Dopo il risultato dell’Italia al Team Event alle Olimpiadi di PyeongChang 2018 alla domanda “cosa manca all’Italia per competere con le migliori nazioni?”, Carolina Kostner giustamente risponde: “Mille piste di pattinaggio in più!”
Rispetto a Canada, Russia e America siamo una mini-nazione e per questo i numeri sono totalmente diversi.

Se il pattinaggio fosse come il calcio, il bacino d’utenza sarebbe molto più grande; uno sport bisogna vederlo come una sorta di piramide, più la base è larga più grande sarà la punta.
E per la base che ha oggi il pattinaggio in Italia abbiamo una punta bellissima, direi delle punte di diamante, dei pattinatori con delle qualità pazzesche che riescono a tener testa a nazioni enormi e con culture totalmente diverse.

Nel pattinaggio spesso si fa il paragone con la Russia che sforna mini campionesse dal valore tecnico e atletico altissimo che però sono passeggere, difficile che durino più di un paio di stagioni.
Invece i nostri atleti di punta, ad eccezione di Matteo Rizzo e Giada Russo (19 lui e 20 anni lei) che abbassano la media, hanno tutti una certa età. Si va da Ondrey Hotarek con 34 anni, fino alle più giovani Nicole Della Monica e Charlene Guignard che quest’anno vanno per i 29.

Questo dovrebbe invitarci a porre delle domande: è veramente necessario l’iper-specializzazione da giovanissimi per riuscire ad arrivare a questi livelli? E’ giusto che bambini di 7 o 8 anni pattinino tutti i giorni per 2 o più ore scendendo in pista anche alle 6 di mattina prima della scuola? E’ giusto che arrivate a una certa età le atlete smettano di studiare per dedicarsi solo e unicamente al pattinaggio?

Dal nostro punto di vista forse è meglio far in modo che i bambini si appassionino a questo sport e che questa passione vanga coltivata per riuscire a farli rimanere nell’ambiente come atleti fino ai 30 anni, soprattutto se si parla di bambini che iniziano a 4 o 5 anni.
Il pattinaggio è uno di quegli sport che richiedono livelli elevati fin da piccoli, e quindi di base è richiesto un certo tipo di allenamento e una frequenza maggiore rispetto ad altri sport (come ad esempio il calcio), ma pensiamo che non porti a nulla esagerare questa situazione, sopratutto se non è il bambino che lo richiede con tutta se stesso.
Da piccoli vale la regola che più ci si allena più si è brave, ma poi? Cosa succederà nell’adolescenza? Riusciranno a fare il Doppio Axel e i Tripli?

Come ci sono le punte di diamante ce ne sono molte altre che si “perdono”, da piccole erano bravissime e vincevano tutto e da adolescenti invece faticano a completare i salti e sembra non riescano più a migliorare. In questi casi una domanda può sorgere spontanea: ne è valsa davvero la pena far fare quella vita a quelle bambine?
Teoricamente i bambini dovrebbero crescere armonicamente e capire che ci sono molte cose importanti nella vita. Lo sport è sicuramente molto formativo e bellissimo ma non esiste solo quello, esiste la scuola, gli amici e molto altro.

Poi se un bambino diventerà un atleta olimpico dipenderà dalle sue capacità, dalla sua motivazione e dalla testa, non semplicemente da quante ore passa sul ghiaccio da piccolo perché ce lo portano.
Il nostro appello è quindi quello di cercare di aumentare le piste di pattinaggio e la possibilità di pattinare in modo da aumentare la base di questa piramide, ma poi di cercare di farli restare il più possibile nell’ambiente concentrandosi sulla loro crescita armoniosa e sana.

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