Storie Olimpiche – Le Donne

Il percorso delle donne nelle competizioni olimpiche parte in salita sin dal primo evento. Come già raccontato nel precedente articolo, durante la prima olimpiade tenutasi nel 1896, Stamathis Rovithi dimostrò partecipando alla maratona con un percorso alternativo e senza entrare allo stadio, che le donne erano in grado di sopportare quello sforzo, sforzo che per diversi anni gran parte dei partecipanti uomini non erano in grado di sopportare, soprattutto per la mancanza di condizione, che li costringeva così a strafarsi di stricnina arrivando al traguardo in fin di vita.

Pierre De Coubertin dal canto suo, non si capirà mai per quale ragione specifica non considerò mai le donne degne di poter partecipare ufficialmente alle competizioni. Le definiva comparse, oltretutto criticando quella che considerava la mancanza di decenza delle nuotatrici, che inevitabilmente usavano costumi dell’epoca per poter gareggiare al meglio, ed avevano già capito che meno vestiti ingombranti avevano e più potevano andare veloce.

Non a caso, nonostante la loro partecipazione fu già assidua ed effettiva, soprattutto nelle discipline di tennis, crocket, nuoto e golf, risultò convenzionalmente essere effettiva ed ufficiale da Amsterdam 1928, data da cui il Barone, non casualmente, non sarà più il presidente del comitato organizzatore.

Margaret Abbott (wikipedia.org)
Margaret Abbott (wikipedia.org)

Il primo personaggio a cui far riferimento è sicuramente quello di Margaret Abbott. La sua vittoria avvenne nel torneo di golf delle Olimpiadi del 1900. Quell’edizione si segnalò per la pessima organizzazione delle competizioni, trasformate in una delle tante attività collaterali dell’Esposizione Universale in corso a Parigi quell’anno. Il programma delle gare era molto confuso riguardo a quali delle molte gare sportive disputate facessero parte delle Olimpiadi. Margaret morì nel 1943 senza saper di essere stata la prima campionessa olimpionica statunitense a vincere una medaglia d’oro.

Nelle Olimpiadi del 1912, a Stoccolma, le donne furono ammesse anche alle competizioni di nuoto: l’australiana Fanni Durack vinse i 100 m stile libero eguagliando il tempo realizzato ad Atene 1896 dalla medaglia d’oro maschile.

Dopo le prime 36 atlete di Parigi 1900, si è passati a 290 ad Anversa 1920. Tra il 1928 ed il 1936 dopo essere già state fatte entrare nel nuoto e nell’ atletica vennero inserite gare femminili per le principali competizioni. 

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Sybil Bauer (gettyimages.com)

A Parigi 1924 le donne cominciano ad essere protagoniste sia per quanto riguarda il glamour e non solo per i risultati sportivi: la bellissima tennista Helen Willssoprannominata la regina delle olimpiadi, fu la prima atleta donna ad essere utilizzata per scopi commerciali e per fare da richiamo alle Olimpiadi. Gertrude Ederle, che nel nuoto in quella competizione aveva conquistato due bronzi, due anni dopo fu la prima donna ad attraversare la Manica. Ma il risultato più incredibile fu quello di Sybil Bauer, che nei 100m dorso divenne recordman, in quanto nessun uomo aveva ancora battuto quel tempo!

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Babe Didrikson (extrawellrounded.com)

Ma è a Los Angeles 1932 che si incomincia ad avere a che fare con qualcosa di diverso: abituati a tifare olimpioniche preferibilmente tenniste e golfiste ben vestite, il pubblico ha il piacere di conoscere Babe Didrikson, origine norvegese, la più forte atleta multidisciplinare di tutti i tempi! Vinse due ori ed un argento, ha giocato praticamente a qualsiasi cosa, dando l’immagine di una cultura che poteva sfornare una generazione di donne di grande forza e di grande impatto, cosa che propaganderanno quattro anni dopo i tedeschi a Berlino 1936.

Ma la storia che va al di là di tutte arriva nella Londra del 1948. Donna di 30 anni, due figli, vince quattro medaglie d’oro, le vince senza sapere di essere in cinta del terzo figlio, di cui una agli ottanta metri ostacoli. In questa gara parte pianissimo pensando di aver fatto una partenza falsa.

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Francina Koen (britannica.com)

Nonostante abbia concesso sei metri riparte e vince al fotofinish. Ma realizza di aver vinto solo in un secondo tempo: finisce la gara e per tutto lo stadio riecheggia l’inno “God save the King” (in quegli anni sua maestà era un re), facendo credere alla nostra atleta olandese Francina Koen di aver perso, ricredendosi quando poi le portarono la medaglia d’oro. Nonostante due figli, inconsapevolmente in cinta di un terzo, sei metri concessi alla partenza, è l’ennesimo oro! E’ un peccato che il barone, tanto restio a puntare sulle donne in discipline olimpiche, non abbia potuto vedere all’opera Francina!

La partecipazione delle donne sarà sempre più ampia tanto da arrivare a Londra 2012 al 45% degli atleti totali. Questi sono solo alcuni esempi che rischiano di rimanere nel dimenticatoio ma che meritano di essere rievocati per raccontare le donne che hanno partecipato al percorso che le ha giustamente portato ad esserci!

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