“Non posso stare calmo!”

Melbourne, Australia. E’ questo lo scenario dove prende vita The Sublime, l’opera teatrale di Brendan Cowell, una rappresentazione cruda dello sport e per certi versi di denuncia su tutte quelle dinamiche che riguardano spogliatoio e campo da gioco, e che poi perdendo il controllo, sembrano uscire invitabilmente fuori dal campo.

In questo caso lo sport di riferimento è il Rugby Australiano (lo conoscete?): è una sorta di incrocio tra calcio, rugby e football americano. Diciamo che è uno sport che possono praticare solo loro.

Nella trama il pubblico ha a che fare essenzialmente con tre protagonisti: due fratelli, entrambi footballers, ed una studentessa e promettente atleta, che durante una sessione di running riesce ad avvicinare uno dei due fratelli, e diventati amici accetta l’invito di partecipare alla vacanza di fine stagione in Thailandia con la squadra.

Qui accade il fatto nodale di tutta la vicenda: la ragazza viene stuprata ed il capitano con tutta la squadra assiste a questo stupro di gruppo, addirittura legittimandolo e stimolandolo. E se non fosse abbastanza l’autore rincara la dose, portando uno dei protagonisti davanti al pubblico, che quasi per giustificarsi recita qualcosa di simile: “Siete così attratti dal modo con cui giochiamo aggressivi, dal fatto che giochiamo per uccidere i nostri avversari, ce lo chiedono i nostri allenatori di far morire gli avversari. Veniamo portati ai limiti dell’adrenalina e dell’aggressività. E voi pensate che poi noi a comando quando è finita la partita usciamo fuori dal campo come se niente fosse? Pensate che riusciamo a comando girando una manopola a svuotare tutta la quantità di adrenalina accumulata?”

Questi giocatori hanno un’ aggressività spaventosa, e questa aggressività è sublimata dal gruppo: non importa cosa avviene, ma se avviene all’interno di un gruppo non riguarda nessun altro, non può uscire dallo spogliatoio, promuovendo un senso di omertà in favore delle logiche dello spogliatoio.

Mi risulta quasi automatico provare a fare un raffronto con la realtà: dando per assodato che le logiche dello spogliatoio, antichissime e quasi tribali, sono un codice di comportamento a sè stante, l’aggressività che permane anche dopo una prestazione sportiva ed irrompe in episodi di violenza è argomento assai più delicato.

Tramite una breve ricerca su web è possibile imbattersi in un corposo numero di casi di stupro nel mondo del calcio, del football americano, anche del basket, pensiamo allo storico caso di stupro di Mike Tyson o di Oscar Pistorius che ha ucciso la moglie; ma in quale caso e fino a che livello la si può spiegare attraverso tesi simili a quelle di Cowell? La rabbia agonistica quanto influenza il comportamento di un giocatore fuori dal campo?

Non esiste una risposta assoluta! Ma il richiamo di questa opera teatrale fornisce una chiave di lettura molto utile per una riflessione.

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