Fin da piccola sono sempre stata una bambina energica. Mi piaceva arrampicarmi sugli alberi, e costruire spade di legno, mi sentivo un’eroina.

Sara Cardin, classe 1987, ha iniziato a praticare karate all’età di sette anni, nonostante all’età di sei sua madre l’avesse iscritta ad una scuola di danza. Racconta di aver resistito un mese con addosso il tutù e le ballerine, poi è stata la volta della ginnastica artistica, fino a che – fortunatamente, dice lei – non è intervenuto il nonno, con il quale guardava i film di Karate Kid e Bruce Lee. «Forse la danza non fa per lei, proviamo con qualcosa di più strong». E così, a piccoli passi, si è staccata dal mondo della danza per approdare in quello del Karate. In palestra erano due bambine e trenta bambini, ma non ha mai sofferto questa disparità: per loro era un gioco. E questa disparità di genere con gli anni ha imparato ad apprezzarla, essendo una disciplina poco praticata, le avversarie tra di loro si conoscono tutte, si conoscono i gesti e i movimenti tipici e questo è un vantaggio ed uno svantaggio insieme. Come da piccola fabbricava spade di legno e combatteva contro orde di piccoli maschi, non ha mai sentito la pressione di essere in un ambiente maschile e maschilista. Negli anni, invece, ha proprio imparato ad apprezzare, oltre all’atto agonistico in sé, anche l’aver appreso un’arte marziale che è anche difesa personale per le donne. «Al di là dello sport, oggi è importante saperci difendere».

L’atleta veneta ha sempre creduto nel valore formativo e pedagogico dello sport, è testimonial di Fare per Bene Onlus, un’associazione che sostiene e tutela tutti i diritti inviolabili di un individuo, soprattutto delle persone più deboli e per questo soggette a discriminazione.

Il Karate è sempre stato un po’ snobbato, classificato tra gli sport minori, definizione che a Saranon piace; lei è sempre stata orgogliosa del fatto che la sua vittoria al campionato del mondo 2014 avesse in parte acceso le luci della ribalta su questo sport. Il suo è stato un percorso importante e ricco di saliscendi, non solo per lei in quanto atleta ma per tutta la disciplina.

Dopo aver vinto il mondiale, gli europei e il campionato italiano, si è sposata con Paolo Moretto, il suo allenatore, ed arruolata all’interno dell’Esercito italiano. L’anno dopo, dovendosi riprendere da tutte queste emozioni messe insieme, non ha riportato vittorie, ma nel 2016 è tornata a vincere.

Si ferma a casa sua raramente, lì mantiene la parte di Sara la non-atleta, i suoi affetti e la famiglia sono per lei una parte portante, la seguono e la hanno sempre sostenuta anche nei momenti più bui degli infortuni subiti.

Due anni fa in una tappa della Premier League si è aggiudicata il secondo posto nonostante un grave infortunio al naso che l’aveva costretta negli ultimi mesi ad allenarsi con una maschera sul viso.

Il mito sportivo? Federica Pellegrini. Ha una costanza e una tempra incredibili. Io faccio uno sport creativo, immagino invece lei ore e ore in piscina a fissare la linea nera sul fondo vasca. Per me a livello mentale è inconcepibile.

Federica Pellegrini rappresenta la campionessa a tutto tondo, come atleta e come persona, proprio come Sara Cardin. Ora torna in gara, dopo l’infortunio, per fare un altro passo verso Tokyo 2020.

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