Pozzecco: aspetto ludico e professionalità sono compatibili

Pozzecco

Qual è il desiderio di ogni giocatore dopo aver concluso la propria carriera? Beh… molti direbbero continuare a giocare, ma spesso non è possibile e, quando lo è, molto difficilmente è come si vorrebbe. Qual è, quindi, la soluzione migliore per continuare a vivere nel mondo dello sport? Fare l’allenatore! E quale miglior modo di farlo se non nella propria squadra. Questo è quello che è accaduto a Gianmarco Pozzecco, ex giocatore del Varese, che ora si ritrova ad allenarlo.

Facciamo un veloce salto nel passato. Pozzecco è ancora un giocatore, un playmaker famoso per la sua rapidità e per l’inventiva nei passaggi, è molto bravo nei tiri a distanza e un po’ carente nella fase difensiva. Soprannominato “la mosca atomica” viene lodato e amato dai suoi tifosi. Siamo nel 1999, Pozzecco fa parte della squadra di Varese, i “Varese Roosters”, nome adottato tra il 1998 e il 2001. In questo anno i Roosters vincono lo scudetto della stella, un’ottima conquista per il futuro allenatore. Ma il destino ha in serbo altre soddisfazioni per Pozzecco. La chiamata da parte di Vescovi (General manager e presidente della pallacanestro Varese), infatti, gli “cambia la vita”, parole dello stesso allenatore. Ad oggi Pozzecco si ritrova ad essere allenatore della Cimberio, un desiderio che in molti hanno.

Ma che effetto fa? Gianmarco ci dice “molto particolare”, è come fare un tuffo nel passato, rivedere vecchie conoscenze ci porta a ricordare vecchi momenti, i quali, per Gianmarco a Varese, sono stati molto belli. 

Una domanda sorge spontanea: cosa possiamo aspettarci da uno dei giocatori italiani più amati dal pubblico della pallacanestro? Lo ameranno anche come allenatore? Lui stesso dichiara di voler portare i suoi giocatori ad essere amati dai tifosi, ma non fa cenno a se stesso, forse perché il ruolo da allenatore è difficile, in quanto il primo pensiero dev’essere la tua squadra e non te medesimo. Ma non sembra importare a Pozzecco, “se Varese sarà amata io sarò felice!”, è questo che ci fa capire il nuovo allenatore. Un desiderio bramato da Pozzecco, rivela lo stesso, è ricostruire “qualcosa di simile al 1999”. Sarebbe un’altra soddisfazione che si andrebbe ad aggiungere all’elenco.

Passiamo ora ad un aspetto molto importante che tocca lo sport in generale, alla domanda: “cosa cambierebbe del Basket” Pozzecco risponde: “Tante cose”.

L’allenatore spiega come, per molti, il ”divertimento” non vada di pari passo con l’aspetto professionale. Oggigiorno lo sport è diventato solo un lavoro? Una domanda molto interessante… potremmo essere d’accordo o meno, ma sicuramente molte volte l’aspetto del “Gioco” (quale è!) viene perso di vista.

Altro punto sono i giocatori. È sempre difficile scegliere quali giocatori tenere e quali no, chi far giocare e chi no. Pozzecco ci parla di un grosso problema che colpisce questo aspetto: la scelta della nazionalità. È vero che, essendo in un campionato italiano, bisognerebbe privilegiare gli italiani, ma il loro prezzo di mercato non rispecchia le qualità e spesso vi sono altri giocatori stranieri con competenze migliori. Sempre l’allenatore però ribadisce l’importanza per il pubblico di familiarizzare con “casa” quindi con giocatori della propria Nazione. Anche qui possiamo porci una domanda interessante: “è giusto privilegiare giocatori solo per la loro nazionalità?” Non si parla certo di razzismo, ma bensì di una sorta di “protezionismo”. Sarebbe meglio avere un minimo di giocatori di casa? O continuare come da sempre scegliendo chi più ci aggrada? Di conseguenza però chi ha più soldi non si potrebbe permettere giocatori migliori? E magari, in una squadra Italiana, vedremmo solo giocatori stranieri. Ritorneremmo così alla prima domanda “lo sport sta perdendo di vista il suo primo obiettivo, il divertimento?

Un ultimo aspetto di cui Pozzecco parla è la correttezza. Mentre tra i giocatori vige la meritocrazia, gli allenatori si “vendono al miglior offerente”. Ed eccoci tornare di nuovo alla prima domanda. Per rispondere a tutto questo Pozzecco dice di volere una squadra capace di unire il divertimento e la passione alla professionalità. Vuole giocatori che amino quello che fanno, che abbiano voglia di GIOCARE a basket. Un gruppo di “amici” potremmo dire. E non è forse l’essere amici la cosa che unisce di più un gruppo di giocatori?

Varese per Pozzecco è un po’ come un ritorno a casa; sia all’inizio che alla fine della sua intervista Gianmarco dice che la vita gli è cambiata con Varese. La prima volta quando è stato chiamato come giocatore e, ora, anche alla seconda chiamata. È importante sottolineare questo punto. Per l’allenatore la vita cambia perché è felice di continuare la sua carriera cominciata da giovane e, ricollegandoci a quanto detto prima, lo sport deve essere divertimento. Così facendo la vita, come ci ricorda Gianmarco Pozzecco, può avere risvolti soddisfacenti.

Michele Vagli per Ment&Sport

 

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