Qual è il tuo obiettivo? L’atletica ed il “vento favorevole”

Domenica, sulla nostra pagina Facebook, abbiamo pubblicato una citazione interessante di Julio Velasco: 

“Non puoi chiedere a qualcuno di correre finché non è stanco. Devi dirgli di correre fino a quel punto laggiù. Il rischio, altrimenti, è di farlo correre a lungo, ma senza qualità e senza intensità”.
Cosa intendeva Velasco, con questa affermazione? Che differenza c’è tra il correre finchè si è stanchi ed il correre fino ad un determinato luogo? L’ex allenatore individuava questa differenza in due concetti: qualità e intensità. Aveva ragione? Avete mai fatto qualcosa, dicendovi “la faccio finché riesco”? Come è andata? Spesso, quando il focus è su di noi e non sull’obiettivo, ci perdiamo e desistiamo prima (ne abbiamo parlato nel post del 27 ottobre 2014 – La fatica nei runners: come imparare a gestirla?). Avere un’obiettivo concreto, tangibile, osservabile, rende il percorso decisamente più semplice. L’esempio più banale è quello della foto sul frigorifero: quando nei film il protagonista vuole essere pronto per la prova costume, attacca sul frigorifero la sua foto di quando era in forma. La foto, in quel momento, trasforma l’obiettivo “tornare in forma” in qualcosa di concreto, osservabile!.
Ma partiamo dal principio. Fermo restando che senza obiettivi si perde la motivazione, proviamo a vedere come questi obiettivi dovrebbero100m_women_Golden_League_2007_in_Zurich essere: SMART. Cosa significa? Significa Specific (specifici, niente di vago!), Measurable (misurabili, abbiamo bisogno di un feedback finale!), Achievable (raggiungibili, cioè stimolanti ma all’altezza delle nostre capacità), Realistic (realistici, non spariamola troppo grossa!) e Time-related (Basato sul tempo, dobbiamo sapere entro quando vogliamo raggiungerlo). L’obiettivo, se non è SMART, rischia di far perdere la motivazione. Prendiamo un atleta che pratica i 100 mt. Quando inizia la stagione, insieme al proprio staff tecnico, si pone degli obiettivi. Se rispetta il principio SMART, non può dirsi “vediamo che tempo faccio quest’anno”, oppure “il mio obiettivo è dare il massimo”, ma dovrà definire nello specifico, ad esempio, quali sono i parametri che definiscono il suo massimo, così da poter avere un reale riscontro a fine stagione.
Inoltre, una seconda grossa differenza che intercorre tra gli obiettivi, è quella della loro natura. Esistono obiettivi di performance ed obiettivi di risultato. Mentre i primi dipendono solo ed unicamente dall’atleta, i secondi sono in funzione di ogni avversario. Porsi obiettivi di risultato è molto rischioso e può terminare con sentimenti di delusione e perdita di motivazione. Se l’atleta centometrista citato poco fa, gareggia con Usain Bolt, i propri obiettivi faranno la differenza sulla percezione finale. Porsi come obiettivo il primo posto (obiettivo di risultato) ed arrivare secondo, magari nonostante il record di tempo personale, porterà con sé frustrazione e rabbia. Porsi come obiettivo stare, ad esempio, entro i 10.5 secondi può invece aiutare l’atleta a perseverare ed ad impegnarsi sempre di più, nonostante i piazzamenti iniziali non lo premino. Per quanto tutto questo sia difficile, è ciò che fa la differenza tra un campione ed un atleta qualsiasi. Lavorare su se stessi e non sugli altri, cercare di superarsi, ponendosi obiettivi (SMART!) sempre più stimolanti, è una delle caratteristiche fondamentali di quella che molti definiscono come winning mind, la mentalità del campione.
Finiamo questo articolo come lo abbiamo iniziato, con una citazione, questa volta di Seneca, che ben riassume quanto brevemente detto oggi: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare
Ment&Sport

 

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