Paura o coraggio? Paura e coraggio!

Avere paura è normale, ma… in che modo ci frena?

Il tema è molto particolare e delicato perché tutti noi abbiamo paura di qualcosa: gli esami all’università, la partita di campionato, la salute fisica, finanziaria, il benessere e la crescita sana dei figli, insomma solo esempi per dire che è un fatto assolutamente normale. Le persone coraggiose non sono quelle che non temono nulla, il coraggio è la resistenza alla paura.

Paura e coraggio sono due facce della stessa medaglia, la questione che si pone è non tanto quella di non avere paura, semmai è la modalità con la quale la si affronta. Esistono diverti tipi di paura e tra di essi i più frequenti sono la paura di sbagliare, la quale ci impedisce di “poter fare qualcosa” e la paura di essere giudicati, la quale invece ci convince a non osare, di non “dover fare qualcosa”. Spesso i motivi di queste paure sono da ricercare nella nostra infanzia ed adolescenza, nel nostro vissuto: genitori giudicanti o ipercritici non producono, a rigor di logica, figli coraggiosi; fallimenti o pesanti sconfitte non sostengono né accrescono la nostra autostima. Per colpa delle nostre paure siamo perseguitati e condannati ad una vita esitante, che ci condiziona a tal punto da trascorrere un’esistenza senza significati profondi che permettano la nostra autorealizzazione. La paura tende ad immobilizzarci, a renderci uomini e donne indifesi, a impedirci di avviare la costruzione dei nostri sogni e quindi del futuro che desideriamo.

Però non è tutto negativo! Acquistare coraggio è più che possibile, dobbiamo solo accettare le nostre paure, imparare ad essere consapevoli che esistono forze che governano e determinano scelte e comportamenti. Guardandoci più da vicino, cosa prova l’atleta coraggioso? Si tende facilmente a dire che chi ha coraggio, nutre per se stesso una forte autostima, ha un’elevata resilienza e una personalità forte. L’atleta coraggioso vive il disagio come chiunque altro, ma é mosso da un principio: più mi muovo dalla mia zona di comfort e più con il tempo sarò in grado di considerare nella stessa zona ciò che attualmente mi spaventa. Il tutto si gioca dunque, per gli sportivi, come nella vita di tutti i giorni, su questo atteggiamento. La formazione chiama questo mood proattività, ma é lo stesso principio che possiamo trovare nella letteratura italiana classica in quell’idea di essere protagonisti della nostra vita, molto cara a Manzoni ne I promessi sposi.

Quando una persona giunge a riconoscere le proprie paure, riesce ad affrontare la sfida alimentando, attraverso un circolo virtuoso, la convinzione di fare e di riuscire. Attraverso la responsabilità, la persona che acquisisce consapevolezza, riesce a costruire quel genere di coraggio e di sicurezza che gli consentirà di combattere ogni incertezza. Perciò essere sicuri del fatto che il coraggio si può, per così dire, acquisire svolgendo attività sempre più fuori dalla nostra portata, ci permette di comprendere che tutti possiamo essere, nel nostro piccolo, “coraggiosi”. Fare il compitino, per un atleta, non può essere più sufficiente oramai: il livello di ogni sport è talmente elevato che solo un approccio proattivo può permettere di stare al passo con i tempi e con gli sviluppi fisici, tecnici e psicologici.

Cominciamo allora con qualcosa di semplice, proviamo a fare quella cosa che di solito scartiamo e evitiamo, mettendoci volontariamente in difficoltà, una difficoltà gestibile ovviamente, cerchiamo di rendere accettabile il disagio minino e renderlo nostro: con il tempo avremo sempre più “fame” di sperimentare attività sempre più difficili e saremo sempre più disposti a farlo…

Non è forse questo il coraggio?

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