Immigrazione, Integrazione, Accoglienza.

Sono tre parole che sentiamo spesso pronunciare nei telegiornali e tra le persone. Uomini, donne, bambini ed intere famiglie arrivano in Italia con la speranza di tornare a vivere e dimenticare guerre e carestie che colpiscono i loro paesi. Lampedusa è entrata nel cuore di tutti noi, visibile ormai come centro pulsante degli sbarchi e dell’accoglienza; non è solo quest’isola però, bisogna far notare che in tutto il paese nascono centri ed associazioni impegnate ad ospitare e aiutare queste persone letteralmente catapultate in una realtà nuova.

Una di esse è la Cefal-Emilia Romagna, un centro di formazione che opera in diversi settori con diverse iniziative. Da sempre ciò che ha legato nazionalità, etnie ed anche comportamenti divergenti è stato lo sport, per questo la associazione sopracitata si impegna in un progetto fondamentale: Cefal United è la squadra di calcio composta da immigrati richiedenti asilo, iscritta al campionato Uisp calcio a 5 che conta nella sua rosa 18 ragazzi tra i 18 e i 30 anni. Il referente del progetto Scardovi ha affermato: Il Cefal nasce come centro di formazione professionale all’interno del quale i ragazzi sono impegnati alcuni a scuola altri in attività di volontariato. Organizziamo altresì diversi progetti di interazione socio-culturale rivolti a ragazzi richiedenti asilo politico tra questi, c’è anche l’ambito sportivo e soprattutto calcistico che è una delle discipline preferite infatti ci sono dei ragazzi tesserati in alcune squadre locali. A un certo punto però abbiamo pensato di creare un team tutto nostro per consentire a questi ragazzi di avere degli obiettivi di medio e lungo periodo; fare allenamenti settimanali e giocare la partita, nel tempo possono riuscire a restituire loro un po’ di fiducia e in se stessi e negli altri grazie proprio al confronto durante i match.

Il calcio parla un linguaggio universale ed è lo sport che piace a tutti. Quando si parla di immigrati e immigrazione, si usa spesso il termine “integrazione”, forse però, viste le premesse, è meglio parlare di interazione. Spesso la molteplicità di etnie può creare tensione tra gli stessi ragazzi. Partendo dal fatto che il nostro primo intervento mira a creare interazione fra loro, la Cefal United nasce proprio per dare il senso di unità, di compattezza. Avevamo anche pensato di mettere nel nome un qualcosa di tipico del loro dialetto ma ci siamo ricreduti: sono talmente sottili a volte le differenze tra una paese e un altro che avremmo scontentato alcuni è favorito altri, ma non era questo lo spirito di squadra. Cefal United significa unità.

“Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi.”

Quando si parla di integrazione all’interno delle nostri linee, si nota sempre un po’ di scetticismo, devono essere accolti, certo, ma non in casa mia, non vicino alla scuola dei miei figli e nemmeno di fianco alla mia palestra. Così, spesso e volentieri, le frasi utilizzate sono i più classici luoghi comuni. Tutti noi alla fine stiamo bene a casa nostra e guardiamo bene il nostro orticello e male chi ci si avvicina. Con questo non voglio dire che non ci sia nessuno disposto ad aiutarli, abbiamo appena fatto un grande esempio di associazione, come ne potremmo fare tanti altri, però le difficoltà sono evidenti.

Lo sport è integrazione, interazione con l’altro. Un esempio importante mi porta a dire che, nonostante lo scetticismo dei più, questo avvenga davvero, non sono solo parole utopistiche, l’integrazione può effettivamente avvenire. Parlo di Mamadou Coulibaly che per sopravvivere si è imbarcato su un barcone diretto in Europa. Il calciatore racconta la sua Odissea per mare, poi in Francia, a Livorno per approdare infine a Pescara. Nella città stava in una casa-famiglia dove è stato tanto aiutato: non aveva documenti, non aveva nulla. Vista la sua bravura con la sfera è stato spinto a fare provini con il Sassuolo e il Cesena, ma nelle due società fu considerato scarso. E’ approdato infine fra le linee del Pescara, la società lo vuole, Donato Di Campli, agente suo e di Verratti, ha confermato: Per me, è come Pogba. I movimenti sono quelli, il livello di gioco no, ma guardandolo si capisce: Coulibaly ha decisamente Quel qualcosa.

L’integrazione in una nuova terra porta a dimenticare quella precedente? Questo giocatore potrà mai scordare le sue origini e buttarsi tra le braccia della nostra nazione, senza voltarsi? No, come potrebbe?! Mamadou afferma infatti: Ora ho un altro sogno: vorrei giocare in nazionale con il Senegal. Il suo Senegal, dove rimane la sua famiglia che fa la colletta per vedere la partita sulla pay tv. Il post-partita non dev’essere compreso nell’abbonamento, quindi i suoi non lo hanno sentito quando ha detto una delle frasi più belle del mondo:

“Sono felice”.

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