Si sente parlare sempre più spesso di realtà virtuale; ma se prima si trattava solo di una prospettiva futura, oggi è una vera e propria realtà sul mercato.

La realtà virtuale, certo non è cosa degli ultimi tempi, esiste da anni, ma non possiamo negare però che il coinvolgimento con il pubblico abbia avuto un picco solo recentemente (anche se non è del tutto vero, ma lo capiremo più avanti).

Logicamente la realtà virtuale ha progredito sviluppandosi anno dopo anno, fino a quando non è stato possibile commercializzarla su larga scala. Oggi, possiamo tranquillamente, con uno smartphone e un visore da cinque euro, avere la nostra esperienza di realtà virtuale dove vogliamo e quando vogliamo.

La realtà virtuale sta avendo un sacco di applicazioni, e naturalmente quello che interessa a noi è l’ambito sportivo.

Di un ambito simile avevamo già parlato in un precedente articolo: “Sport del futuro. Macchine o Campioni?“.

In quel caso si parlava di realtà aumentata. In sintesi, la possibilità di indossare nel casco da Football americano occhiali che aumentano la nostra realtà facendoci vedere sul campo schemi o indicazioni da utilizzare.

Certamente interessante e affine al discorso della VR: cerchiamo di comprendere innanzitutto cosa sia la realtà virtuale.

Anche se la maggior parte di noi sa già di cosa stiamo parlando, vale la pena soffermarsi e spendere qualche parola.

La realtà virtuale è quindi: “Un ambiente tridimensionale generato dal pc in cui il soggetto o i soggetti interagiscono tra loro e con l’ambiente come se fossero realmente al suo interno (Riva, 2010)”.

Quindi per intenderci, la VR non è altro che una simulazione della realtà.  

Questo scenario ha fatto passi da gigante, ma vi è ancora un gap tecnologico che probabilmente verrà colmato negli anni (come la mancanza dell’olfatto e del tatto).

Bisogna specificare ora una cosa: la VR come la intendiamo noi è la VR immersiva, ma non dobbiamo dimenticare che ne esistono altri due tipi, uno dei quali lo usiamo spesso e volentieri ormai da anni. Ma qual è quindi la differenza tra queste tre? Immersiva, semi immersiva e non immersiva? La prima, come dicevamo, è quindi quella dove utilizziamo un casco o degli occhiali, e magari anche una tuta per vivere la nostra esperienza. Nella seconda, la semi immersiva, vengono utilizzate delle stanze chiamate “cave” nelle quali vengono proiettate diverse immagini. La terza, non immersiva, invece, è quella che ci vede davanti ad uno schermo con un controller, cosa che sono certo vi sarà capitata almeno una volta. Ma come già detto quella della quale ci interessa parlare oggi è la prima.          

Nell’esperienza di VR troviamo un tema a noi conosciuto del mondo dello sport. Per un’ottima esperienza di VR sarebbe perfetto sperimentare la flow experience, così potremmo raggiungere il massimo del coinvolgimento dimenticandoci per un attimo dell’esterno.

Quindi dopo tutto ciò, qual è l’applicazione che ci interessa? 

Già alle olimpiadi di Rio sono già stati impiegati metodi di VR per la preparazione degli atleti. Pensate solamente a quanti sport necessitano di una “visione” primaria della pista, dei movimenti, e delle decisioni da prendere senza realmente entrare in campo. Una volta si faceva con i propri pensieri, ma perché oggi non utilizzare la VR? Partendo dal fatto che non sostituirei mai totalmente un allenamento del pensiero, poiché ritengo che anche quello sforzo cognitivo aiuti nella prestazione successiva. Si potrebbero però affiancare le due cose!

Un’altra applicazione della VR è l’allenamento senza rischi. Come negli sport di contatto dove sarebbe preferibile prima di una gara non farsi male. Con la VR potremmo fare questo attraverso un incontro con il computer. Oppure, banalmente la possibilità di allenarsi su tattiche di squadra anche senza la squadra. Ora per quanto possa apparire uno scenario triste, potrebbe capitare a chiunque di voler rivedere uno schema prima della partita quando magari i compagni non sono presenti. Ecco fatto! Ed inoltre, attraverso la VR potremo raccogliere dati e analizzare la nostra performance. Insomma ci aspetta un futuro, non poi così lontano, di nuove esperienze nello sport, e questo mi porta a pensare ad una cosa.

In un articolo scritto precedentemente: “I limiti sono fatti per essere raggiunti…. e superati?” parlavamo di quando avremmo raggiunto i limiti massimi nello sport e non saremmo più potuti andare oltre. Ci chiedevamo se fosse davvero così o se non ci fossero limiti al miglioramento. Beh io qui intravedo una risposta. C’è sempre un nuovo modo di allenarsi. Se prima era fisico, poi è diventato anche mentale. Se prima era il lavoro su se stessi e sulla massima performance ora potrebbe essere una visualizzazione dell’altro e del come coglierlo in fallo. Del resto nello sport vince chi sbaglia di meno. E non solo, i limiti potranno essere superati se analizzeremo a fondo ogni nostro movimento oltre che quello dell’avversario e la VR potrà permetterci di fare questo e molto altro!

Condividi!Share on Facebook0Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *