Ho sofferto di anoressia e lo sport penso sia diventato un’ossessione. Ho cominciato  a correre ma più che piacere era diventato un vero e proprio dovere. Mi generava ansia, troppa ansia fino a quando è diventato un pensiero ossessivo. Dopo alcuni accertamenti sulla mia salute non ho potuto più correre ma rifiuto ogni tipo di sport (anche la palestra che prima adoravo). Soprattutto è rimasto il pensiero ossessivo. Come uscire da questo tunnel e praticare sport normalmente?

Carissima, grazie per averci scritto e condiviso una parte della tua esperienza.

Spesso lo sport rientra nel quadro dell’anoressia come strumento finalizzato alla perdita. Dal voler correre per il piacere di farlo e per le emozioni che porta diventa un correre per dovere e il dovere è perdere quello che viene percepito come “peso extra”. Lo sport insomma perde quella dimensione di piacere per il piacere e ancora oggi la tua mente sembrerebbe associare la corsa a quell’esperienza dolorosa alla quale eri incatenata. La tua domanda ci permette di riflettere sul come, alcune volte, lo sport possa diventare fonte di malessere nel momento in cui si trasforma in un ingranaggio ossessivo. Si parla infatti di Sport Addiction o sindrome da sport ossessivo, un fenomeno associato a motivazioni più di tipo estrinseco, in cui l’esperienza sportiva è sostenuta principalmente da aspetti legati alla forma fisica e all’apparire. Nel concreto si esprime con un atteggiamento molto rigido nei confronti della pratica sportiva e si manifesta sotto diverse forme: senso di colpa se si salta un allenamento, giornate programmate unicamente in funzione del training, malessere se non si può uscire a correre, seguire alla lettera la tabella, sintomi di astinenza, nervosismo e spesso disturbi del comportamento alimentare. L’ossessione da sport si presenta spesso come risposta ad un eccessivo perfezionismo o a scarsi livelli di autostima ma anche come tentativo di controllare un disagio interiore. Cosa fare quando si iniziano a manifestare i primi sintomi? Innanzitutto è bene chiedersi in modo sincero, senza temere l’incontro con le proprie fragilità ed emozioni, quali siano le vere ragioni per cui pratichi sport. Se queste sono strettamente legate a motivazioni secondarie (es. perdere peso, scacciare delle delusioni, avere un corpo scultoreo, etc…) è bene rivolgersi ad un professionista psicologo/psicoterapeuta che ti possa aiutare a comprendere certi aspetti del sé, se opportuno ridimensionarli ed investirli di nuovi significati alla ricerca di un equilibrio psico-fisico che aiuti a ritrovare il benessere nella pratica sportiva!

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