Road to glory: il cammino dei Blancos

I Blancos sono campioni d’Europa per la dodicesima volta nella storia: ripercorriamo il loro viaggio dalla prima giornata alla finale vinta contro la Juve, un itinerario durato 262 giorni.

Mai nessuno come loro. La finale di Champions League di Cardiff si conclude come la sorella maggiore dello scorso anno: il Real Madrid sbaraglia, ancora una volta, la concorrenza. Per la prima volta un club riesce a vincere due edizioni consecutive della competizione europea moderna (il Milan di Arrigo Sacchi ci era riuscito nel 1989-1990 quando ancora il trofeo si chiamava Coppa dei Campioni). Contro la Juventus, le merengues sono entrate ancor di più nella leggenda.
Per Cristiano Ronaldo ed armata prosegue il dominio assoluto, i protagonisti si laureano campioni per la terza volta nelle ultime quattro stagioni.

Dodici vittorie come dodici le tappe che hanno preceduto l’ultimo atto al Millennium Stadium. Il cammino della squadra di Zidane non erano iniziato nel migliore dei modi: la fase a gironi li aveva dipinti come seconda potenza, dietro al Borussia Dortmund. Adesso sembra quasi impensabile, ma i Blancos sono arrivati ai sorteggi per gli ottavi da secondi della classe. Ad eccezione dei due match contro lo Sporting Lisbona, vinte entrambe per 2-1, il Real ha compiuto passi falsi sia contro il Borussia Dortmund sia contro il Legia Varsavia. Con i polacchi, il 5-1 dell’andata mai avrebbe lasciato pensare al pareggio siglato 3-3 del ritorno.

Il Real Madrid si è piazzato secondo nel girone, superato dal già citato Borussia Dortmund.
Nel testacoda dei sorteggi per gli ottavi, le urne accoppiano i Blancos al Napoli. L’entusiasmo tra i partenopei è incalcolabile, per il Real Madrid il problema ruota attorno al bisogno di rimanere calmi e avere una buona dose di cinismo di fronte ad un avversario così euforico. I Blancos partono sotto di un goal, ma con il ruotare delle lancette, non si smentiscono: Benzema, Kroos e Casemiro firmano la prima rimonta della doppia sfida. Il copione del ritorno sarà lo stesso: Mertens apre le danze al San Paolo, ma il risultato sarà lo stesso dell’andata. Agli ottavi il Real elimina il Napoli.

Ai quarti, invece, c’è una vera e propria finale anticipata: il Real si trova di fronte al Bayern Monaco di maestro Ancelotti, l’uomo che aveva realizzato l’impresa della Decima. Il doppio scontro non potrà che essere ricordato come uno dei più condizionati dalle polemiche per gli errori arbitrali, che furono enormi soprattutto nella gara di ritorno: il giorno seguente al 4-2 del Bernabeu a seguito della vittoria blanca all’Allianz Arena, le pagine dei quotidiani sono tutte dedicate al fischietto ungherese.
La tripletta del portoghese finisce così per essere annebbiata dal rancore dei campioni di Germania. Niente a che vedere invece con l’altro tris, che CR7 piazza in semifinale. Non è un 3-0 qualunque, al di lá della linea bianca, di fronte, nel rettangolo verde, ci sono gli eterni rivali dell’Atletico Madrid. L’ennesimo derby in Champions League, dopo le due finali dell’anno 2014 e del 2016 e i quarti del 2015. Ancora una volta, ad avere la meglio sono Pallone d’Oro e truppa. Il 2-1 del ritorno sarà destinato a rimanere l’unica sconfitta nelle tredici partite disputate dal 14 settembre a oggi.

La finalissima di Cardiff è storia recente, più che recente: il Real Madrid è campione d’Europa.

Ancora una volta. Per la dodicesima volta nella sua storia. Per la terza volta negli ultimi quattro anni, ma soprattutto per la seconda volta consecutiva.

I Blancos sono i sovrani indiscussi della competizione.

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