Re Roger. Il Dio del tennis che gioca con il tempo.

Ho scoperto chi fosse Roger Federer quando, casualmente, decisi di guardare la finale di Wimbledon contro Nadal nel 2008; fu una partita epica, descritta da alcuni come una delle più belle della storia, persa dallo svizzero al quinto set.
Era il 6 Luglio.
Prima di quel giorno non sapevo nulla del tennis, di come funzionassero i punteggi e nemmeno sapevo chi fossero i due in campo:  ero totalmente ignorante.
A metà del primo set avevo la bocca spalancata, immobile sul divano, a fissare due sconosciuti lanciarsi contro una palla gialla.
Da neofita del tennis, mi accorsi di avere davanti due immensi campioni, due fuoriclasse assoluti; ma notai anche che Federer sembrava avere qualcosa in più..un quid indefinibile. Il colpo partiva dalla sua racchetta come se fosse la cosa più naturale del mondo, e lui si muoveva in campo con una semplicità disarmante. Dall’altra parte della rete c’era un mostro del tennis, ovviamente, ma Federer giocava a tennis come se non avesse potuto fare altro nella vita.
Non persi più una sua partita.
Scelte di gusti, probabilmente, ma da quella partita in poi non ho mai visto giocare nessuno come gioca lui.

Dopo la vittoria di domenica ho sentito la necessità di scrivere di Roger Federer.
Quando ho iniziato a scrivere questo articolo la prima cosa che mi sono chiesto è stata come fare a parlare degnamente di Federer nello spazio logistico di un articolo online.
Non è semplice, non è in verità mai semplice parlare dei grandi, si rischia sempre di tralasciare qualcosa. Ma l’impresa di Federer di domenica in Australia merita di essere discussa: all’età di 35 anni e 5 mesi, dopo 6 mesi di infortunio, dopo non aver vinto nulla dal 2012, Roger Federer, da numero 17 del ranking Atp, vince in 5 set il suo diciottesimo Slam contro il suo avversario di sempre, Nadal.
A 35 anni, dopo un infortunio di 6 mesi…

Ma chi è veramente Roger Federer? Il migliore di tutti? Il più bravo tecnicamente?
Indubbiamente uno dei grandi, ma è lui il più grande?
Eliminiamo per un attimo passioni personali e gusti tennistici: i numeri, per quanto noiosi, parlano chiaro. E i numeri dicono che nessuno è mai stato come lui, mai nessuno ha vinto tanto (18 trofei nei tornei del Grande Slam) e mai nessuno è stato al primo posto nella classifica Atp così a lungo (237 settimane consecutive).
Questo solo per citare due record fra i tanti.
Federer e il tennis si conoscono fin da subito. Lo svizzero a 6 anni aveva già la racchetta in mano e 11 anni dopo entra nel circuito Atp, è il 1998 e Federer aveva già vinto l’edizione Juniores di Wimbledon e aveva raggiunto la finale degli US Open, sempre Juniores. Dopo il quarto posto alle Olimpiadi di Sidney chiude il millennio al 29° posto della classifica di singolare. Dall’anno successivo, inizierà a vincere i primi trofei. Simbolicamente, il 2001 è l’anno della svolta nella storia del tennis, o per meglio dire, l’anno del passaggio del testimone.
A Wimbledon, il ventenne Federer sconfigge agli ottavi Pete Sampras (unico incontro fra i due) ponendo così fine alla striscia di 31 vittorie consecutive dello statunitense sull’erba inglese.
Sono le 19.20 ora locale, è la profanazione del tempio:
l’ingresso di Federer nella storia.
Il Times scriverà: “Segnatevi sulla vostra agenda la data del 2 luglio 2001: è il giorno in cui tutto è cambiato a Wimbledon”.
Federer si fermerà ai quarti, ma chiuderà l’anno al 13° posto Atp.

