Storie Olimpiche – La Maratona

La maratona è la regina delle competizioni olimpiche. Rappresenta sin dalla prima olimpiade il raccordo tra antico e moderno, quel filo rosso tra il mito ed i giochi moderni.

Le prime olimpiadi che si sono disputate nel periodo ante guerra, hanno portato con sé delle storie alquanto inverosimili: i partecipanti alla maratona che non avevano spesso l’allenamento necessario per poter portare a termine il percorso, sono stati protagonisti di aneddoti alquanto singolari. Vediamone alcuni!

Come a tanti è noto Maratona è la città da cui Filippide, partì percorrendo i famosi 42,150 km che lo separavano da Atene per annunciare la vittoria contro i Persiani. Ma c’è una cosa che non sanno in molti: la storia di Maratona è un invenzione francese. Infatti, Filippide appare nelle imprese raccontate da Erodoto, tra cui quella di percorrere i 200 km che separano Sparta da Atene, ma non c’è alcuna indicazione per quanto riguarda Maratona. Fu il filologo Michael Brèal che creò un mix tra Maratona ed il racconto di Erodoto.

Il primo a vincere la maratona, manco a dirlo, è stato proprio un greco. La corsa è speciale nella tradizione greca, Omero nell’ Iliade decantava la facilità di corsa e la leggerezza dei piedi di Achille, portando nell’ attuale tradizione l’importanza per un uomo di correre bene.

Spiridon Louis, primo maratoneta campione olimpico, i giorni precedenti alla gara li passò in totale solitudine e meditazione. Doveva assolutamente vincere, e vincerà praticamente per esclusione: non era tra i primi ma sapeva che nessuno era abituato a percorrere quelle distanze. A metà gara non era primo, gettando Giorgio I nello sconforto, ma fu poi il primo ad entrare nello stadio perché quello che lo precedeva dovette ritirarsi.

In questo contesto le donne, che teoricamente non si vedranno fino alle olimpiadi di Amsterdam del 1928, lottarono per guadagnare il loro spazio già da questa prima manifestazione. Stamatis rovithi fu la prima donna a correre non ufficialmente una maratona. Infatti seguì un percorso alternativo, ma arrivata alle soglie dello stadio, in cui non poteva entrare, dimostrò a tutti che una donna era in grado di poter correre la Maratona!

Alle Olimpiadi lunghissime del 1900, che erano in concomitanza con l’Esposizione universale e nessuno le chiamava ancora Olimpiadi, si assistette ad una bagarre comica, complice anche l’inefficienza organizzativa: vinse Michel Thèato, nonostante Arthur Newton sostenne che avesse barato, perché fu lui in testa alla maratona e nessuno lo aveva mai superato, ma questo non fu dimostrabile; inoltre prese la medaglia come francese nonostante non avesse mai rinunciato alla sua nazionalità lussemburghese!

 Anche a Saint Louis quattro anni dopo avvenne qualcosa di simile: arriva al traguardo Frederick Lorz. La figlia di Teddy Roosvelt gli pone il capo sull’alloro ma qualcuno grida indignato: ”Ha barato!”. Lorz per la verità si era già ritirato, salì sulla macchina del corteo che seguiva la maratona, la macchina fece un incidente, e lui continuò a piedi verso lo stadio. Quando lo videro e partirono i primi sussulti cominciò a corricchiare, e vi faccio immaginare la difficoltà di ammettere che non fosse in gara! Il vincitore fu un certo Thomas Hicks, il primo caso di atleta dopato nella storia: non esistevano ancora atleti capaci di sopportare la maratona perché non esistevano ancora allenamenti specifici, nel suo caso durante il percorso crollò più volte e venne fatto rinvenire somministrandogli la bomba (una dose di cognac, tuorlo sbattuto e stricnina), fino ad arrivare al traguardo in fin di vita.

A Londra 1908 abbiamo invece l’incredibile caso di Dorando Pietri: tagliò il traguardo per primo ma venne squalificato perché aiutato durante la gara. Non riusciva più a reggersi in piedi e per pietà di alcuni presenti venne sorretto fino al traguardo. La squalifica divenne un caso nazionale, tanto che la regina d’Inghilterra decise di insignire comunque Dorando per il coraggio e la tenacia che aveva dimostrato.

Ma la “medaglia d’oro” della storia più curiosa va inevitabilmente al giapponese Shizo Kanakuri: sparisce misteriosamente durante la maratona nei Giochi Olimpici di Stoccolma 1912 e, nonostante le ricerche delle forze dell’ordine svedesi, pochi giorni dopo la fine delle Olimpiadi la polizia lo dichiara scomparso. Ma cosa successe veramente? Quarant’anni dopo una giornalista svedese svelò il mistero dopo averlo rintracciato in Giappone: intorno al 30° chilometro, spossato dal caldo, si era fermato davanti al giardino di uno spettatore che gli aveva offerto un bicchiere di succo di frutta. Vedendolo provato lo spettatore svedese aveva fatto di più, invitando l’uomo a sostare qualche minuto all’interno di casa sua per ripararsi dal caldo e riprendere fiato. Ignaro di ciò che questo avrebbe potuto comportare, Kanakuri aveva accettato, si era seduto su una poltrona ed era caduto in un sonno profondo. Si era risvegliato molte ore dopo, a sera inoltrata, quando la gara era ormai finita e le ricerche della polizia già iniziate. L’imbarazzo per l’accaduto era tale che il maratoneta aveva deciso di non farsi trovare e, probabilmente sotto falso nome, aveva lasciato la Svezia per far ritorno in Giappone. In occasione del 55° anniversario dei Giochi di Stoccolma nel 1967 Shizo terminò il percorso con un tempo record di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi!

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