Ray Allen, una lettera lunga come la sua carriera

Walter Ray Allen, giocatore NBA ruolo guardia, in carriera ha vinto il titolo con Boston e Miami, si ritira definitivamente dal basket giocato alla “giovane” età di 41 anni. Come i più grandi anche Ray ha voluto lasciare un solco marcato del suo passaggio in questo sport. In carriera lo ha già fatto con i risultati, essendo attualmente il miglior tiratore da tre punti della storia della NBA con 2973 triple messe a segno. E come Kobe Bryant, anche lui ha ufficializzato il suo abbandono definitivo con una lettera indirizzata a se stesso, a quel Ray 13enne sempre messo da parte, che passava ore in un campo da basket e che poi, entrato nell’olimpo dei grandi, faceva a gara con questi a chi arrivasse per primo all’allenamento ed uscisse per ultimo (come Kobe, anche Ray è un ossessivo-compulsivo della perfezione).

La lettera è un po’ lunga, ma vale la pena leggersela tutta, perchè insegna che cosa ci stia dietro a tanto successo! Buona lettura 🙂

“Caro Ray tredicenne, quando scenderai dallo scuolabus domattina, sarai in un nuovo mondo. Niente di nuovo. Ogni volta che tuo padre veniva stanziato in una nuova base dell’Air Force, dovevi dire addio ai tuoi amici ed iniziare una nuova vita. È sempre la solita routine ogni tre anni circa.
California del Nord. Germania. Oklahoma, Inghilterra. California del Sud.
E ora Dalzell, South Carolina.
Sei abituato ad essere il ragazzo che nessuno conosce. La maggior parte della tua esistenza è passata cercando di trovare nuovi amici, cercando di mostrare alla gente che sei un bravo ragazzo e che non farai loro del male. Sei abituato ad essere un outsider.
Hai imparato bene ad esserlo.
Questa volta è diverso. Siamo a metà dell’anno scolastico. Tutti si conoscono già, tu sei in un’età critica e i ragazzi…
I ragazzi sono cattivi.
Hai passato la tua intera vita nel mondo militare. Fino ad ora, i tuoi amici venivano tutti da famiglie di militari. Hai camminato nel tuo quartiere con la carta d’identità intorno al collo come la targhetta di un cane, nel caso fosse comparso qualcuno di sconosciuto. Hai passato gli anni delle elementari in Inghilterra. Quindi, anche se non lo sai, per qualcuno tu parli troppo bene.
Quando scenderai da quello scuolabus domani e aprirai la bocca, quei ragazzi ti guarderanno come se fossi un alieno.
“Parli come un bianco” ti diranno.
Ti guarderai intorno e vedrai gruppi di ragazzi accomunati da qualcosa, e sentirai di non avere una tua collocazione.
Penserai “non capisco, chi dovrei essere?”.
Sarò onesto al 100% con te. Vorrei dirti che le cose saranno più facili, che ti inserirai, che andrà tutto bene. Ma tu non ti unirai ai ragazzi bianchi, ai neri… o ai nerd… e neppure ai fighetti.
Sarai il nemico di un sacco di gente solo perché non sei di queste parti.
Sarà la cosa più difficile e allo stesso tempo la cosa migliore che ti capiterà.
Quello che voglio che tu faccia è questo: vai al campo da basket. Resta nel campo da basket più che puoi. Puoi costruire lì la tua intera esistenza.
Il mondo è molto più grande di Dalzell, South Carolina. Se ti attieni al piano, lo scoprirai. Ricorda quando, sdraiato nel letto in quei sabato e domenica mattina, senti accendersi il motore del vecchio Trans-van di tuo padre.
Conosci quel suono. Non ti piace.
Tutto ciò che vorresti sarebbe dormire, ma prendi la tua scarpe e corri giù per le scale perché ti lascerà lì. Hai esattamente 2 minuti prima che il van si metta in moto e lui faccia retromarcia fuori dal vialetto. Lui è in servizio militare, e se non arrivi alla base della Air Force alle 09:00 precise e metti il tuo nome in cima alla lista d’ingresso, dovrai aspettare lì intorno tutto il giorno prima di poter entrare.
