Roberto Bolle nasce il 26 marzo 1975 a Casale Monferrato. In una famiglia priva di artisti e doti artistiche, dimostra sin da subito la sua passione per la danza. A quindici anni viene notato da Rudolf Nureyev che lo sceglie per prender parte in «Morte a Venezia», purtroppo però sbatte contro il suo primo ostacolo, Bolle è troppo giovane e il Teatro alla Scala, dove è stato ammesso a undici anni, non gli concede l’autorizzazione. Non si ferma però, e dai diciannove anni in poi, la sua carriera è una continua ascesa: bravo, perfetto nelle linee, statuario, non notare uno come Roberto Bolle è sicuramente impossibile, infatti, a seguito dello spettacolo «Romeo e Giulietta», viene nominato Primo ballerino della Scala, acquisendo un ruolo che era stato conferito a pochi giovani prima di lui.

Sono molte le soddisfazioni che si guadagna in carriera, molte delle quali sono avvenute nei primi anni 2000, quando ha ballato per i più importanti balletti del mondo. Nel 2004, danza al cospetto di Papa Giovanni Paolo II sul sagrato di piazza San Pietro. Una giornata della Gioventù indimenticabile, non solo per lo stesso Roberto, ma anche apprezzata dal Pontefice. Nel febbraio 2006, prende parte alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino interpretando una coreografia cucitagli addosso da Enzo Cosimi. Decolla la sua carriera e decolla il ballerino, debuttando un solo anno dopo al Metropolitan di New York.

In breve questa è la vita di un orgoglio per la danza italiana, ma, sceso il sipario, Roberto Bolle chi è?

Fuori dal palcoscenico, quando il teatro si svuota, inizia un’altra parte della mia vita, che non desidero mettere in mostra. È uno spazio esiguo ma vitale, perché è la sorgente da cui attingo energie preziose, indispensabili. All’artista e all’uomo.

Terminava così, su un Vanity Fair del 2009, la lettera dove Bolle commentava per la prima e unica volta, in anni di silenzio di fronte all’automatica e omofoba equazione «ballerino uguale gay», la polemica su un suo presunto coming out. Impossibile illazione dato che Bolle non ha mai voluto parlare della sua vita fuori dall’ambito artistico.

Roberto Bolle è classe, sobrietà e leggerezza. Una leggerezza che nasconde un peso interiore che la danza ha aiutato a levigare.

La danza mi ha migliorato anche come persona. Ho sempre ballato meglio in scena che durante le prove perché il contatto con il pubblico e la “corazza” del personaggio mi permettono di lasciarmi andare, di vivere e comunicare emozioni, di non essere trattenuto e timido come per natura sono. È stato terapeutico, mi ha dato la possibilità di esprimere cose che ancora fatico a tirare fuori, ed è un lavoro in corso. Perché mi pesa dire di no o fare una critica, ho paura di ferire, e troppo spesso subisco in silenzio le situazioni a cui dovrei ribellarmi. E poi, in famiglia siamo abituati a un certo riserbo nel comunicare i sentimenti. L’affetto c’è ed è sincero, ma a volte le cose bisogna anche dirle. Fatico a dire ai miei “ti voglio bene”, so che lo sanno ma dirlo è importante. Voglio imparare a dirlo di più.

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