Ricordati che ti devi concentrare! Gestire lo stress e la paura prima di una partita.

Nello sport sono essenzialmente due i momenti fondamentali: quello dell’allenamento e quello della partita (inteso in senso lato gara, corsa o esibizione: insomma il momento della manifestazione).
Dei due, per chi pratica sport, quello maggiormente denso di significato e importanza è proprio il secondo.
Non che non sia necessario allenarsi, tutt’altro; ma è nella partita che tutte le ore di allenamento, tutti i sacrifici e il sudore, tutta la fatica compiuta quotidianamente trovano il loro massimo compimento.
Ci si allena, in buona sostanza, in vista della partita.

Ora, è più che nobile allenarsi e basta, andare a correre piuttosto che buttarsi in vasca cinque sere a settimana senza che questo implichi partecipare alla 200 stile; è sempre un ottimo rimedio per, come si dice in maniera grossolana, “restare in forma”. In questo caso infatti l’allenamento sarà solamente indirizzato al raggiungimento di un benessere psichico e fisico; sarebbe un qualcosa di più personale, meno legato al successo o all’insuccesso dovuto a competizioni, tornei o campionati.
Per tutti gli altri invece, per chi fa dello sport il proprio lavoro oppure per chi lo pratichi a livello agonistico, allenamento e partita sono strettamente connessi: uno esiste in virtù dell’altro; la partita rappresenta in questo senso la naturale evoluzione dell’allenamento e, inversamente, quest’ultimo è la condizione fondamentale per poter poi eccellere in gara.
Legati insieme, decisivi entrambi per essere degli atleti vincenti, i due momenti fondamentali dello sport sono governati dalla medesima legge, l’equivalente sportiva della legge di gravitazione universale di Newton: la priorità della mente sul corpo.

È la verità imprescindibile nello sport. Forse l’unica verità, perché si può essere vincenti in molti modi e con molte strategie differenti, ma sempre e solo a patto che la mente abbia ottenuto la supremazia sul corpo.
Non si scappa, come non può esserci la vita sulla Terra senza il Sole, non può esserci sport senza il controllo della testa su tutto il resto. La mente domina, quindi, sia in allenamento che in partita. Ma fra il sapere che dovrebbe essere così, e il fare in modo che ciò accada effettivamente c’è di mezzo un mondo; tutta la storia dello sport è segnata da questa differenza: da una parte tutti quegli atleti che hanno fatto della Verità il loro mantra, e dall’altra, tutti quelli non abbastanza capaci di far trionfare definitivamente la propria mente.
Il dominio della mente sul corpo si può perfettamente descrivere con una parola: concentrazione.

Se si apre un qualsiasi dizionario, alla voce “concentrazione” si legge che essa è, per sommi generi: l’ “affluenza o convergenza di notevole entità in un determinato punto”. Nello specifico, nel caso dello sport, la concentrazione si definisce come “intensa applicazione della mente su un solo argomento o problema”. Senza concentrazione non si potrà mai andare avanti, non si riuscirà mai ad eccellere ed esprimersi al meglio delle proprie possibilità. Nei due momenti dello sport, la concentrazione gioca un ruolo maggiormente determinante durante la partita. Essere concentrati in allenamento, avere la giusta determinazione e il giusto senso del sacrificio è indubbiamente importante, ma in fin dei conti può succedere di allenarsi male qualche volta, di essere doloranti o di aver avuto una giornata particolarmente negativa per cui la testa proprio non vuole saperne di essere lì in quel momento. Sarà un allenamento sprecato, ma nulla di più.
Le cose sono molto più complesse quando si è in gara. Perchè la partita rappresenta un unicuum nello sport.
Esiste solamente quella gara, non ce ne sono altre. Questa è una affermazione che deve essere presa letteralmente: non è per niente retorica; non è un modo per dire che quella determinata partita è la più importante della vostra vita, o della vostra carriera. Ogni gara, ogni volta che scendete in campo o in vasca, ogni volta che montate sulla sella della bicicletta voi prendete parte ad un evento della storia del mondo che non ricapiterà.
Federer – Nadal a Wimbledon 2008 si è giocata una volta sola. Non accadrà mai più. In Serie A Inter – Atalanta si gioca una volta sola, e chi dice che in realtà c’è anche il ritorno e quindi sarebbero due partire bisogna deve rispondere che nel girone di ritorno ci sarà Atalanta – Inter, a Bergamo: è, e resta, comunque sempre un’altra partita.
Mai, nello sport come nella vita, si verificherà un momento uguale all’altro e, conseguenza più che ovvia, ogni partita è a sé, piccolo tassello dell’immenso mosaico della carriera di uno sportivo, ogni competizione e ogni gara accadono una volta sola.
Ma che cosa può significare tutto questo? Quali sono le conseguenze?
In realtà la conseguenza è una sola:
non è possibile, per nessuna ragione al mondo, lasciarsi sfuggire quell‘incontro, quella maratona, quella finale del torneo.
Nessuno, mai, a nessun livello sportivo, si può permettere il lusso di giocare o di gareggiare senza sapere che quello è un momento che non tornerà.

