Quali le prospettive di un calcio italiano tanto in crisi?

Settimana scorsa sulla Gazzetta dello sport, è uscito un articolo di Alessandro Di Rosa che riguarda uno dei più discussi problemi del calcio italiano: la mancanza di giovani nelle rose delle squadre, soprattutto dei club di Serie A.

L’articolo di Di Rosa si concentra sul “fenomeno Sassuolo” (solo tre stranieri in rosa, molti under 21 titolari e la coppia Zaza-Berardi) ma la sua riflessione può aiutare per comprendere il problema da una prospettiva più ampia.

Ora, che il calcio italiano stia attraversando un momento non particolarmente felice (per usare un eufemismo) è cosa evidente agli occhi di tutti: il ranking Uefa è impietoso, in Champions non siamo competitivi da anni, l’Europa league è sistematicamente snobbata. E poi c’è stato il Mondiale in Brasile. Insomma c’è qualcosa che non va.

Ma questa è storia nota, e non avrebbe senso fare i soliti discorsi su quelli che sono i problemi, piuttosto dobbiamo porci una domanda: come fare per porre fine a tutto questo?

Il problema dei giovani ne riflette un altro ben più grande , quello che veramente manca nell’Italia calcistica (ma forse non solo): è la presenza di un progetto serio e concreto alle spalle dei club. La filosofia del “senza sforzo” è dilagante , l’idea che con un colpo magico tutto si possa risolvere si è impossessata di noi e ci impedisce di avere uno sguardo critico su quelle che potrebbero essere le soluzioni serie. Si tenta di porre fine alla mediocrità (perché oramai il nostro è un campionato mediocre) con il grande colpo dall’estero, il tanto decantato Top Player. Mentre vendiamo sempre più giovani all’estero (Caldirola, Donati, Cristante, giusto per citarne alcuni) cerchiamo l’acquistone, ma per comprare dei veri campioni servono soldi, per avere soldi serve… lasciamo stare, il fatto è che i soldi mancano. Dobbiamo inventarci qualcosa senza.

Già ma cosa? Di Rosa nell’articolo parla di dare maggiore fiducia ai giovani in prima squadra, elogia il Sassuolo e anche Conte che ha avuto il coraggio di convocare Zaza e lasciare a casa Balotelli, (comunque Zaza e Balotelli hanno la stessa età: attenzione a non farci prendere dall’eccitazione); e chiudeva l’articolo auspicandosi che altre squadre seguano l’esempio.

Ecco, forse la fiducia che le cose cambino non basta più.

Poniamo delle regole ferree: numero massimo di 5 stranieri in rosa. Presenza obbligatoria di 7 under 25 in campo,  di cui 4 che provengano dal settore giovanile. Sono esempi di tre direttive semplici e facilmente realizzabili; questo permetterebbe in primo luogo un livellamento generale di tutte le squadre, inoltre necessariamente porterebbe i club ad investire nel settore giovanile, i maggiori sforzi sarebbero volti a produrre giocatori giovani sempre più competitivi. Nel giro di qualche anno potremmo senz’altro riacquistare credibilità, e poi finalmente potremmo tornare al momento in cui potevamo ancora rischiare un 2 fisso su Real Madrid-Milan!

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