Imparerai tanto in quel campo. Essendo un tredicenne che gioca contro uomini, imparerai a giocare in transizione per necessità. Dovrai giocare così veloce che tutti i militari inizieranno a chiamarti “Showtime” al tuo ingresso in palestra.
Tra le partite, quando sarai con loro a bordocampo, voglio che tu ascolti molto attentamente tutte le storie che quegli uomini racconteranno.
Sentirai molti “Ragazzi, vorrei che…” in quei momenti.
Ragazzi, vorrei tornare indietro nel tempo.
Avrei voluto fare il “D-I” (Drill Instructor, addestratore di reclute, ndr).
L’alcool ha preso il meglio di me.
Ragazzi, avrei…
Ragazzi, avrei dovuto…
Vorrei tornare indietro, ragazzi…
Non metterti mai nella posizione di dover desiderare di avere una macchina del tempo, Ray. Dovrai stare attento, perché le cose si faranno sempre più difficili a mano a mano che aumenterà il tuo successo sul campo.
Quando inizierai a ricevere attenzioni dai college, qualcuno dei tuoi compagni ti dirà “UConn? Starai in panchina per 4 anni”.
Solo perché non bevi, ti diranno “Amico, diventerai alcolizzato una volta al college, non sei preparato. Tutto quello che si fa lì è bere”.
Un sacco di gente non vorrà vederti avere successo. Non accanirti contro queste persone. Credimi, non servirebbe a nulla.
Invece, ricorda esattamente chi ti ha detto queste parole.
Ricorda come le hanno dette.
Ricorda i loro volti.
Tieni le loro voci dentro la tua testa e usale come carburante ogni singolo giorno al tuo risveglio.
E le voci che ti dicono che sei il migliore? Quelle sono voci da tenere lontane. Quando inizierai a catturare l’attenzione nazionale alla high school, sentirai cose come “il jumpshot di Ray è un dono di Dio”.
Ascoltami bene: a Dio non importa se segnerai o no il tuo prossimo tiro.
Dio ti darà tante cose nella tua vita, ma non ti regalerà il tuo jumpshot. Solo il duro lavoro.
Non essere così ingenuo da pensare di essere pronto per il basket collegiale.
Ragazzino, non sei pronto.
Alla high school, potresti credere di sapere cosa serve per essere un grande giocatore di basket, ma davvero non ne hai idea. Quando arriverai a UConn, il tuo allenatore ti mostrerà davvero cos’è il duro lavoro.
Il suo nome è Jim Calhoun. Non entrare nella sua lista nera.
Quando entrerai in quella palestra per la prima volta, preparati ad un bel casino. Sarai tutto eccitato nell’indossare la divisa degli Huskies e iniziare a tirare. Poi Coach Calhoun cambierà tutto.
“Matricola!” dirà “Pensi di meritare questa divisa? Non ne hai il diritto. Non ancora”.
Quindi gli assistenti allenatori cominceranno a distribuire pantaloncini e canotte grigie a tutte le matricole.
“Voglio vedere un po’ di sudore” dirà il coach.
Fino a quel momento, penserai che è tempo di andare in campo, mettere qualche tiro e mostrare le tue abilità.
Quando ti troverai dentro il primo allenamento di Coach Calhoun realizzerai Oh, sto gioco è un maledetto puttanaio.
Ti troverai nel bel mezzo del più duro allenamento della tua vita. Sarai senza fiato, piegato in due. E il bello è che la palestra qui a Storrs ha l’aria condizionata. Il tuo corpo è abituato a giocare in quei bagni turchi che sono le palestre del South Carolina, dove non c’è aria condizionata,
A fine allenamento, coach Calhoun farà allineare tutti e vi guarderà uno ad uno, scorrendo la riga. Quando arriverà a te, guarderà la tua canotta. Ci sarà una sola goccia di sudore sul tuo pomo d’Adamo.
Ti guarderà. Guarderà la goccia. Poi guarderà te.
“Tutto qui? Direi che non ti abbiamo allenato abbastanza, Allen”.
L’allenamento successivo sarà ancora più duro.
Quest’uomo arriverà quasi al punto di spezzarti, ma farà di te un giocatore e una persona molto migliore. Questa sarà la tua introduzione a cosa davvero serve per essere grandi.
Qualche giorno dopo, avrai uno dei momenti più memorabili della tua vita. Ti alzerai alle 5:30 del mattino a andrai in sala pesi ad allenarti prima di tornare in dormitorio a fare una doccia prima delle lezioni.
Ti metterai una camicia e una cravatta, ti metterai lo zaino in spalla e camminerai per il campus per la prima lezione della tua giornata.
È presto, quindi c’è calma in giro. Le foglie stanno scricchiolando sotto i tuoi piedi. Sei dolorante, ma i tuoi vestiti sono a posto. Ti sei allenato. Sei preparato. Hai un obiettivo.
Non so perché proprio in quel particolare momento, ma mentre cammini penserai “Wow, sono uno studente di college. Non importa cosa accadrà alla fine, renderò orgogliosa la mia famiglia”.
Quando arriverai in classe e ti siederai, una ragazza si girerà da te e ti dirà “Hey, perché sei vestito così?”
Tu risponderai “Perché io posso”.
In quel momento, ti sentirai come se avessi conquistato il mondo.
Potrei finire qui questa lettera, e probabilmente sarai eccitato su tutto ciò che otterrai nella vita. Ma hai davanti a te 18 anni di carriera nella NBA.
Come posso riassumere quasi 2 decadi nella NBA? Cosa davvero hai bisogno di sapere? Cos’è davvero importante?
Giocherai contro i tuoi eroi: Michael Jordan e Clyde Drexler.
Giocherai insieme a Hall of Famers come: Kevin Garnett, Paul Pierce, LeBron James, Dwayne Wade.
Talvolta sarai preoccupato.
Talvolta penserai di non essere nel posto giusto.
Ma continuerai a giocare ogni giorno, mettendoti al lavoro.
Farai oltre 26.000 tiri nella tua carriera. Di questi, almeno 6 di 10 non entreranno. Te l’ho detto che questo gioco è un maledetto puttanaio.
Non preoccuparti, comunque. Un uomo di successo è costruito su 1000 fallimenti. O, nel tuo caso, da 14000 tiri sbagliati.
Vincerai un campionato a Boston.
Ne vincerai un altro a Miami.
Le personalità in questi due team saranno diverse, ma entrambe le squadre avranno la stessa cosa in comune: routine.
Vecchie noiose routine.
So che vorresti che ti dicessi qualche segreto per avere successo in NBA.
Il segreto è che non c’è alcun segreto.
Sono solo vecchie noiose routine.
In ogni spogliatoio in cui sarai, tutti diranno tutte le cose giuste. Tutti diranno che voglio sacrificare qualsiasi cosa per vincere un titolo. Ma questo gioco non è un film. Non si tratta di essere l’uomo decisivo nel 4° quarto. Non si tratta di parlare. Si tratta di lavorare ogni singolo giorno, quando nessuno ti guarda.
Kevin Garnett, Paul Pierce, LeBron James, Dwayne Wade. Le persone con cui vincerei questi campionati saranno persone molto diverse tra loro. Quel che fa di loro dei campioni sono le vecchie noiose routine che nessuno vede. Fanno a gara per vedere chi è il primo che arriva in palestra e l’ultimo ad andarsene.
I tuoi coetanei che pensano che questo è un cliché, o che pensano che a loro non serva visto il loro talento dato da Dio, giocheranno tutta la loro carriera senza vincere un titolo NBA.
Ma voglio che tu capisca qualcosa di più profondo. I titoli non sono la cosa importante.
Esatto, perché ci sarà un senso di appagamento e di soddisfazione quando alzerai il trofeo sopra la testa, ricordando tutti quelli che ti dicevano che non saresti giunto a nulla.
Panchinaro.
Alcolizzato.
Ragazzo bianco.
Ma dato che sono sincero con te, capirai che dopo aver vinto il tuo primo titolo tutto ciò scemerà. La soddisfazione passa. Se punti solo a questo, finirai per essere molto depresso.
I titoli vengono dopo la sensazione che ottieni svegliandoti ogni mattina e mettendoti all’opera. I campionati sono come quel momento seduto in classe a UConn con camicia e cravatta. Sono solo il culmine.
Il tuo cammino fino a quei momenti, come la tua passeggiata per il campus quella mattina d’autunno in Connecticut, è lì che troverai la felicità.
Lo dico dal profondo del cuore: la vita è il viaggio, non la meta. E il viaggio ti cambierà come persona.
Lascia che ti racconti un’ultima cosa che ti aiuterà a capire cosa intendo.
È la mattina del 21 giugno 2013. Hai 38 anni, e poche ore prima hai vinto Gara 7 delle Finals NBA con i Miami Heat.
Sei campione NBA per la seconda volta.
Ti sei messo a letto circa alle 5 del mattino, ma non riesci a dormire. Finalmente, alle 7 lasci perdere il sonno e ti trascini di sotto. Tutti i tuoi amici e familiari sono arrivati a casa tua per festeggiare – sono sdraiati tutti nei divani, addormentati. Ti aggiri tra di loro fino alla cucina per prepararti la colazione. Il sole sta sorgendo, la casa è silenziosa. Hai ottenuto esattamente ciò che ti eri prefissato. Ma nonostante ciò sei irrequieto.
Perché ti senti così? Non è questo ciò per cui hai lavorato così duro?
Alle 7:30, prendi la macchina e vai a fare un giro.
Parcheggi la tua macchina davanti ad un edificio bianco. Stanno aprendo in quel momento.
Quando entri, la receptionist ti guarda e dice “Ray? Cosa… cosa ci fai qui?”
“Non riuscivo a dormire”
“Ma… hai appena vinto il titolo”.
“Sì, volevo solo uscire di casa”.
“Ok, ma solo le 8 del mattino. E hai appena vinto il titolo”
“Bè, ho ancora del lavoro da fare su questo dente. Lui c’è?”
Il tuo dentista esce dal suo ufficio.
“Ray? Che cosa… cosa?”
“Non riuscivo a dormire”
Questo è ciò che significa per te il successo. Sei il tipo di persona che va dal dentista la mattina dopo aver vinto il titolo NBA.
Lo so, amico.
Lo so.
Ma per avverare i tuoi desideri, diventerai una persona diversa. Diventerai un po’ ossessivo sulla tua routine. Ciò andrà a discapito di qualche tuo amico e della tua famiglia.
Molte sere, non uscirai. I tuoi amici ti chiederanno perché. Non berrai mai alcool, mai. La gente ti guarderà divertita. Quando arriverai nella NBA, non giocherai sempre a carte coi tuoi compagni. Qualcuno dirà che non sei un buon compagno di squadra. Dovrai mettere da parte la tua famiglia per il tuo lavoro.
Molto spesso, sarai solo.
Ciò non farà di te una persona molto popolare. Qualcuno semplicemente non capirà. Ne vale la pena?
Solo tu puoi rispondere.
Chi dovrei essere?
Domani quando scenderai da quello scuolabus in South Carolina, dovrai scegliere.
Ogni giorno per il resto della tua vita, dovrai scegliere.
Vuoi essere come gli altri, oppure vuoi imbarcarti in questo viaggio solitario verso la grandezza?
Ti scrive questa lettera un 41enne che si sta ritirando. Ti scrive un uomo che è completamente in pace con sé stesso.
L’inferno che vivrai quando scenderai da quel bus sarà temporaneo. La pallacanestro ti porterà lontano da quel piazzale di scuola. Diventerai molto più di un giocatore di basket. Farai dei film. Girerai il mondo. Sarai marito e padre di 5 incredibili bambini.
Ora, la domanda più importante della tua vita non è “Chi dovrei essere?” oppure “Cosa devo fare per vincere un altro titolo?”.
È “Papà, indovina cos’è successo oggi alla lezione di matematica?”
Questo è il premio che ti aspetta alla fine del tuo viaggio.
Vai al campo. Resta nel campo, più che puoi.
Mettiti al lavoro, giovane.
Molte persone non sapranno mai davvero chi sei tu. Ma sapranno quanto hai lavorato”
Ray Allen.

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