Storie Olimpiche – L’evoluzione dei Giochi moderni

Il percorso di miglioramento a livello logistico e organizzativo delle Olimpiadi è stato lungo e non privo di difficoltà. Diversi sono gli aspetti che hanno richiesto il loro tempo prima di poter essere risolti o aggiustati.

Partiamo dal tempo, tempo inteso come periodo di durata delle Olimpiadi ed in un caso specifico la durata di una gara. Partiamo dalla gara: nella prima manifestazione del 1896 si gareggiava alla luce del sole perché ancora non si utilizzava la luce elettrica. Le gare di lotta greco romana non avvenivano in un periodo specifico ma si sarebbero protratte fino a che uno dei due non avesse schienato l’altro. Ci furono così numerosi casi di match interrotti per buio che proseguivano il giorno dopo o gare della durata di ore. Ci fu in particolare una semifinale che durò più di 14 ore, al termine di questa il giudice intimò l’atleta di incominciare subito a disputare la finale, naturalmente perdendo quasi subito. L’altro aspetto legato al tempo riguarda anche l’identità dei giochi: le prime manifestazioni avvenivano tendenzialmente in coincidenza dell’esposizione universale, in diversi casi duravano mesi interi, erano dispersive e come nel caso delle Olimpiadi di Saint Louis del 1904 partecipavano praticamente tutti coloro che vi facevano domanda, nessuno degli atleti o pseudo-atleti poteva realizzare che si trattasse di un evento sportivo di cui ancora oggi avere memoria, e che una loro vittoria o medaglia d’oro potesse lasciare un segno nella storia dello Sport. Il primo caso che portò un sensibile miglioramento in questo senso furono i Giochi di Stoccolma del 1912: due settimane di Giochi e poi..arrivederci e grazie! D’altronde la tradizione puritana degli svedesi impediva loro di concepire qualcosa a scopo di immagine, politicizzata o come dimostrazione di forza; concepirono così un evento funzionale, organizzato e semplice.

Da un punto di vista tecnologico si incominciò ad utilizzare nelle gare di scherma il sistema elettrico per determinare la stoccata vincente (prima a discrezione dell’occhio umano del giudice, oggi la mancanza di un sistema simile sarebbe inconcepibile). Per vedere finalmente delle piscine regolamentari e ben costruite bisogna aspettare i giochi americani di Los Angeles 1932. Un’altra rivoluzione che verrà adottata fino ad oggi ed apparve per la prima volta a L.A. è stata quella del villaggio olimpico: l’idea che tutti gli atleti, di qualunque etnia e condizione sociale vivessero e convivessero insieme nello stesso ambiente è quanto più si avvicinava allo spirito che ha animato il Barone nel concepimento dei Giochi Moderni.

Le Olimpiadi si sono evolute dal punto di vista delle competizioni: furono pian piano esclusi sport come tiro alla fune o nuoto ad ostacoli, più riconducibili ad una sagra di paese che ad una olimpiade, furono introdotti pian piano tutti i principali sport moderni (il più curioso debutto fu quello del Basket a Berlino 1936: si doveva giocare a hockey ma date le condizioni pessime del campo un certo Naismith, il padre di questo sport lì presente, consigliò di provare a giocare quella strana pallamano con due canestri montati ad una certa altezza).

Sono state anche protagoniste dei progressi tecnici di alcuni sport come nuoto e salto in alto. Parlando di nuoto: il famoso stile polinesiano che venne elaborato e presentato dagli australiani come lo stile CRAWL cominciò ad apparire a Parigi 1900 grazie a Dick Cavill, aiutato dai suoi fratelli. A partire dal 1908 si disputarono le gare negli stili dorso, rana e libero. Dal 1956 venne introdotto anche lo stile farfalla.

L’altra rivoluzione tecnica più nota è sicuramente nel salto in alto: Città del messico, 20 ottobre 1968. Sono passati appena due giorni da quando il fantascientifico salto di Bob Beamon, 8 metri e 90 nella gara del salto in lungo, ha stordito il mondo e riscritto la storia dell’atletica leggera (quel momento fu ribattezzato “il miracolo”). Ma quell’olimpiade non ha finito di riservare sorprese. Nel salto in alto un 21enne americano di Portland, Oregon, lascia tutti a bocca aperta vincendo l’oro con un nuovo stile di salto. Non supera più l’asticella saltando con le gambe a forbice, o piegandosi sul ventre, ma girando le spalle e oltrepassando la sbarra di schiena. E’ una rivoluzione copernicana, semplice e sorprendente come l’invenzione della lampadina, o la scoperta della gravità . Quel ragazzo si chiama Dick Fosbury, e dal quel giorno quel salto sarà il “salto alla Fosbury”.

L’olimpiade invece più economica (fu l’unica in realtà a portare dei profitti), furono le Olimpiadi di Los Angeles 1984. Si parla spesso delle difficoltà che incontrano i Paesi ad ospitare le Olimpiadi, per via dei costi eccessivi, difficilmente preventivabili, che creano un buco nel PIL della Nazione. Questo è il principale dubbio, per esempio, posto dall’ attuale giunta del comune di Roma riguardo la possibilità di candidarsi ai giochi del 2024. Ma quella Olimpiade di 32 anni fa è stato un esempio sotto tutti i punti di vista: organizzata solo ed esclusivamente da privati, con diverse infrastrutture prefabbricate che vennero smontate subito alla fine dei Giochi.

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