsa Orientamento. Recentemente la quattro volte campionessa del mondo, la svizzera Judith Wyder, in collaborazione con il suo main sponsor RedBull, ha pubblicato un bellissimo video (*) in cui paragona, metaforicamente, un percorso di orienteering al suo percorso di vita come atleta. In questo curioso viaggio nella sua carriera compaiono alcune figure per lei cardine della sua crescita sportiva. Tra questi, oltre ai famigliari e all’allenatore, interviene una sola, altra, figura professionale: lo psicologo dello sport.

La pluricampionessa lancia un messaggio molto importante con quella presenza: la testa è fondamentale, forse ancora di più delle gambe.

Ho appena concluso il weekend di gare più importante dell’anno, quello dei campionati italiani long e staffetta. Quelle gare per cui ti prepari da tempo, coltivi desideri e una crescente voglia di dare il meglio di te. Tutto era pronto… tutto tranne la testa. Le gambe giravano così bene, il bosco era così bello… peccato che il cervello orientistico era spento. Judith Wyder ha ragione: nell’orienteering la testa guida le gambe e non il contrario.

Ma quali sono le caratteristiche di una buona “mente da orientista”?

Self control: fondamentale è la partenza della gara, il primo punto. Frenare le gambe che chiedono di essere liberate, mettere a tacere pensieri di troppo, tenere a bada la voglia di strafare e far procedere sua maestà “la tecnica”. Self control al primo punto: controllo e tecnica.

Gestione dell’errore: completare una gara senza fare errori è pressoché impossibile. Qualora si verificasse, sapete cosa vi risponderebbe il coach della campionessa svizzera? “Se non avete fatto il minimo errore allora avete corso troppo piano”. Questo per dire che nell’orienteering, l’errore è sempre in agguato. L’errore genera stress, insicurezza, nervosismo. In questo caso l’abilità dell’orientista è quella di fermarsi immediatamente appena perde il controllo della carta. Fermarsi è la parte più difficile perché significa ammettere a se stessi di aver sbagliato. L’assunzione di responsabilità in questo caso è fondamentale per contenere l’errore.

Consapevolezza corporea: conoscere i segnali di stanchezza del proprio corpo è importante per autoregolarsi. La stanchezza offusca i pensieri, fa calare l’attenzione esponendo l’atleta al rischio di errore. La mente da orientista richiede di saper ascoltare il proprio corpo per capire quando si può mettere una marcia in più oppure quando occorre schiacciare il freno.

Gestione delle emozioni e dei pensieri: durante una gara di orienteering, l’atleta passa molto tempo solo con se stesso. Incontri con avversari, piccoli errori, giornata no, possono essere fattori che attivano pensieri fuorvianti che allontanano l’atleta dal giusto focus. Imparare a controllare emozioni e pensieri è una capacità mentale importante da sviluppare per chi pratica questo sport. Esistono tecniche specifiche che si possono apprendere attraverso l’allenamento mentale.

Focus: avere il giusto focus per un orientista significa sapere sempre dove sono e dove voglio andare, selezionare dei punti di riferimento che dovranno essere incontrati lungo lo spostamento, confrontare costantemente le informazioni che la mappa fornisce con quello che la realtà restituisce.Quali fattori mettono più a rischio la fluidità di questo processo? Cosa genera distrazioni? Quali strategie per capire che sta calando l’attenzione e come ritornare ad essere focalizzato? Queste possono essere alcune domande iniziali da porsi per migliorare il proprio focus.

Nell’ orienteering il fattore mentale è fortemente sovraccaricato sia dal processo base di trasformazione delle informazioni fornite da una mappa bidimensionale in un modello mentale tridimensionale di tali informazioni sai da tutti i fattori cognitivi ed emotivi che una competizione suscita.

Self-control, autoregolazione, concentrazione, giusta attivazione, reazione all’errore sono alcune delle abilità fondamentali di un atleta di alto livello. Judith Wyder, così come altri atleti più o meno forti, quando riesce a tenere sotto controllo il fattore testa è in grado di compiere performance strabilianti. Allenarsi mentalmente si può e la pluricampionessa ce lo ricorda chiaramente!

(*) link video: http://win.gs/2xvfiDv

Mentesport

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