Quando il tifo NON è sport

Troppo spesso si pensa che gli unici a soffrire in campo, ad avere sulle spalle tutta la responsabilità e ad essere nell’occhio del ciclone siano solo i giocatori, gli atleti, invece in campo c’è un’altra persona, che in qualche modo, gioca la partita insieme alle squadre: l’arbitro. Anche lui, forse ancora di più, sente la partita e ricopre un ruolo decisivo, su di lui si riversano gioie e malcontenti dei tifosi. A volte la rabbia e la delusione sfociano in comportamenti limite, come è successo all’arbitro Luigi Rosato, picchiato durante l’incontro tra l’Atletico Cavallino e Cutrofiano, in seconda categoria pugliese. E come se non bastasse il presidente del Cavallino rincara la dose dicendo che lui l’avrebbe ammazzato. Un esempio di cosa NON è lo sport e la competizione sana e positiva. Una scena che non si dovrebbe mai vedere nei campi, perché non è questo nè il vero sport nè l’esempio che si vuole dare ai giovani tifosi e sportivi.

Rosato, vuole ringraziare chi gli è stato vicino in questa circostanza e chi lo segue passo dopo passo nella sua avventura, sostenendolo ed aiutandolo nell’ affrontare momenti di tristezza e delusione, che come in questo caso, colpiscono chi, seppur in modo diverso, orbita nel mondo dello sport.

Il padre e la madre, che lo hanno sempre accompagnato in questo viaggio, in questa esperienza, che purtroppo,non è fatta solo di gioie e bei momenti,ma anche di insulti e cattiverie, che troppo spesso vengono rivolte agli arbitri, che cercano solo, come nel caso di Luigi, di fare del proprio meglio, divertendosi e credendo in quello che fanno. Non è facile per dei genitori, sopportare tutto questo, a volte è più difficile per chi ci sta accanto capire certi avvenimenti, ma l’amore e la voglia di farcela supera ogni problema.

Un grazie anche a tutto il mondo dello sport, arbitri, presidenti, osservatori che hanno preso a cuore il suo caso, impegnandosi per fare in modo che certi fatti non avvengano più, sostenendolo e facendolo sentire capito e aiutato.

Ed è proprio grazie a questo grande affetto, oltre a una passione sconfinata, che Luigi non ha nessuna intenzione di tirarsi indietro, mollare non è una parola che fa parte del suo vocabolario, e per fortuna, viene da dire, perché il vero sport è fatto da persone come lui, coraggiose, appassionate e soprattutto corrette.

Speriamo che il suo caso, come molti altri, non passino mai inosservati, ma vengano giustamente categorizzati, come negativi e assolutamente NON sportivi. Lo sport è un momenti di condivisione e di passione che non vuole vedere certe cose.

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