Profondo Rosso…nero: e se servisse Freud?

Sinisa Mihajlovic (goal.com)
Sinisa Mihajlovic (goal.com)

Il Milan visto in queste prime sette giornate sembra il fratello gemello della squadra che ci si aspettava. Con una differenza di non poco conto: una campagna acquisti faraonica ad agosto, un sacco di milioni di euro investiti per rinforzare l’ossatura di una squadra uscita a pezzi dal campionato scorso. Ma i vari Bacca (cannoniere del Siviglia trionfatore dell’Europa League e strappato alla concorrenza di molti grandi club), Luiz Adriano, Romagnoli (centrale difensivo di grande prospettiva), Bertolacci (ottimo centrocampista col vizio del gol) e da ultimo Balotelli non hanno cambiato di una virgola l’andamento discontinuo e negativo della passata stagione. Che sia tutta colpa dei nuovi acquisti? della dirigenza composta principalmente da due amministratori delegati che si fanno puntualmente la guerra? 0 di Mihajlovic, allenatore grintoso, ma forse non abile a sfruttare le caratteristiche di giocatori che la società gli ha messo a disposizione e che non sembrano essere inferiori a quelli di altre squadre?

L’analisi di una classifica al momento piuttosto deprimente (nove punti in sette partite con quattro sconfitte già sul gruppone) e la botta dello 0-4 interno con una diretta concorrente come il Napoli hanno fatto scattare ufficialmente l’allarme. E’ lo stesso Mihajlovic, nella conferenza stampa post- partita contro i partenopei, a dire: “Siamo deboli di testa, forse ci vorrebbe Freud per trovare la soluzione che ci aiuti a uscire da questa crisi”. Una squadra sulla carta costruita per vincere che, però, forse soffre troppo la pressione di una ambiente dove la dirigenza e, soprattutto il grande popolo rossonero, sono stanchi di perdere e di fare brutte figure. Ma soprattutto di non essere minimamente all’altezza con il grande Milan del passato, da quello di Sacchi ad Ancelotti passando per Capello. Un Milan fantastico: confrontarsi con quel modello – al momento davvero irraggiungibile – potrebbe spiegare la difficoltà dei calciatori del nuovo corso rossonero. Nonostante i roboanti nuovi innesti, invertire la rotta negativa dell’anno scorso sembra un’impresa. E se non ci riesce neanche un duro come Mihajlovic, che sta anche cercando di fare lo psicologo, non si capisce come si possa uscire da questa triste situazione.

All’aspetto psicologico, si unisce poi quello tecnico-tattico e legato al gioco. Si sa che Berlusconi ama il “bel giuoco”, ma se Mihajlovic non fosse l’allenatore giusto per far divertire i tifosi e far rendere una squadra costruita per “fare gioco” e imporsi sugli avversari?  Di certo, la squadra adesso sembra un ibrido, “senz’anima” neanche troppo ben troppo riuscito: che il cambio di modulo annunciato o una maggiore convinzione, ancora non maturata, nei propri mezzi aiutino gli uomini dell’allenatore serbo a uscire da questa situazione? Staremo a vedere…in attesa di Freud.

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