Perché nel pattinaggio vince l’ansia?

Esatto, avete letto bene. Mi capita ogni tanto di pormi questa domanda, sopratutto dopo aver visto i campionati italiani a Torino. Ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere l’articolo in questione.

Io amo il pattinaggio ed è la mia passione e parte del mio lavoro, quindi penso che sia uno sport bellissimo, una combinazione fantastica di tecnica ed espressione artistica ogni tanto, anzi troppo spesso, rovinata dall’ansia. Si perché a Torino si è visto che si è piazzato meglio chi ha sbagliato meno, e non chi è tecnicamente superiore agli altri atleti.
Certo qualcuno può pensare: la gara è la gara, se uno sbaglia va dietro e se uno fa tutto giusto vince. Questo è verissimo e sono d’accordo, d’altronde questo è lo sport e queste sono le competizioni. E’ vero anche che spesso il risultato non coincide con tutto il lavoro fatto e i sacrifici e nemmeno con il livello reale degli atleti. Tutto questo perché è il bello dell’essere umani, siamo fatti di emozioni e le emozioni ci portano ad agire in diversi modi e, soprattutto se non siamo in grado di gestirle, siamo in balia di esse. Questo vuol dire che una gara va in base a quanta ansia ho in quel momento e non in base a quanto mi sono preparata bene o a come sono andati gli ultimi allenamenti, e trovo ciò estremamente ingiusto per tutti gli atleti che hanno deciso di fare della propria vita il pattinaggio.

Teoricamente bisognerebbe imparare da piccoli a gestire le gare, ma non è mai troppo tardi per farlo. Con il susseguirsi degli anni di agonismo e delle diverse gare bisognerebbe riuscire a capire cosa ci fa andare in ansia e cosa ci fa sentire sicuri, e cercare ogni volta di ricreare la situazione ideale prima di una gara per dare il massimo e ricevere qualche soddisfazione dalla performance che si ha fatto.

Tanto sudore, tanto tempo, tanta fatica per cosa? Per vedere tutto rovinato dall’ansia?

La cosa che più mi dispiace è che si da così poca importanza all’aspetto mentale per poi vedere atleti che sono guidati dalle emozioni e non atleti che esprimono emozioni.

Più andiamo avanti e più le ricerche scientifiche ci portano ad avere strumenti per migliorare l’allenamento, ma la componente mentale? Anche quella va allenata, e ci sono molti modi per allenarla. Ma perché non lo si fa? Se ci si prende cura anche della parte mentale non vuol dire che si è deboli o che non si è dei campioni ma significa aver capito che per diventare atleti ad altissimo livello bisogna allenare il fisico, la tecnica, la tattica e la testa.

Pensiamo ad Hanyu, lui è totalmente concentrato mentre pattina, non penso che abbia dubbi sulla riuscita o meno dei salti, sa che li farà, è sicurissimo di ciò che sta facendo tanto che dall’esterno sembra che non faccia nessuna fatica.

Ecco secondo me tutti dovrebbero cercare di avvicinarsi a lui per quanto riguarda l’approccio alla gara ed il modo di entrare in pista.

Non siete d’accordo? Allora non allenatevi per una settimana prima della gara e poi andate lì e fate il vostro programma. Potrebbe andarvi bene, certo, ma potrebbe anche andarvi male. Non sapreste dire con sicurezza come andrà la vostra gara perché non vi siete allenati con costanza prima. Ecco la stessa cosa succede a tutti quelli che non portano attenzione alla parte mentale-emotiva: un salto nel vuoto a ogni gara. Oppure un salto nel vuoto che finisce con uno schianto quando si arriva a una delle gare più importanti e non si riesce a reggere la pressione.

Per concludere spero solo che questo articolo vi faccia riflettere sull’importanza del mentale in questo sport. Perché se un atleta sa far benissimo determinati salti, come mai proprio in gara non vengono più?

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