“Non sarò mai un uomo comune”.

Diego Armando Maradona (napoli10.com)
Diego Armando Maradona (napoli10.com)

“I miei sogni sono due: il primo è giocare in un mondiale, il secondo è di diventare campione”.
Giugno 1972, prima intervista di Maradona. 12 anni.

Le parole del destino, come se contenessero quasi una profezia, Maradona 16 anni dopo alza nel cielo del Messico la Coppa del Mondo. È il 1986, è la consacrazione del più forte giocatore di sempre.
Personaggio controverso, giocatore infinito. Nel 1993 l’AFA lo ha consacrato miglior calciatore argentino di sempre. Probabilmente è stato il migliore di tutti. Chi ama il calcio ama Maradona. Nel 1998 a Rosario, è stata fondata la Iglesia Maradoniana ( Chiesa di Maradona) dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita.
Il 2015 sarebbe il 55 d.D ( después de Diego).
In Argentina e a Napoli Maradona è il simbolo e l’eroe dello sport.
Lo sportivo è un mito “democratico”, affonda le sue basi nella gente comune, rappresenta il popolo e i valori del popolo. Maradona è stato l’incarnazione di questo spirito, origini umilissime (Lanus, sobborgo povero di Buenos Aires) e condizione sociale estremamente bassa.
Inoltre, si è sempre schierato contro quelli che sono i “poteri forti” del calcio, la FIFA, l’AFA, quando arrivò a Napoli la squadra riuscì a battere la Juventus degli Agnelli dopo 32 anni. Non ha mai avuto paura di denunciare un problema, di far sentire la propria voce.

Quello che ha fatto nel rettangolo verde appartiene alla Storia.
È il 1970. Diego inizia a giocare nella squadra giovanile dell’Argentinos Juniors all’età di dieci anni: la squadra non perde per 136 partite di fila.
Diventa professionista a 16 anni, nel 1976 e 5 anni più tardi passa al Boca Juniors per essere quasi immediatamente venduto al Barcellona (il Boca aveva enormi problemi economici). Il trasferimento in Spagna fu ufficializzato dopo i Mondiali del 1982.

“Prima che io andassi al Barcellona la Juventus mi ha contattato attraverso Omar Sivori, ma io in quel momento ero troppo piccolo e non avevo voglia di andarmene dall’Argentina, e poi l’avvocato Agnelli aveva un grosso problema con la Fiat, e portare un giocatore come me, con quello che costavo, poteva far restare male tutti gli operai della Fiat e non ne abbiamo parlato più. Sono rimasto in Argentina”.
Maradona in un intervista del 2013.

Non è mai stato veramente preso in considerazione il lato umano di Maradona. Il Maradona uomo è stato distrutto dopo i fatti legati alla cocaina e ai problemi con il fisco italiano.
Maradona nell’immaginario collettivo è stato un grandissimo calciatore e un drogato.
Basta. Fu molto di più.
Un uomo vero, completo.
Ciro Ferrara, suo compagno a Napoli, parla di un Maradona capace di prendersi tutta la responsabilità della squadra sulle proprie spalle. Un capitano naturale, un atteggiamento che anticipa quello di Mourinho. Memorabile è il suo riscaldamento prima finale di ritorno di Coppa Uefa, contro il Bayern Monaco. mentre tutti si stavano scaldando, lui palleggiava e ballava con “Life is Life” degli Opus in sottofondo. “Era il mio modo per dire agli avversari: ecco, ecco cosa so fare! Ed era anche un modo per dire ai miei compagni: io sono qui…io sono qui“.

Dopo la breve parentesi di Barcellona, (36 partite in 2anni a causa di un gravissimo infortunio) venne acquistato dal Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire.
Maradona a Napoli divenne il più forte giocatore di sempre. « Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.
Queste le parole durante la presentazione ufficiale al San Paolo. Qui divenne il simbolo di una città, gli scudetti, la Coppa Uefa, la punizione a due in area contro la Juventus al San Paolo, il gol al volo contro il Verona, il pallonetto di testa contro il Milan.

Il tocco finale però è stato esattamente 29 anni fa: il Mondiale in Messico.
Un gol contro l’Italia e due doppiette, contro l’Inghilterra (la “mano de dios” e il 2″gol del secolo”) ai quarti e contro il Belgio in semifinale.
Un giocatore del Belgio commentò il 2 a 0 per l’Argentina dicendo che: “avessimo avuto noi Maradona la partita sarebbe finita 2a0 per il Belgio”.
Fa tutto lui. Quando non segna fa segnare gli altri. 5 gol, 5 assist compreso quello per Burruchaga in finale, contro la Germania Ovest.
Il destino e la FIFA gli tolsero un mondiale (Italia 90) e la possibilità di disputarne un altro (USA 94).

A Italia 90 l’Argentina perde contro la Germania per un rigore di Brehme. Maradona scoppia in lacrime, denunciando successivamente: “E’ un complotto, ha vinto la mafia”. Sono solo i primi segnali di un’instabilità emotiva e di una fragilità che nessuno sospetterebbe da un uomo come lui, abituato a rimanere sempre al centro dei riflettori.
Da qui, il crollo.
La cocaina, la squalifica, i problemi con il fisco: Maradona lascia il calcio a grandi livelli nel marzo del 1991. eccetto ovviamente il prodigioso recupero in vista dei mondiali in USA.

“So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. (…) Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere. ”
Dopo la squalifica, nel marzo 1991

Tuttavia ci ricadde nella cocaina, a carriera finita. Rischiò più volte di morire e dovette sottoporsi a numerose operazioni per perdere peso.
Allenò anche la Nazionale argentina nei mondiali sudafricani, ma non fu un’esperienza idilliaca.

Di una settimana fa è la notizia della sua candidatura alla presidenza della FIFA.
In attesa di vedere se Diego Maradona significherà ancora qualcosa per il calcio mondiale, noi ci crogioliamo nella memoria di un calciatore che 29 anni fa fece diventare campioni del mondo altri 23 calciatori.
Se esiste un Dio nel calcio, allora avrà, se non l’aspetto, almeno il piede sinistro di Maradona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *