Owens vs Bolt: chi vince oggi?

“Citius, Alpius, Fortius”, “più veloce, più alto, più forte”. David Epstein esordisce così in un intervento pubblicato su Ted.com, in cui racconta i motivi per cui nell’ultimo secolo l’avvenuto miglioramento delle performance non sia causato da un fatto evolutivo, ma è dovuto ad una serie di fattori sostanzialmente determinanti nel risultato. Ne ho individuati principalmente quattro: Tecnologia, Specializzazione, Preparazione, Mentalità.

Tecnologia: Pensate che se Jesse Owens avesse corso sulla stessa superficie di Usain Bolt, su un tappeto e dei blocchi di partenza realizzati appositamente per lui e non su ceneri di legno bruciato e buche scavate per segnare il punto di partenza, sarebbe passato dai 4,3 metri di distacco a un solo passo di distanza. L’abbassamento del record dei 100 metri stile libero coincide con tre fatti importanti: nel 1956 l’introduzione della capriola sott’acqua per ripartire nella direzione opposta; nel 1976 l’introduzione di canali di scolo ai lati della piscina per consentire all’acqua di scorrere via; nel 2008 l’introduzione di costumi da bagno interi a basso attrito. Il record di Eddy Merckx per la distanza più lunga percorsa in un’ora se fatta oggi con gli stessi mezzi che aveva usato Merckx quarant’anni fa, supera la precendente di poco meno di 300 metri. La stessa Sara Errani, nel suo libro autobiografico Excalibur, spiega come debba gran parte del merito del passaggio da “buona giocatrice” a “maestra”, all’introduzione di una racchetta più lunga, una leva in grado di dare una forza maggiore alla pallina, in modo da supplire a un fisico non dirompente. Lo vediamo nel calcio con l’introduzione di un pallone aerodinamico e scarpini più leggeri e fatti su misura.

Specializzazione: Con il passare del tempo avvenne il passaggio dal tipico atleta con fisico medio per qualunque sport ad una forte specializzazione fisica, completamente dedicata a una determinata nicchia: rispetto al fisico medio il lanciatore del peso è diventato mediamente 6 cm più alto e più pesante di 60 kg; i giocatori del NBA sono molto più alti, il 10 per cento di loro sono alti almeno 2,14 m con un apertura media delle braccia più lunga rispetto all’altezza; l’altezza della ginnasta femminile media è diminuita di 10 cm negli ultimi 30 anni; il torso lungo e gambe corte è il fisico adatto per il nuoto, torso corto e gambe lunghe per la corsa, caratteristica presente nel popolo keniota.

Preparazione: Oggi le logiche di business impongono agli atleti una preparazione certosina ad ogni livello; anche gli universitari si allenano in maniera più costante ed intelligente rispetto a 60 anni fa, quando Sir Roger Bannister nel 1954 fu il primo uomo a correre il miglio in meno di quattro minuti; oggi considerando le differenze a livello tecnologico ogni anno almeno 530 uomini raggiungono quel risultato. Pensate che Thomas Hicks, il vincitore dell’olimpiade di Saint Louis del 1904, arrivò dopo tre ore e mezza al traguardo in fin di vita dopo aver bevuto durante la gara una bomba fatta di tuorlo d’uovo sbattuto, stricnina e cognac come farmaco per migliorare le performance.

Mentalità: diversa da quella di una volta, più audace, più consapevole e più convinta. Oggi sappiamo comprendere meglio le capacità del corpo e quanto il cervello sia in grado di lavorare su di esso come un limitatore, impedendoci di avere accesso a tutta la nostra forza per istinto di sopravvivenza. Lavorare su questo limitatore permette di spostare più in là il nostro limite, facendo capire al nostro cervello che il nostro corpo non è in pericolo di vita, perché abbiamo capito che ha delle caratteristiche perfette per sopportare la resistenza.
Resta comunque e sempre l’aspetto umano, e su questo vi lascio con il pensiero di Alex Zanardi: ”E’ la curiosità dell’uomo a originare i progetti, non può essere la tecnologia ad imporceli!”

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