Si ritorna in questo modo alla concentrazione, la conditio sine qua non non è possibile fare sport. Sapere che ogni partita rappresenta una singolarità, voler trionfare, voler dimostrare di essere più forti dell’avversario: quando si fa sport bisogna fare i conti con tutto questo.
Ecco che allora, mentre in allenamento si è sostanzialmente più sereni, nei minuti poco prima di una partita e per tutta la sua durata, subentra un nuovo stato d’animo con il quale non si può non confrontarsi: l’ansia. Termine oggi abbastanza inflazionato, l’ansia e le sue conseguenze sono il principale ostacolo durante una gara.
Perché sappiamo che dobbiamo provare a vincere (chi gioca per non farlo?), sappiamo che abbiamo solo quella possibilità, e questo provoca pressione, paura di sbagliare, poca lucidità.
Si gioca tutto lì. La grande sfida dello sport è proprio questa.
La domanda diventa allora: “come fare a gestire quei momenti”?” Come si fronteggia la pressione prima e durante la partita”?

Come si fa a rimanere concentrati?

Se state cercando la ricetta perfetta, il segreto per rispondere al quesito in maniera incontrovertibile allora beh, buona fortuna. Il segreto è che non esiste un segreto. Non c’è un modo migliore di un altro e non c’è nessun “decalogo” della gestione della pressione: non esiste una pillola blu della “concentrazione” per evitare di sbagliare.
Questo non vuol dire che siamo tutti dei disperati destinati a rimanere in balia degli eventi, l’uomo è un burattino nelle mani del fato ma solo fino ad un certo punto, prima di quel momento, abbiamo fra le mani tutti i mezzi per riuscire non a vincere (perché non esiste un modo per vincere sempre) ma ad avere un atteggiamento vincente. Sono due cose ben distinte.
La vittoria è solo l’esito finale, ma l’atteggiamento vincente deve essere una costante che accompagna ogni atleta in ogni momento, dall’allenamento alla partita; e per ottenere il giusto approccio inizia, guarda caso, tutto dalla concentrazione.
Decisivo in allenamento e fondamentale in partita, essere concentrati non vuol dire altro se non essere consapevoli di quello che stiamo facendo.
Persino banale da dire, ben più difficile da realizzare; perchè quando si sta giocando, quando ci si sta allenando, la mente è naturalmente portata a spaziare su inesplorati lidi. Come uno specchio piazzato nel bel mezzo di Piazza Duomo a Milano, su di essa fanno la loro comparsa pensieri differenti in ogni secondo, dalla cena a quello che si farà dopo, dalla fatica per la ripetuta in allenamento al pubblico che tifa contro di voi, dall’assoluta necessità di fare punto nel game del 2-1 alla precisione dell’alzatore avversario.
Soffermarsi troppo a lungo su questi pensieri è il principale nemico della concentrazione.

