Sofia Goggia: regina delle Nevi italiana!

La ninja delle nevi, l’ imbattibile bergamasca, una ragazza che sta facendo impazzire il mondo dello sci italiano e non solo: è Sofia Goggia.

La nostra campionessa nasce nel 1992, a soli sedici anni esordisce in Coppa Europa vincendo svariati titoli giovanili. Nel 2010 c’è un primo stop: un primo infortunio al ginocchio durante un gigante. Lavora, lavora durissimo per rientrare in nazionale nella stagione 2011/2012 e solo dopo un anno conquista la discesa in coppa Europa. Con la testa diretta alla Coppa del Mondo, purtroppo, il 7 dicembre 2013 a Beaver Creek si lesiona il legamento crociato anteriore in discesa libera. Sofia continua a ritentare, nel 2014 una cisti, sempre al ginocchio, la mette di nuovo ko.
 
Maledetto ginocchio, egregiamente sconfitto.
 
Finalmente nel 2016 arriva il suo primo podio in carriera a Killington. Sofia Goggia porta inciso un unico sinonimo: talento puro. La sua storia stagionale si è articolata di svariati secondi e terzi posti. La beffa più grande arriva ed è una medaglia di legno che pesa, pesa tantissimo e che è frutto di un suo errore. Sofia arriva quarta nella discesa libera mondiale di Sankt Moritz, sette centesimi la separano dai piedi del podio. Dove sta la delusione? Quel podio lei lo aveva nelle gambe, lo ha buttato via prima dell’ultimo salto, sbagliando, rischiando di cadere, incrociando per un momento gli sci. «Essere quarta a un mondiale è un’infamata, se avessi fatto una discesa tutta perfetta, sciato da dio… Devo veramente guardare al lato positivo, essere stata in piedi ed essere riuscita a finire la discesa a 120 chilometri orari non è scontato, ma essere quarta a un mondiale».
Sofia desiderava fare la gara della vita e ci stava riuscendo, nell’ultimo intermedio aveva le ali agli scarponi, davanti di 7/10, poi l’errore. Molto probabilmente se non avesse sbagliato sarei qui a raccontarvi del suo titolo mondiale o dell’argento della magica Sofia, ma l’errore c’è stato, la beffa c’è, c’è anche l’abbraccio con Lindsey Vonn, la campionessa statunitense che capisce che in casi come questo una pacca sulla spalla non basta.
Parte da qui la sua rinascita e cavalcata, il suo è un che squarcia il cielo tutto azzurro sopra di lei. Sì, perché le vittorie sono state addirittura due, davanti a Lindsey Vonn, la regina, e se una volta può essere un caso, due assolutamente no. Sofia è inarrestabile ormai, ha tutte le carte in regola per dire di sì. Ha tutte le ragioni, perché ha appena 24 anni, porta gli sci da quando ne aveva tre e ha tutta la vita, non guarda l’orizzonte, cerca l’infinito.
 
Nelle discipline rapide si cresce con l’esperienza e lei va già fortissimo adesso, va forte pure nel Gigante, cosa che fa di lei già ora, alla sua seconda stagione in Coppa del mondo, l’atleta più poliedrica della storia dello sci azzurro: con 11 podi da ottobre a qui ha fatto meglio di quanto abbiano saputo fare Deborah Compagnoni e Isolde Kostner in una sola stagione, sfondando i mille punti in Coppa, cifra degna del “maestro” Alberto Tomba. La sua è una carriera tutta in evoluzione, difficile stare dietro a tutte le sue vittorie: ieri, Domenica 19 Marzo, il podio di Aspen è tutto azzurro, brilla l’America grazie a Fede, Sofia e Marta, sorelle d’Italia giganti.
Cosa possiamo augurare a Sofia?
La cosa importante è che mantenga la sua spontaneità, non ceda alla vertigine che certe occasioni possono dare, toccherà anche a noi tifosi il sostegno delle prestazioni della nostra Wonder woman. Il modo con cui ha agguantato ai Mondiali la medaglia all’ultima gara, in una manifestazione che per la prima volta in carriera la metteva a confronto con la pressione esterna e le attese degli altri, dà indicazioni importanti anche sul suo agonismo: altri, al posto suo, avrebbero incrociato le punte degli sci alla terza porta del gigante.
 
L’annuncio migliore di questa storia appena iniziata e già così intensa è per il futuro: la pista coreana su cui lo spirito ninja di Sofia si sente a casa, al punto da lasciarsi dietro ben due volte la regina delle regine Lindsey Vonn, la donna dalle 77 vittorie, sarà la pista dell’Olimpiade PyeongChang 2018.
E nelle gare secche, dove è sempre “ora o mai più”, “o la va o la spacca”, si sa, è questione di testa, cuore, gambe, ma anche di feeling.

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