Per sfiorare il cielo con un dito e pianare sull’Olimpo, Simone Biles ha indossato un body color pervinca, volteggiando sulla trave si è librata in 10 centrimetri. Nell’arena di Stoccarda non ha mai riposato, anzi si è data da fare sudando più del previsto: dopo gli ultimi due traguardi alla trave e al corpo libero, ha indossato, per accontentare i fotografi, tutte e cinque le medaglie d’oro della settimana mondiale. Prima di tuffarsi nella serata conclusiva dell’Oktoberfest, ha portato a termine l’opera che si era prefissata: superare il bielorusso Vitaly Scherbo e diventare, con 25 dischi pregiati, la plurimedagliata al Mondiale di ginnastica artistica. Ad oggi nella sua teca dei trofei ci sono 19 medaglie d’oro, 3 d’argento e 3 di bronzo, raccolte in cinque rassegne iridate.

«Per la prima volta ho conquistato cinque ori in un colpo solo, quindi posso dire di aver fatto la miglior performance della carriera. Sono orgogliosa, ma anche stanca. Adesso posso pensare a Tokyo, dove mi attenderà un’altra sfida allettante». 

Salire sul gradino più alto del podio almeno una volta in più rispetto alle quattro di Rio 2016.

LONTANO DALLO SPORT

La ginnastica, certo. Ma Simone Biles è famosa – purtroppo – anche per vicende al di fuori delle gare prodigiose. Nei primi anni della sua vita ha subito dei traumi a causa della sua situazione familiare: la madre, lasciata sola dal compagno, passava il suo tempo tra alcool e droghe, così Simone fu trasferita in un orfanotrofio. Ne uscì quando il nonno, Ron Biles e sua moglie Nellie, adottarono lei e la sorella più piccola. Da lì la scelta di entrare nel mondo della ginnastica: allenamenti, sacrifici, vittorie, sempre lottando contro qualcosa. All’infanzia non facile si unisce anche il colore della sua pelle, il nero che in alcuni ambienti americani provoca ancora emarginazione e discriminazione. Tuttavia, nonostante gli scontri, a 14 anni diventa la più brava del suo Stato, a 15 vince il titolo americano e a 16 la prima medaglia mondiale.

IL CORAGGIO DI DIRE BASTA

La sua è un’altra delle terribili testimonianze: Simone Biles apre un varco importante creando un grande shock nel mondo della ginnastica statunitense; ha denunciato di essere stata abusata dall’ex medico della nazionale americana. Anche io – scrive sui suoi account Twitter e Instagram – sono una delle tante sopravvissute che è stata abusata da Larry Nassar. È stata a lungo riluttante nel dire e condividere ciò che le era capitato, ma, una volta preso coscienza del fatto che la colpa non fosse sua, ha lanciato l’hashtag ormai famoso #MeeToo, unendosi così alle altre 140 atlete che hanno accusato Nassar di violenze come medico della nazionale di ginnastica statunitense e della squadra del Michigan State.

Lo sport è deriva e riscatto, Simone Biles è l’esempio che esistono premi che riempiono il cuore e che fanno capire che esistono cose importanti anche fuori dai rettangoli di gara. 

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