“Non avere limite come limite!”

In numerosi articoli abbiamo parlato della necessaria voglia di migliorarsi sempre che ogni grande dello sport deve avere per mantenere un certo livello di prestazioni.
Per la verità la voglia di migliorarsi è una componente fondamentale della nostra vita, oserei dire che è la molla propulsiva dell’uomo. O quantomeno, dovrebbe esserlo.
Com’è chiaro, essa è alla base dello sport e dell’allenamento.
A questo proposito questa settimana proponiamo la vita e la filosofia di Bruce Lee, che è stato un esempio vivente della voglia di superare costantemente i propri limiti.

Lee Juan Fan nacque a Chinatown il 27 Novembre 1940, all’età di 13 anni Bruce Lee iniziò a praticare il Kung-Fu con lo stile Wing-Chun, lui sembrava molto portato per quest’arte tanto che lasciò la sua carriera da ballerino. Da quel momento  iniziò una nuova vita, infatti lui era molto preso da quest’arte tanto che non saltava nessuna lezione esercitandosi in ogni posto, a casa, per strada e dovunque capitasse. Bruce nella sua vita non studiò soltanto Arti Marziali ma imparò dal suo maestro Yip Man diversi pensieri come il pensiero filosofico di Budda, Confucio, Lao Tzu, e dei fondatori del Taoismo.
Nel 1959 cominciò ad insegnare il Kung-Fu. In questo periodo vinse molto tornei e in molte esibizioni attirò l’attenzione di molti registi. A Los Angeles Bruce Lee cominciò la sua cariera di attore recitando nella popolare serie televisiva ‘The Green Hornet’ con il ruolo di Kato e successivamente cominciò la publicazione dei suoi primi libri sulla sua nuova arte il “Jeet Kune Do”. Fino ad allora lui si era limitato a scrivere tutti i suoi pensieri sulle Arti Marziali andando ad elaborare questo nuovo tipo di stile.
Avendo una grande conoscenza era in grado di stabilire e di migliorare molte tecniche da lui apprese in precedenza. Bruce recitò in 25 film e serie televisive. Nel 1972 in uno dei suoi film migliori di Kung-Fu ‘Return of the Dragon’, Bruce recitò insieme a Chuck Norris, Danny Ionosante e Kareem Abdul-Jabbar. Il 20 Luglio 1973 morì a Hong Kong le cause sono ancora un grande punto interrogativo.

Credeva che ogni giorno ci si presenta un’opportunità unica per migliorarsi. Ogni nuovo giorno porta con se le possibilità di renderci migliori di quello che eravamo il giorno prima.
Ci si migliora dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista mentale, per la verità è erroneo ritenere che un individuo possa potenziarsi fisicamente senza contemporaneamente allenare la propria mente, la propria costanza e la propria volontà.
Bruce Lee sosteneva che esiste nella crescita personale una capacità di sfidare l’infinito e di fatto questo è quello che precisamente aveva in mente quando coniò questa frase “Non avere limite come limite”, che è la pietra miliare della sua filosofia.
Questo imperativo categorico sportivo è anche un comandamento spirituale. Ogni qualvolta noi miglioriamo qualcosa del nostro corpo (tirare più forte, correre più veloce, saltare più in alto, centrare più frequentemente il canestro) noi ci mettiamo in contatto con un tipo di conoscenza che in realtà risiedeva dentro di noi.
Ognuno di noi è in grado di mettersi in contatto con la nostra dimensione più profonda, quello che nello Zen si definisce “la nostra vera natura”. In ognuno di noi si cela un artista della vita che però, per il condizonamento sociale, per la pigrizia o per altre cause è, di fatto, in letargo.
Questo mondo interiore è quello al quale Bruce Lee si riferiva quando parlava di regno spirituale: scoprire qualcosa che risiede negli strati più profondi dell’essere umano.

“Dopo tutto, qualsiasi tipo di conoscenza implica una conoscenza di se stessi”.

Ma questo non è tutto, bisogna volerlo il miglioramento. Così come la conoscenza (nel caso dello sport, della tecnica di quel specifico sport) non basta. “Il sapere non è sufficiente, dobbiamo applicarlo.Il volere non è sufficiente, dobbiamo fare”. Per questo egli sottoponeva se stesso a tremendi sforzi fisici per raggiungere la perfezione. Ma la perfezione non si può raggiungere, ogni giorno il traguardo da oltrepassare si sposta sempre più in là.
Certamente non stiamo dicendo nulla di nuovo. Chiunque faccia sport converrà che questo discorso è poco più di uno sproloquio, lo sanno tutti che l’allenamento costante è decisivo!
Il punto però non è se l’allenamento sia decisivo o no, ma fino a che punto possa esserlo.
La voglia di allenarsi travalica i confini dello sport e produce miglioramenti nella vita dell’individuo in generale.
“se ti abitui a mettere dei limiti a quello che fai, fisicamente o in qualsiasi altro livello, questo si ripercuoterà in tutte le tue azioni per il resto della tua vita. Si propagherà nel tuo lavoro, nella tua morale, nel tuo essere in generale. Non ci sono limiti. Ci sono fasi, ma non devi rimanere ancorato ad esse, bisogna superarle… L’uomo deve costantemente superare i suoi limiti”. Con questa predisposizione mentale noi usciamo dal confine sportivo, siamo migliori come persone e non solo come sportivi. Solo con questo atteggiamento, di cui Bruce Lee fu maestro, possiamo veramente essere degli artisti della vita. che poi è quello il traguardo che ognuno di noi dovrebbe aspirare di raggiungere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *