Sport a scuola: mens sana in corpore sano

L’educazione motoria ha da sempre interessato numerosi filosofi, da Socrate che considerava il corpo come uno strumento importante per la realizzazione dell’anima fino a Nietzsche, passando per le diverse epoche storiche, dall’antica Grecia al medioevo, fino all’età moderna.

Da sempre si dà dunque importanza ad una buona educazione fisica che deve essere un aspetto globale dell’intero iter educativo. È indubbia l’importanza rivestita dall’educazione motoria nello sviluppo e nella crescita del bambino, anche se con rammarico si può constatare che la stessa non trova sufficiente spazio nella scuola italiana. Il bisogno di “motricità”, che è proprio di ogni alunno nello specifico, non trova spazio nella pratica quotidiana a volte per mancanza di risorse, di mezzi, o, come purtroppo spesso accade, di fondi. L’educazione motoria, infatti, è la prima a essere tagliata a favore di un’educazione intellettuale che, per quanto importante, non può non prescindere dalla prima. Il bambino necessita di scoprire le proprie potenzialità come i propri limiti, deve imparare a controllare il proprio corpo sia con il gioco, sia con esercizi mirati a sviluppare le capacità  spazio-temporali. Una buona educazione motoria aiuta il bambino a definire i principi educativi per la cura del corpo, principi che lo accompagneranno per tutta la vita. Prendersi cura di sé è un dovere morale che tutti noi abbiamo verso noi stessi, e quale momento migliore se non quello dell’infanzia per mettere le basi di questa cultura del corpo, che cresca pariteticamente con lo sviluppo psico-fisico del bambino?

Lo sport non è solo movimento, ma è un momento importante di educazione, esprime valori come il rispetto, il sacrificio, uno spirito di sana competizione, dove non c’è prevaricazione, ma congregazione e spirito di squadra; se tutto questo viene tolto dalla scuola, il bambino imparerà tardi, forse troppo tardi, che lo sport è sano agonismo, non imparerà che l’esigenza del confronto e della misura con gli altri serve a forgiare il carattere e un sano spirito di altruismo.

Purtroppo i modelli sportivi che ci vengono proposti sono spesso scadenti e corrotti: la sana competizione è sostituita dal lucro. Perciò ritengo necessaria una rieducazione didattica, che faccia riscoprire quello spirito ludico, simbolico e ricco di significati arricchenti.

Ora conciliare sport e scuola sta diventando meno complicato per studenti e famiglie. La dimostrazione tangibile sono 415 studenti che hanno già partecipato al programma sperimentale presentato dal ministro dell’Istruzione lo scorso 8 febbraio. Il programma di cui parlo ha preso il via proprio da quest’anno scolastico, è previsto dalla Buona Scuola e promosso dal MIUR in collaborazione con Coni, Lega Serie A e CIP. Gli alunni hanno la possibilità di frequentare due modalità di studio: quella base e quella avanzata affiancati da due tutor, uno scolastico e uno sportivo. I ragazzi hanno a disposizione un Programma Formativo Personalizzato che prevede l’utilizzo di piattaforme digitali integrative della didattica in caso di assenze prolungate dovute a motivi sportivi. Il Ministero ha spiegato il funzionamento di Scuolabook, la piattaforma, in questo modo: Lo sport è una componente fondamentale nella formazione e nella crescita di ciascun individuo. Stiamo avviando un progetto importante: sport e scuola non devono essere inconciliabili. Obiettivo di questo programma sperimentale è non lasciare indietro nessuno ed evitare che studentesse e studenti proiettati verso una carriera di eccellenza incontrino difficoltà tali da portarli a rinunciare allo studio. È un vero e proprio programma di contrasto dell’abbandono scolastico. Dobbiamo prenderci cura di queste studentesse e di questi studenti e far sì che possano perseguire due obiettivi ugualmente importanti: i risultati sportivi e il completamento della propria formazione.

Questo non può che essere positivo per la crescita di ogni alunno, al lavoro si contrapporrà un altro tipo di sforzo che non nasce da un’imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport.

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