Sport e integrazione, la lezione del cricket

Uno sport per l’ integrazione. Il cricket – disciplina diffusa nel mondo anglosassone – rimane ancora oggi qualcosa di relativamente oscuro al grande pubblico italiano. Per molti sinonimo di partite interminabili e regole difficili da afferrare.

Per una fetta sempre più ampia del nostro Paese questo sport assume però un significato ben diverso.

Sono i cosiddetti “nuovi italiani”, figli di genitori stranieri nati sul territorio nazionale ma vittime di discriminazioni. Nel cricket trovano possibilità di riscatto sentendosi finalmente parte di una società che li sa accettare. Là dove lo stato, con le sue norme anacronistiche, non è ancora arrivato.

Si può definire uno ‘ius soli’ sportivo – il diritto di sentirsi italiani sul campo ancora prima che nella vita di tutti i giorni. Sembra pazzesco ma è proprio così. Secondo la nostra legge, tra le più restrittive in Europa, bisogna attendere la maggior età per ottenere la cittadinanza. Nel mondo del cricket la storia è ben diversa.

Basta infatti essere nati in Italia, o avervi risieduto per almeno 7 anni, per risultare eleggibili per la nazionale azzurra.

E’ fin dal 2003 che la Federazione Cricket ha adottato questo principio garantendo ai suoi affiliati la parità dei diritti in base alla nascita.

Oggi la nazionale italiana è un vero e proprio melting pot culturale. Muhammad Waqas Asghar, Alamin Mia, James Fort, Swad Sahidul Islam, Faysal Mia, Adnan Mohammad, Atikur Rahaman, Edoardo Scanu, Aamir Shaikh. Questi sono solo alcuni nomi dei giocatori facente parte alla squadra azzurra che nell’ Ottobre 2013 ha vinto il campionato europeo. Cittadini italiani a tutti gli effetti che si mescolano con ragazzi di origini australiane, pachistane, indiane.

“Questa è una cosa bellissima per il cricket e allo stesso tempo tristissima per l’Italia, che ha bisogno di uno sport ancora di nicchia per progredire e adattarsi ai cambiamenti del mondo globale,” ha affermato Simone Gambino, presidente della federazione Cricket italiana.

A livello politico il dibattito sul diritto alla cittadinanza non è destinato a placarsi in tempi brevi. Nel frattempo il cricket ci insegna come una comunità veramente multietnica possa creare benefici. Oltre ogni discriminazione.

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