Due anni dopo la profezia del Times, Roger Federer ottiene il suo primo Slam. Il 7 luglio 2003, dopo aver sconfitto Roddick in semifinale e Mark Philippoussis in finale, Federer vince il suo primo Wimbledon (per inciso, in tutto il torneo lo svizzero perse un solo set). Il 2004 rappresenta l’anno della consacrazione, vinse l’Australian Open e si posizionò per la prima volta sul trono della classifica singolare, vinse nuovamente a Wimbledon (contro Roddick) e si aggiudicò anche gli Us Open: 3 Grandi Slam su 4 (uscì al terzo turno del Roland Garos), non venne mai battuto da nessun tennista della top 10. Il 2004 di Federer è probabilmente una delle più grandi annate che il tennis moderno ricordi.
L’anno successivo arrivarono il terzo Wimbledon e il secondo US Open, il 24enne svizzero è definitivamente il tennista più forte del pianeta, e non accenna a fermarsi; ma senza ombra di dubbio il suo anno migliore è il 2006, anno in cui ottiene una percentuale di vittorie spaventosa (95%), perde solo la finale di Parigi (contro Nadal), vince 12 titoli Atp e solo Nadal gli impedisce di chiudere imbattuto tutti gli incontri degli Slam (27 match vinti su 28).
Federer fa paura, è nell’Olimpo dei grandi.
Tutto il resto appartiene alla storia e alle classifiche. Nel 2009 arriva il Career Grand Slam (4 titoli del Grande Slam) con il primo di Federer trionfo sulla terra rossa francese. La vittoria di domenica ha chiuso il cerchio, Federer è tornato nella top 10 e porta a casa il suo 18esimo Slam, ottenendo un nuovo record: vincere uno Slam dopo aver superato tre avversari tutti nella top 10 e tutti al quinto set (Nishikori, Wawrinka e Nadal).

Ecco, questo è Roger Federer. Record e trofei.
7 volte Wimbledon, 5 US Open e 5 Australian Open, primo nella storia a vincere 5 o più titoli in 3 diversi Slam. È diventato il secondo più anziano campione Slam nell’Era Open, 45 anni dopo Ken Rosewall.
314 vittorie nei tornei del Grande Slam (il secondo, Jimmy Connors, è a 233).

Ma la vittoria su Nadal non appartiene solo alle statistiche, racconta del Federer uomo. Perché il 18esimo Slam arriva quando non aveva più nulla da dimostrare al mondo, era già il più grande di tutti. Il problema è che non stiamo parlando di uno sportivo qualunque. Erano passati 4 anni e mezzo dalla sua ultima vittoria, nel 2012 contro Murray a Wimbledon e Federer sembrava essersi avviato verso la conclusione della sua carriera sportiva.
In più, prima dell’Open in Australia, Federer era rimasto fermo 6 mesi per infortunio.
Invece, meravigliando il mondo, eccolo di nuovo lì, a piangere di gioia, un 35enne che non ha mai pensato di farla finita. Lo stupor mundi svizzero.
La vittoria contro Nadal è la vittoria della determinazione contro l’inesorabile declino degli anni, è la vittoria di chi persegue un obiettivo e dedica anima e corpo a raggiungerlo. Federer non è mai stato un tennista normale.
Lui è il tennis sono un tutt’uno: guarda e riguarda le grandi partite dei tornei anche la notte e si allena, costantemente, in palestra e in campo. Se nasci con un talento il tuo compito morale nel corso della tua vita deve essere quello di coltivarlo, Roger è nato con una tecnica portentosa, alcuni dei punti messi a segno nel corso della carriera sfidano le leggi della fisica, eppure, si è sempre allenato come se fosse il più debole, con l’unica e sola idea in testa di portare il proprio tennis ad un livello sempre più alto.
Non puoi essere numero 1 nel mondo per 237 settimane consecutive (302 in tutto) senza avere la mentalità per farlo, senza pretendere da te stesso anche l’ultima goccia di fatica in ogni game, in ogni set, in tutte le partite di qualsiasi torneo.
In più, Federer unisce una forza mentale spaventosa ad uno stile di gioco che non ha eguali. Una volta in un’intervista disse che una delle sue qualità più importanti è la capacità di variare i colpi: “posso cambiare sempre e sorprendermi ancora. Tutto questo è molto divertente oltre a rappresentare una bella sfida”. Questo gli permette di adattarsi a qualsiasi avversario e, di fatto, a qualsiasi superficie (forse unica nota dolente è la terra del Roland Garros).
Se unite questo aspetto allo straordinario amore di Federer per il tennis, otterrete la ricetta perfetta per una leggenda.

L’amore e la passione permettono di affrontare il lavoro quotidiano sempre con un atteggiamento positivo, mai per costrizione, mai per obbligo.
Massacrarsi in allenamento divertendosi, ecco la particolarità di Federer. In campo tutto questo si traduce in una gioia, una leggerezza nel giocare che lascia sbigottiti.
Ma Federer è quello che è anche grazie ai suoi rivali.
Nella filosofia cinese del Taoismo una cosa ha bisogno del suo contrario per essere definita, il caldo non esiste senza il freddo e così via.
Allo stesso modo, Federer non esiste senza Nadal e Djokovic.
Rispetto a quest’ultimo è lo spagnolo che rappresenta per Federer l’antagonista per eccellenza.
“Nemici” sportivi ma amici fuori dal campo, fra i due esiste da sempre un grandissimo rispetto reciproco. Sono andati a braccetto per 4 anni in testa al ranking, con Federer stabilmente al primo posto e Nadal subito dietro (tranne per 11 mesi, Agosto 2008 – Luglio 2009, quando le posizioni si sono invertite).

Di Nadal Federer ha detto: “Lui, Rafa, non molla mai. Gioca con la stessa intensità dall’inizio alle fine di ogni incontro. Questo fa la differenza rispetto a tutti gli altri.” I due hanno il record di scontri nelle finali del Grande Slam (9) e, fatto ancora più sensazionale, negli scontri diretti Nadal stravince contro Federer, 23 a 12.
Eppure..
Meno epica, ma altrettanto fondamentale per Federer è la rivalità con Djokovic, i due si passano 6 anni di età (il serbo è classe ’86) e altrettanti titoli del Grande Slam (12 per Nole).
Sapere che c’è qualcuno che può diventare migliore di te è una molla incredibile per poter continuare ad andare avanti, per fare ancora un’ora di allenamento e non ascoltare la schiena che inizia a gemere.
Senza Nadal e Djokovic Federer forse non sarebbe stato quello che è stato finora. È come se lo completassero, e, probabilmente, lui completa loro. Si stimolano a vicenda.

Per tutto questo, per la sua voglia di dimostrare ancora di essere capace di vincere un torneo, per dimostrare a se stesso di avere ancora fiches da lanciare sul tavolo, per far vedere agli “altri due” cosa significhi essere un mito, Roger Federer ha ripreso la racchetta in mano dopo sei mesi, a 35 anni.
La vittoria di domenica rappresenta allora qualcosa di più di un semplice trofeo, è una vittoria più importante, più dignitosa di una coppa: l’apoteosi di una carriera straordinaria che forse non ho descritto a sufficienza, perché i numeri di Federer sono molti altri.
Ma più dei numeri stupisce lui, l’uomo, capace di essere ad un livello sportivo così alto e capace di farlo per così tanto tempo. L’impresa è pazzesca, persino surreale, visti gli avversari sconfitti in Australia.
Ma se non vi interessa leggere ancora di Federer e dei suoi numeri, se non capite niente di tennis e non vi interessa sapere la differenza fra un dritto e un rovescio e se amate lo sport, allora guardate il video dell’ultimo punto della finale.
Guardate gli occhi di Federer quando la palla sbatte campo senza che Nadal possa ributtarla dall’altra parte, guardatelo che salta di gioia, a bocca spalancata, come un bambino la mattina di Natale. Ha vinto, ha vinto di nuovo e non aveva mai festeggiato così, con quella gioia sfrenata, incontenibile, contagiosa.
Guardate quel video perché in quei salti dopo la vittoria e in quelle lacrime prima della premiazione è contenuta tutta l’essenza dello sport.
Impossibile restare impassibili. Impossibile non commuoversi.
Non ci è dato sapere se quello australiano sarà l’ultimo successo di Federer, ma, se anche così fosse, non ci sarebbe tristezza. Sarebbe comunque tutto perfetto.
Contro l’avversario di sempre, l’ultima volta più bella che si potesse immaginare.

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