Tutti per uno, uno per tutti!

Il gruppo permane e circonda sempre, in un modo o nell’altro, la vita di noi esseri umani. Anche nel caso degli sport individuali non possiamo prescindere dal ruolo che il gruppo ha per ogni atleta. Il gruppo infatti è in grado di esaltare, incoraggiare, sostenere e condividere.

La distinzione delle discipline sportive in due grandi categorie è facile e immediata: sport di squadra e sport individuali; ma in realtà credo che sia molto più confusa e complessa di quello che sembra. La ginnastica artistica, il ciclismo e l’atletica ad esempio sono sport individuali, nei quali ogni atleta gareggia per se stesso, al fine di migliorare le proprie prestazioni e i limiti personali, e successivamente in competizione con gli altri atleti. Eppure l’appartenenza ad una squadra è un fattore fortemente sentito in qualsiasi disciplina sportiva, sia che per squadra si intenda il club di appartenenza, l’associazione sportiva, la nazione che l’atleta rappresenta… o molto più semplicemente ed emotivamente il gruppo di compagni con cui ci si allena. Quando si parla di gruppo sportivo o di squadra, si parla di persone che condividono momenti importanti, sacrifici, emozioni, fatica e vittoria. Condividono i momenti di tensione pre-gara, la sveglia all’alba, i dolori, i weekend di competizioni, le fatiche dell’allenamento ma insieme vivono anche la soddisfazioni di ogni miglioramento.

La distinzione tra gruppo e squadra è però forte e rilevante anche, e soprattutto, in ambito sportivo: Velasco ad esempio affermava che una squadra fosse definita da un obiettivo chiaro, un modo di giocare consapevole ma soprattutto una definizione dei ruoli precisa, non facilmente individuabile invece nei gruppi. Il gruppo sarebbe da considerare quindi come l’elemento base della squadra, come un’entità propria definita da dinamiche che si creano all’interno del gruppo; è quindi, secondo Velasco, nel momento in cui al gruppo si aggiungono ruoli ben definiti e chiari che si può cominciare a parlare di squadra.

Ed è proprio in questo senso che forse la distinzione classica tra sport di squadra e sport individuali perde senso, sia pratico-percettivo sia emotivo. In effetti, allargando la nostra prospettiva, è davvero così difficile considerare i compagni di allenamento, lo staff tecnico e l’allenatore una squadra? Non è possibile considerare questa squadra come unita da obiettivi comuni, da un senso di reciproca responsabilità, da una motivazione comune e da regole stabilite? Molti atleti di sport individuali infatti sanno che una squadra è fondamentale per il proprio successo sportivo. Come i gregari nel ciclismo, che sostengono il corridore principale, “tirandolo” e creando una condizione di aerodinamica favorevole alla volata oppure sostenendoli portando cibo e bevande nel momento opportuno. Come nella ginnastica artistica, dove se anche fisicamente solo con il tuo attrezzo, non lo sei mai veramente: agli allenatori è vietato parlare o fare segnali ai ginnasti, urlare o incitare durante l’esercizio e sono quindi i compagni di squadra, anche quando la competizione è individuale a dover parlare con l’atleta. È necessario quindi conoscersi profondamente, conoscere i ritmi dell’esercizio, i punti deboli e i momenti in cui bisogna tirare, così come i momenti in cui bisogna lasciare andare.

Forse allora l’essenza di ogni sport, nel suo significato più elevato, è la squadra; indipendentemente dal numero di giocatori che entrano in campo.

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