Rafael Nadal: storia di un rituale

La fortuna aiuta gli audaci, così dicono. È risaputo che il mondo dello sport è pieno di superstizioni, riti scaramantici, amuleti e tanto altro: da Sharapova la giocoliera, passando per gli infiniti rimbalzi pre-servizio di Djokovic, arrivando ai rituali scaramantici di Nadal, il tennis offre spunti divertenti anche ai margini del rettangolo di terra rossa.

Sono molto noti i gesti superstiziosi di cui è vittima o artefice Rafael Nadal, il suo è un vero e proprio cerimoniale propiziatorio: partendo dall’entrata in campo, con il borsone sempre appoggiato sulla spalla destra e la racchetta nella sinistra, passiamo alla corsa che fa dalla rete fino a fondo campo dopo sorteggio e foto di rito, la sistemazione delle bottigliette in maniera precisa, con l’etichetta rivolta verso il terreno di gioco, ed infine l’attesa dell’avversario, Nadal deve essere sempre il secondo tra i due ad attraversare la rete di metà campo a fine set.

Ognuno di noi ha una sua personalità con dei tratti, Nadal rientra nell’ambito delle persone meticolose, il suo compiere tutta questa famosa serie dimostra che c’è una componente più sulle righe, che lo fa sentire padrone della situazione. Il tennista attua sia al servizio che in risposta dei rituali sempre uguali, che prevedono che la sua mano compia nell’ordine: la smutandata propriamente detta, tocco al naso, passaggio dei capelli dietro l’orecchio sinistro e poi dietro quello destro, tocco alla pallina che è nella tasca, come per spingerla più a fondo.

In molti, anche suoi colleghi, hanno scherzato su questi gesti, c’è anche chi si è posto diverse domande sulla portata di questo fenomeno, arrivando addirittura a supporre che si possa trattare di questioni di ordine maniacale. Da tutto ciò si nota che la smutandata in realtà è un meccanismo quasi robotico, forse non si può parlare propriamente di tic, che invece deve essere ricondotto ad una sequenza di movimenti impossibili da controllare. Nel caso del tennista si tratta di un vero e proprio rituale, Nadal sincronizza i movimenti, fa sì che essi precedano o accompagnino il gesto tecnico per una ragione legata al mantenimento della concentrazione, o perché no, alla superstizione: se l’ho sempre fatto ed è sempre andato tutto bene, perché dovrei smettere? In quest’ultimo caso il comportamento è indotto da una particolare credenza ed è esercitato in maniera consapevole, nulla dunque a che vedere con i tic per i quali deve esistere una coazione a ripetere sulla quale non è possibile esercitare controllo.

Certo è che se uno dovesse ripetere questo rituale ogni volta che deve prendere l’ascensore o la metropolitana, verrebbe ricoverato da uno psichiatra; invece in partita è la coperta di Linus che rende Nadal superiore, malgrado il suo gioco non lo sia. È una coperta che, ovviamente, fisicamente non c’è, ma che non può essere perduta né andar distrutta, è proprio grazie a questa che prima di ogni quindici, Nadal inclina il campo leggermente a proprio vantaggio. Nel suo caso questa ritualità non diventa invadente tanto da disturbare la finalità dell’azione, è favorente e utile, indubbiamente curiosa; c’è forse un po’ di teatralità, ma non credo sia una costruzione, lo fa perché gli viene e lo sa sfruttare.

La superiorità di Nadal è mentale.

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