E allora, bisogna capire che allenarsi non significa solamente migliorare tecnicamente e fisicamente, significa anche imparare a controllare la mente contro questi “ostacoli” esterni; bisogna cioè imparare a svuotarla.
Da ogni cosa.
Se la concentrazione è sapere ciò che si sta facendo, allora cercate, prima di una partita, di mettere via tutto quello che non c’entra con quello che state facendo.
Iniziate a farlo dagli allenamenti. Quando vi allenate voi vi state allenando, non siete a lavoro e non siete a casa: quelle cose in quel momento non esistono. Lasciate che non vi intralcino.
Siete su quel campo, in quel momento. Non fuggite via ma restate lì, non ci può essere spazio per altro: come le foglie cadono dagli alberi quando è il momento giusto, tutti i pensieri inopportuni devono abbandonare la vostra testa.
È un lavoro graduale, ci vuole determinazione e costanza, e tanto tempo per imparare a farlo come si deve; ma nello sport si deve allenare la mente tanto quanto il corpo, e allora ogni allenamento è l’occasione per imparare a disciplinarla, rinforzando ogni volta la vostra capacità di concentrazione.
Il medesimo principio deve poi essere applicato alle partite.

In quelle occasioni poi le cose peggiorano, perchè alle preoccupazioni quotidiane e ai pensieri generici si aggiunge la normale ansia dovuto alla paura di perdere e alla tensione del match.
Con la corretta concentrazione quelle sensazioni non se ne andranno mai definitivamente, ma sarete in grado di
conviverci.
Essere consapevoli dei propri mezzi, della propria forza, del fatto che vi siete allenati bene è un buon rimedio contro l’ansia; conoscete voi stessi, conoscete quello che sapete fare: pensate a quello. Pensate ai vostri punti di forza.
La prima partita è sempre contro voi stessi. Gli avversari sono lì in campo ma non sono nella vostra mente, non ci devono essere.
Prima di una partita non ci deve essere nient’altro in realtà. Ogni problema, ogni piccola o grande cosa della vostra vita deve scomparire; il vostro mondo è quella gara, quel rettangolo verde o quel parquet; al di là di questo, direbbe Leopardi, “sovrumani silenzi”.
Niente lavoro, niente moglie o marito, niente macchina nuova e niente playstation. Ogni cosa che vi preoccupa o vi fa felice non deve occupare il vostro spazio della mente.
Svuotate la mente da tutto e pensate solo a quello che state per fare, alla gara e agli avversari, ai compagni e al campionato, all’arbitro che avete già incontrato, e che non sopportate, e al campo di fango sul quale si fare una fatica bestiale a correre.
Poi, svuotatela anche di quello.
Limpida come il cielo senza nuvole, nella mente non esiste più nulla. Arbitro, palla, rete, pubblico, spalti, compagni, canestro e ostacoli..ogni cosa deve essere lasciate cadere. Non pensate più nemmeno a quello.
Ci siete solo voi.

Infine, dimenticatevi anche di voi stessi. Punti di forza, punti deboli, capacità tecniche e dolori muscolari, non esistono più nemmeno loro. Voi stessi non siete altro che un punto, un pezzetto di quell’immenso flusso di eventi che è il mondo e la vita. Smetterete anche di pensare che vi dovete concentrare, non sarete più concentrati, non sarete più nulla: voi accadrete con le cose, sarete nella partita come mai lo siete stati finora. Se vi siete allenati, se vi siete esercitati a svuotare la mente ecco che d’un tratto ritornerà tutto il vostro mondo, la partita è iniziata e non ve ne siete neanche accorti.
Sarete concentrati senza sapere di esserlo, sarete spontanei e naturali; più pronti di quanto non avrete mai sperato di esserlo, finalmente liberi e finalmente nulla di più se non semplicemente quello che siete.

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