Quando la voglia di fare sport è più forte del corpo.

Palline con sonagli, basi sonore, collaboratori con palette che indirizzano i giocatori. Questi gli strumenti principali per una innovazione che ha appena festeggiato i suoi primi 20 anni di vita: il baseball per non vedenti.
“Se mi avessero detto che, dopo 20 anni, avremmo raggiunto questi risultati, probabilmente avrei pensato che il mio interlocutore fosse matto”. Così si esprime Alberto Mazzanti, presidente dell’ AIBXC, l’associazione Baseball giocato da ciechi.
L’associazione, come detto, ha appena compiuto 20 anni e per l’occasione si è disputato un torneo celebrativo tra tutte le squadre appartenenti al campionato e fra quelle che entreranno a farne parte a partire dal 2015, come il Cus Brescia.
L’obiettivo della associazione però non è solo quello di promuovere questo sport all’interno dei confini nazionali (e già in Italia sta avendo un successo importante) ma è quello di fare diventare il baseball per non vedenti uno sport paraolimpico.
Proprio a questo obiettivo è servita la disputa della Mole’s Cup a Roma, con la presenza dei francesi di Nogent Bandits e dei tedeschi del Bavarian Bats: “La nostra attività può essere praticata anche in altre nazioni e continenti. L’obiettivo, non a caso, è quello di farlo diventare uno sport paraolimpico”, commenta Mazzanti.
Unico rammarico è quello per la mancata collaborazione con gli Stati Uniti ma indubbiamente in questo progetto viene profuso grandissimo impegno.

Al di là della possibile riuscita dell’obiettivo ufficiale: approdare alle Paraolimpiadi, è importante segnalare il caso del Baseball per ciechi che si va ad aggiungere ad altri sport per non vedenti, come il calcio a 5, il judo, il torball (in cui si fronteggiano due team composti ciascuno da 3 elementi) e il GoalBall (che è già sport Paraolimpico). E’ la continua dimostrazione di come sia possibile continuare a fare sport e attività fisica nonostante i limiti oggettivi del proprio corpo.
Ogni atleta che partecipa a questo genere di sport testimonia il fatto che la forza di volontà, e soprattutto la testa sono fondamentali per superare le difficoltà di fronte alle quali ognuno di noi può scontrarsi  (ad esempio, Giuseppe, della Fiorentina Baseball, è diventato cieco solo in seguito ad un incidente, all’età di 29 anni).
Allora questo potrebbe fare riflettere un secondo di più. Che cosa spinge Giuseppe, e altri come lui, a cimentarsi comunque in uno sport?
Non è da tutti subire un trauma del genere e rimettersi in gioco (nel vero senso della parola) , e infatti l’allenatore della Fiorentina in una intervista al Tg1 commenta così: “Questi ragazzi sono ricchissimi di sensibilità, e tante volte loro mi hanno fatto apprezzare quanto è importante ascoltare. A volte loro hanno visto oltre quello che sono in grado di vedere con gli occhi”.
A qualcuno potranno sembrare parole banali, dette davanti a un microfono, quasi scontate, ma per noi che siamo considerati “normali” (ma cosa vuol dire poi essere normali?) devono costituire un insegnamento preziosissimo. E un grandissimo esempio di forza d’animo. Ritengo, nonostante si rischi di cadere nel qualunquismo e nella retorica, che persone del genere siano da ammirare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *