Quando le emozioni aiutano lo sport

Avete mai notato che i giornali sportivi tendono a dare maggiore risalto alle emozioni negative rispetto a quelle positive? Dal calciatore che non segna più, perché sviluppa la paura di sbagliare, al tennista che la sera prima non riesce a dormire a causa dell’ansia pre-gara, spesso si richiama come debbano essere gestite le emozioni negative al fine di migliorare la prestazione in generale. Tuttavia non viene considerata l’altra faccia della medaglia, le emozioni positive. Se per ottenere una prestazione ottimale bisogna attenuare le emozioni negative, quale modo migliore se non promuovere quelle positive?

LE EMOZIONI POSITIVE CI INFLUENZANO – Gli aforismi riguardanti “l’essere positivi” sono molto comuni, l’intenzione è quella di diventare consapevoli di come le emozioni positive possano cambiare il colore della nostra giornata. Negli ultimi vent’anni, la psicologia positiva ha certificato come lo sviluppo di caratteristiche individuali positive tra cui rientrano una personalità ottimista o la propensione a provare gioia e speranza, contribuiscano a migliorare la percezione della propria vita. Dunque secondo tale corrente vivere emozioni positive migliora il benessere: insomma, vale sempre la pena di vedere il bicchiere mezzo pieno.

LA PRESTAZIONE OTTIMALE – Tutto molto bello, vero? Ma la domanda è: “come faccio a provare più emozioni positive per aumentare il mio benessere?” Ebbene c’è una condizione che permette di farlo, una sorta di stato di coscienza in cui il bicchiere non è solo mezzo pieno, ma straborda addirittura. Tale condizione è detta flow e consiste nel sentirsi totalmente coinvolti nell’attività che si sta svolgendo, tanto da perdere completamente la cognizione del tempo e la consapevolezza delle proprie azioni. Il flow si configura in una prestazione ottimale, in cui il gesto dell’individuo è al culmine e lo porta a sperimentare uno stato d’animo positivo, appagante e di entusiasmo appassionato.

FLOW NELLO SPORT E NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI“Nei momenti in cui sono stato in assoluto più felice della mia prestazione, ho avuto la sensazione di essere una cosa sola con l’acqua, con ciascuna delle bracciate che davo e con tutto quello che mi circondava… Ero un tutt’uno con quello che stavo facendo. Sapevo esattamente come avrei nuotato durante la gara; sapevo di essere padrone di ogni mio gesto” (Jackson e Csikszentmihalyi – 1999)”.

Questo è il perfetto esempio di stato di flow: il nuotatore non pensa a come eseguire ogni singolo gesto, non si accorge del tempo che passa, è totalmente assorbito nell’attività che sta svolgendo e che ama. Questo totale assorbimento è percepito come estremamente gradevole e positivo, consente di sentirsi autorealizzati attraverso il raggiungimento della prestazione ottimale. Ma sport a parte, tale situazione si può provare anche nelle attività quotidiane? La risposta è chiaramente, ed eccone un esempio tratto da una delle attività più popolari tra i giovani d’oggi, i videogame: “Non penso ai tasti che schiaccio, quando prendo il mio personaggio e inizio a giocare penso solo a vincere. Non mi accorgo più del tempo scorrere; le mosse mi vengono automatiche e i movimenti anche, come se l’avatar fosse un’estensione del mio corpo”. Anche qui risaltano le dimensioni della totale immersione e della percezione alterata. Come per lo sportivo, anche il videogiocatore è totalmente immerso nell’attività che sta svolgendo e ciò gli consente di sperimentare uno stato d’animo positivo.

Per cui volete vivere in maniera più positiva? Bene, avete una buona scusa per svolgere attività piacevoli che vi coinvolgano totalmente.

Gabriele Barone e Erica Negro Cousa

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