Spese folli e Champions. Vincono sempre i più ricchi?

È ora di porre fine a uno dei più grandi pregiudizi che investono il mondo del calcio. Si vince solo con i soldi?
Un bellissimo articolo su Panorama ci mostra come non sia vero che sono sempre i club più ricchi a vincere in Champions. È un discorso che ci ricollega immediatamente al problema “crisi” del nostro calcio, vediamo come.
In primo luogo l’articolo mostra che nelle ultime 9 edizioni della Champions League solo una volta (precisamente nell’ultima edizione) ha vinto la squadra più ricca: il Real Madrid di Ancelotti.
Nelle altre edizioni, in 3 volte hanno trionfato squadre sul podio dei “più ricchi” mentre nelle altre 5 edizioni le squadre che partivano dalla quinta posizione (o anche più in giù).
Lo studio, che si basa sulla classifica per fatturati stilata da Deloitte, mostra anche che sulle 36 squadre che hanno disputato le semifinali dal 2005 al 2014, solo 22 provenivano dalle prime 5 posizioni della classifica dei fatturati, e 7 squadre partivano oltre la decima posizione.
La forbice si apre ulteriormente se osserviamo cosa succede se prendiamo come riferimento i quarti di finale, su 72 squadre solo 30 venivano dalla top-5-più-ricchi.

Ora, dati alla mano, sembra che i soldi siano sicuramente condizione sufficiente ma non necessaria per riuscire a trionfare. Ovviamente se un club può permettersi di ingaggiare i più forti giocatori parte indubbiamente avvantaggiato, ma l’equazione soldi = vittoria non è scontata. Ci stiamo dimenticando che il calcio è costruito su molte variabili, e solo una delle quali sono i soldi. Poi c’è l’abilità tecnica, la preparazione fisica, la motivazione e la fortuna. Poverina, ci si dimentica sempre di lei ma è la fortuna che regola la gran parte delle vicissitudini umane (sia che vogliamo ammetterlo o no).
Dunque non dobbiamo disperare, se nel calcio vige la legge del più forte, è vero che non sempre il più forte è il più ricco. Se mancano i soldi per i grandi campioni cosa bisogna fare però? Bisogna crearseli in casa, quindi, ancora ritorna il Grande Problema: risorse ed attenzione al settore giovanile. (6 parole da scolpire nella pietra e lasciare direttamente nella sala del calcio italiano).
Poi sta all’abilità dell’allenatore creare un gruppo unito, forte, una squadra compatta. Uno dei casi più esemplari e poetici è l’Atletico Madrid, gestione Simeone (secondo posto nell’ultima edizione della Champions).Pochi campioni, tanta corsa e tantissima organizzazione di gioco; tanto che è stato coniato il termine “cholismo” per definire il modo di giocare della squadra del Cholo.
Quindi non abbattiamoci, smettiamo di mascherarci dietro a scuse e alibi, ma impariamo a memoria l’imperativo categorico del calcio: rimboccarsi le maniche, organizzare, pianificare e lavorare sodo. Forse una via per uscire dalla caverna c’è.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *