(Fonte immagine: https://it.eurosport.com/olimpiadi/pyeongchang/2018/fontana-goggia-e-moioli-le-eroine-di-pyeongchang-simbolo-del-girl-power-che-inizi-la-rivoluzione_sto6657785/story.shtml)

 

Dal 9 al 25 Febbraio 2018, i cinque cerchi olimpici si sono abituati agli occhi a mandorla della contea di Pyeongchang in Corea del Sud. Il calendario tanto atteso ha visto in scena quindici discipline, per un totale di più di cento eventi. La delegazione italiana è stata tra le più folte di sempre: gli atleti sono stati centoventuno, un record secondo solamente all’edizione disputatasi a Torino nel 2006, un’edizione con centosettantanove partecipanti azzurri.

Non c’è mai stata un’edizione in cui l’Italia ha vinto ori solo con le donne, ora c’è. Sofia Goggia, Michela Moioli e Arianna Fontana, tutti nomi che erano nelle previsioni e nelle speranze dei tifosi italiani, ma veder salire il tricolore sul gradino più alto è stata una stupenda conferma: la bandiera italiana dello sport invernale ha una forte leadership in rosa. L’edizione con più ori al femminile è stata quella del 1994 in Norveglia: Deborah Compagnoni nello slalom gigante, Manuela Di Centa con una doppietta nel fondo e Gerda Weissensteiner nello slittino. In Corea, quest’anno, siamo saliti a quota tre ori come a Salt Lake City quando trionfarono la Belmondo nello sci di fondo, la Ceccarelli nel SuperG e la Paruzzi sempre nel fondo.

Quindi non siamo diventati una nazione di vertice rosa così all’improvviso.

Negli sport invernali, la tradizione è ben consolidata. Quattro anni dopo un’Olimpiade che poteva vincere, e invece l’ha portata in sala operatoria con un crociato sinistro saltato, Michela Moioli conquista un oro incredibile. In un’intervista, ha lei stesso dichiarato di aver desiderato che ci fossero ad accompagnarla e sostenerla sua madre e sua sorella, si sentiva che sarebbe stata la sua gara, e così è stato. Il primo oro nella storia dello snowboard italiano, un’impresa, quella della 22enne bergamasca di Alzano Lombardo, ottenuta nel cross, una specie di rodeo su gobbe di neve che porta spesso e malvolentieri a contatti e cadute, come quella terribile di Sochi 2014. Nonostante quel ricordo, dopo quattro vittorie in Coppa, con tutti i pronostici dalla sua parte che potevano anche schiacciarla, Michela ha preso in pugno la gara sin dall’inizio, trasformando quarti, semifinali e la finale in una discesa trionfale.

In queste olimpiadi c’è qualcosa in più, c’è Sofia Goggia che aggiunge qualcosa di speciale a tutto questo: è la prima donna italiana a vincere in discesa libera all’Olimpiade, la disciplina più complessa della velocità. Il suo oro è ancora più prezioso, conta un solo punto in più nel medagliere, ma tantissimi punti nella memoria sportiva della nostra nazione. Sofia e Michela, entrambe bergamasche, hanno condiviso speranze e sogni, seguendo la scia e l’esempio della portabandiera Arianna Fontana, primo oro in questa edizione. Lo voleva, lo ha raggiunto. Con una determinazione che ha coinvolto e convinto le altre ragazze che si poteva fare! Grazie alle sue trionfali spedizioni a cinque cerchi la Fontana ha scritto e riscritto la storia dello short track italiano e internazionale: con otto medaglie ha eguagliato i leggendari Victor An e Apollo Ono diventando la più vincente di sempre in pista corta.

E chissà che non sia finita qui: a 27 anni, la Fontana sta attraversando il miglior momento della sua carriera e a Pechino 2022 potrebbe scrivere, insieme alle altre atlete, nuovi capitoli di un libro tutto a beneficio dello sport italiano.

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